svegliati!

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“A quanto pare siamo tutti d’accordo che pensare è un’attività frequente, anzi essa è costante, contraddistingue noi da tutti gli altri esseri viventi. Ricordandoci di questa eccezionale caratteristica, ci viene da chiederci: non è forse meglio farlo con precisione, rigore, senza luoghi comuni?
A tutti noi vengono in mente dei pensieri sulla vita che percepiamo come profondi, intelligenti e abbiamo la perniciosa convinzione di essere stati i primi a pensarli. Invece da secoli i filosofi li hanno già elaborati con maggiore profondità. Allora non è forse proprio quello che cerchi, ciò su cui mediti, ciò che ha strettamente a che fare con la tua vita, ciò che ti serve, e per di più è elaborato, profondo e molto più vicino alla verità, senza l’aggiunta delle tue passioni e preoccupazioni.
La maggior parte delle idee che hai non sono veramente tue. Perché nella vita quotidiana cominci sempre dalle conclusioni che ti trovi già pronte in giro, le difendi, senza avere chiare le premesse. Succede che ti trovi incapace di definire e di esporre i principi che stanno alla base dei tuoi ragionamenti, parli di un’idea senza esaminarla in maniera critica.
Ma allora dici: se questa fosse la verità, perché nella vita quotidiana non mi capita di percepire questi errori ? A causa della superficialità onnipresente. Non siamo esortati nell’andare a fondo. Ciò è assente sopratutto nella stampa e in televisione e questo sentimento di estraneità e prevenzione, che suscita l’approfondire, viene rafforzato.
Ti vedo perplesso, domandi: è così semplice? Ci viene nascosta questa evidente felicità, questa saggezza e tu mi credi così stupido, pensi che se ci fosse io non me ne sarei accorto? No. C’è un’altro cavillo. Noi siamo così avversi a questa verità, a questo approfondire, a questa ricerca di un senso perché ci richiede di rifiutare le nostre abitudini, non studiare a memoria, mettere in dubbio, applicarci, richiede lo sforzo di un’avventura personale. È uno studio che turba in profondità tanto da spingere molti a cessare volontariamente di riflettere e ad odiare il ragionamento. Invece chi assaggia per la prima volta la verità, si accorge delle illusioni e prosegue nella riflessione in maniera appassionata.
Ricordati, se un esercizio non ci fa male, significa che restiamo al di qua dei nostri limiti, un po’ come nell’allenamento del corpo.
Ti esorto ad avere uno spirito critico, un pensiero rigoroso, servirti delle riflessioni contraddittorie, per non cadere vittima delle illusioni.
Lo so che può essere assurdo pensare che arrivo io, ti dico che la maggior parte delle cose in cui credi sono illusorie e tu mi devi pure accogliere, ma è per il tuo bene, non per la mia vanità, io non ci guadagno niente. Ero perso anch’io e ora non posso vedere i miei fratelli sballottati dalla vita, trascinati dalle passioni e mi fa male vedere coloro che sprecano il tempo limitatissimo della vita. Se ancora hai dei dubbi, ti lascio con questa idea su cui meditare:
Da dove vengono le nostre idee che chiamiamo vere? Dalle apparenze dell’esperienze sensibili. Perché sei così sicuro di ciò in cui credi? Fontenelle scriveva: “a memoria di una rosa non si è mai visto morire un giardiniere”.”

Ispirazione tratta dal libro “A cosa serve la filosofia?” di J-P. Jouary.

smettiamola di differire i buoni propositi!

