chi ama rinuncia alla volontà di vivere

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“Chiunque fa una pura opera d’amore, ossia reca danno al proprio egoismo a vantaggio di quello altrui, ossia diminuisce il proprio benessere per diminuire la sofferenza altrui – può farlo (a meno che non sia spinto da qualche celato motivo egoistico, qual è anche la ricompensa in cielo, e allora tutta quanta l’azione non è che parvenza) soltanto perché, affrancatosi in qualcosa dalla conoscenza secondo il principio di ragione sufficiente, penetra il principium individuationis e riconosce perciò che la distinzione tra lui e gli altri è solo apparente, e la volontà di vivere, che egli stesso è, costituisce l’in sé della propria come dell’altrui apparenza, ed è essa quel che vive in tutti, che anzi ciò si estende agli animali e a tutta quanta la natura. Quindi non appena compare questa conoscenza e fino a quando rimane viva (l’egoismo la può soffocare con violenza), non potrà lasciare che altri vivano negli stenti mentre lui gode del superfluo e di cose di cui può privarsi.
Ora, però, abbiamo detto anche che il senso intimo, l’essenza e il significato di ogni virtù è la negazione, l’annullamento della volontà di vivere. Ma la virtù non può che avere, tuttavia, un’ unica origine.”

Arthur Schopenhauer

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5 Comments

  1. Noi possiamo amare anche senza annullare completamente noi stessi. Possiamo impiegare energia, intesa come volontà da Schopenhauer per perseguire i nostri obiettivi vitali e non per questo perderemmo la capacità di amare. Perché il nostro cuore non ha una capienza limitata. E se ci poniamo in una posizione di uguale valore con gli altri come facenti parte di un unica natura vivente dovremmo espandere la nostra energia in ugual misura fra noi stessi e gli altri. Amare anche se stessi non significa essere egoisti, di conseguenza la virtù non può nascere dal venir meno dell amore per se. La virtù è l eccellenza delle pratiche della vita buona per sé e per gli altri.

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    1. Hai un visione molto ottimista, orientaleggiante. =)
      Schopenhauer non intende l’annullamento di se stessi, pone semplicemente l’amore in un’altruismo assoluto. D’altronde, il limite dell’altruismo è difficilmente definibile. Ci si può chiedere: se è giusto dare via l’ultimo pezzo di pane, che si ha, a un bambino affamato o rinunciare a una comodità (divano nuovo, microonde, un buon vino) per aiutare una persona che sta per morire, perché non lo facciamo, scusandoci che non avviene ai nostri occhi?
      Forse siamo degli egoisti. Se sapessimo cos’è il vero amore, la vera sofferenza e il vero senso della vita rinunceremo anche alla nostra stessa vita per migliorare un’altrui.
      E invece… c’è nell’uomo sia amore che odio e di tutti due ne ha terribilmente bisogno.

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