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“La maggior parte dei mortali, o Paolino, si lagna per la cattiveria della natura, perché siamo messi al mondo per un esiguo periodo di tempo, perché questi periodi di tempo a noi concessi trascorrono così velocemente, così in fretta che, tranne pochissimi, la vita abbandoni gli altri nello stesso sorgere della vita. In verità noi non disponiamo di poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto. La vita è lunga abbastanza e ci è stata data con larghezza per la realizzazione delle più grandi imprese, se fosse impiegata tutta con diligenza; ma quando essa trascorre nello spreco e nell’indifferenza, quando non viene spesa per nulla di buono, spinti alla fine dall’estrema necessità, ci accorgiamo che essa è passata e non ci siamo accorti del suo trascorrere. È così: non riceviamo una vita breve, ma l’abbiamo resa noi, e non siamo poveri di essa, ma prodighi. Come sontuose e regali ricchezze, quando siano giunte ad un cattivo padrone, vengono dissipate in un attimo, ma, benché modeste, se vengono affidate ad un buon custode, si incrementano con l’investimento, così la nostra vita molto si estende per chi sa bene gestirla.
C’è chi è preso da insaziabile avidità, chi dalle vuote occupazioni di una frenetica attività; uno è fradicio di vino, un altro languisce nell’inerzia; uno è stressato da un’ambizione sempre dipendente dai giudizi altrui, un altro è sballottato per tutte le terre da un’avventata bramosia del commercio, per tutti i mari dal miraggio del guadagno; molti sono prigionieri della brama dell’altrui bellezza o della cura della propria; la maggior parte, che non ha riferimenti stabili, viene sospinta a mutar parere da una leggerezza volubile ed instabile e scontenta di sé; a certuni non piace nulla a cui drizzar la rotta, ma vengono sorpresi dal destino intorpiditi.
“Piccola è la porzione di vita che viviamo”. Infatti tutto lo spazio rimanente non è vita, ma tempo. I vizi premono ed assediano da ogni parte e non permettono di risollevarsi o alzare gli occhi a discernere il vero, ma li schiacciano immersi ed inchiodati al piacere.
Giammai ad essi è permesso rifugiarsi in se stessi; se talora gli tocca per caso un attimo di tregua, come in alto mare, dove anche dopo il vento vi è perturbazione, ondeggiano e mai trovano pace alle loro passioni. Pensi che io parli di costoro, i cui mali sono evidenti?
È estremamente irragionevole lo sdegno di taluni: si lamentano dell’alterigia dei potenti, perché questi non hanno il tempo di venire incontro ai loro desideri. Osa lagnarsi della superbia altrui chi non ha tempo per sé?
Mai abbastanza mi meraviglierò di questo appannamento delle menti umane: non si tollera che i propri campi vengano occupati da nessuno e, se sorge una pur minima disputa sulla modalità dei confini, si precipitano alle pietre ed alle armi: permettono che altri invadano la propria vita, anzi essi stessi vi fanno entrare i suoi futuri padroni; non si trova nessuno che sia disposto a dividere il proprio denaro: a quanti ciascuno distribuisce la propria vita! Sono avari nel tenere i beni; appena si giunge alla perdita di tempo, diventano molto prodighi in quell’unica cosa in cui l’avarizia è un pregio.
E così piace citare uno dalla folla degli anziani: “Vediamo che sei arrivato al termine della vita umana, hai su di te cento o più anni: suvvia, fa un bilancio della tua vita. Calcola quanto da questo tempo hanno sottratto i creditori, quanto le donne, quanto i clienti, quanto i litigi con tua madre, quanto le visite di dovere attraverso la città; aggiungi le malattie, che ci siamo procurati con le nostre mani, aggiungi il tempo che giacque inutilizzato: vedrai che hai meno anni di quanti ne conti. Ritorna con la mente a quando sei stato fermo in un proposito, quanti pochi giorni si sono svolti così come li avevi programmati, a quando hai avuto la disponibilità di te stesso, a quando il tuo volto non ha mutato espressione, a quando il tuo animo è stato coraggioso, che cosa di positivo hai realizzato in un periodo tanto lungo, quanti hanno depredato la tua vita mentre non ti accorgevi di cosa stavi perdendo, quanto ne ha sottratto un vano dispiacere, una stupida gioia, un’avida bramosia, una piacevole discussione, quanto poco ti è rimasto del tuo: capirai che muori anzitempo”. Dunque qual è il motivo?
Purtroppo state vivendo come se doveste vivere in eterno e mai vi sovviene della vostra caducità, non ponete mente a quanto tempo è già trascorso; ne perdete come da una rendita ricca ed abbondante, quando forse proprio quel giorno, che si regala ad una certa persona od attività, è l’ultimo. Avete paura di tutto come mortali, desiderate tutto come immortali.”

Seneca

il valore di ciò che si possiede

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“Dobbiamo cercare di arrivare a guardare ciò che possediamo esattamente con gli stessi occhi con cui lo guarderemmo se ci fosse sottratto. Di qualunque cosa si tratti, beni, salute, amici, amata, moglie, figli, per lo più ne percepiamo il valore solo dopo averla perduta. Se arriviamo a ciò, anzitutto il possesso ci renderà subito più felici; in secondo luogo cercheremo nondimeno di prevenire in tutti i modi la perdita, non esporremo le nostre proprietà ad alcun pericolo, non faremo adirare gli amici, non metteremo alla prova la fedeltà delle donne, sorveglieremo la salute dei figli, eccetera. Guardando tutto ciò che non abbiamo, siamo soliti pensare: “E se fosse mio?”, e così facendo avvertiamo la privazione. Viceversa, nel caso di ciò che possediamo dovremmo pensare spesso: “E se lo perdessi?”.”

Schopenhauer

irremovibilità ed estremismo giovanile

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“Nella pubertà si criticano norme sociali e si cercano nuovi ideali, ma si è in balia di un “entusiasmo militante”. Il bisogno istintivo di fissarsi su una finalità ideale è così incontenibile da rendere inessenziale la natura di tale finalità e il suo valore intrinseco. Motivo per cui è così necessario appartenere a un gruppo tra gli adolescenti.”

Lorenz

la reale superiorità dello Stato

A bird is perched on barbed wire that surrounds the Jilava prison near Bucharest

“Per sei anni non ho pagato la “poll-tax” [tassa che all’epoca era imposta dal governo degli Stati Uniti per finanziare la guerra schiavista al Messico]. Una volta per questo fui imprigionato, per una notte; e, mentre stavo lì ad esaminare i muri di pietra massiccia, spessi due o tre piedi, la porta di legno e ferro spessa un piede e le grate di ferro dalle quali filtrava la luce, non potevo fare a meno di rimanere colpito dall’assurdità di quell’istituzione che mi trattava come fossi semplice carne e sangue e ossa, da mettere sotto chiave. Mi stupivo che esso avesse concluso alla fine che quello fosse il migliore uso che poteva fare di me, e che non avesse mai pensato di avvalersi in qualche maniera dei miei servigi. Compresi che, se c’era un muro di pietra fra me e i miei concittadini, ce n’era uno ancora più difficile da scalare o rompere prima che essi potessero arrivare ad essere liberi come lo ero io. Non mi sentii segregato neppure per un attimo, e quel muro mi apparve solo un grosso spreco di pietra e di malta. Mi sentivo come se io solo, tra tutti i miei concittadini, avessi pagato la mia tassa. Chiaramente essi non sapevano come trattarmi, ma si comportavano come persone rozze. In ogni minaccia e in ogni lusinga vi era grossolanità, poiché essi erano convinti che il mio più grande desiderio fosse quello di trovarmi dall’altra parte di quel muro di pietra. Non potevo evitare di sorridere nel vedere con quanta industriosità chiudessero la porta in faccia alle mie riflessioni, che li seguivano fuori senza alcun impedimento peraltro, e che costituivano l’unico vero pericolo. Poiché non potevano raggiungere me, avevano deciso di punire il mio corpo; si comportavano come certi bambini che, quando non possono arrivare a qualcuno per il quale nutrono risentimento, finiscono per maltrattarne il cane. Capii anche che lo Stato era un idiota, un timorato al pari di una donnina nubile in mezzo all’argenteria, incapace di distinguere i suoi amici dai suoi nemici, e così finii col perdere del tutto il rispetto che m’era rimasto nei suoi confronti, e lo compatii. Lo Stato, dunque, non si misura mai direttamente con la sensibilità d’un uomo, intellettuale o morale, ma solo con il suo corpo, con i suoi sensi. Esso non è dotato d’intelligenza o onestà superiore, ma solo di superiore forza fisica.”

Henry David Thoreau