la salvezza è nel rendersi conto di essere nell’errore in quanto uomo

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“Se, come ho detto, ogni vita umana, vista nella sua totalità, mostra le caratteristiche di un dramma, e di regola altro non è che una serie di speranze fallite, di progetti frustrati e di errori troppo tardi riconosciuti, allora ciò concorda in tutto e per tutto con la mia visione del mondo, che considera la stessa esistenza come qualcosa che sarebbe meglio non vi fosse, una sorta di strada sbagliata da cui la conoscenza che se ne ha deve riportarci indietro. L’uomo, o antropos, è nell’errore già in senso generale, in quanto esiste ed è uomo; in assoluta coerenza con tutto questo, ogni uomo individuale, nell’abbracciare con lo sguardo la sua vita, si trova quindi sempre nell’errore. Il fatto di rendersene conto in senso generale è la sua salvezza, alla quale può però pervenire soltanto se inizia a riconoscerlo nel caso singolo, cioè nel corso della sua vita individuale. Infatti, quidquid valet de genere, valet et de specie.”

Arthur Schopenhauer

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17 Comments

    1. Se la domanda è rivolta al pensiero di Schopenhauer allora la riposta è la seguente. L’errore non consiste nell’esistenza in quanto tale ma nell’illusione che si presenta come esistenza fisica. Cioè, ciò che si offre come esistenza è una mera rappresentazione della realtà con una finta sensazione di divisione di tutti gli esseri e di tutte le cose, oltre a una fallace idea della causa e conseguenza. Comprenderlo è liberarsi da questa illusione. Scegliere, di conseguenza un catarsi. Artistico, etico o ascetico, che sono gli unici ad avvicinarci alla realtà delle cose.

      Se posso permettermi di esprimere invece il mio pensiero; ritengo che il guadagno è principalmente nell’avere barattato la propria paura di questa esistenza con una visione metafisica dell’universo. L’unica espressione di fondo del nostro essere è la forza, a cui forse Arthur rinuncia quando accoglie il calore dogmatico del suo pensiero.

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      1. Condivido il suo pensiero. Shopenhauer è talmente inebriato dal suo pessimismo che ha rinunciato alla lotta. Ma nel momento che egli nega se stesso come volontà nega la struttura stessa dell universo e forse per questo sceglie la fuga nella mortificazione della volontà con l ascesi. Cioè il distacco da quel mondo stesso vissuto come dolore e sofferenza.

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        1. Giustissimo, si percepisce una rinuncia, infatti uno dei catarsi della vita che Schopenhauer espressamente individua è quello ascetico. Anche qui però, per la negazione della volontà di vita non si intende la negazione di se stesso come l’individuo, anzi, è la più pura liberazione dello spirito dalla costante legge naturale che non apprezza nessun individuo in sé, bensì la specie e ci predispone tutto per esserne degli schiavi.
          Per me, più che la sua ascesi di misantropo intellettuale, la vera negazione sembra l’impostazione del suo pensiero in queso modo dogmatico.

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          1. Mi dispiace che pensi che io abbia impostato il pensiero di Shopenhauer in modo dogmatico. Io credo che nessuno sia depositario della verità tanto meno io che la cerco tutta la vita. Ma non lo sono neanche le menti più brillanti che cercano di avvicinarvisi il più possibile e in questo consiste la loro grandezza. Come ho detto ho studiato S. Parecchio tempo fa e non ricordo in modo preciso il suo pensiero. Dai brani riportati emergono le contraddizioni di un grande pensatore che parlava di un altruismo assoluto ma che però propendeva all ascesi. Le nostre letture sono sempre interpretazioni e noi dobbiamo sperare che ciò che comprendiamo da quanto leggiamo corrisponda alle intenzioni di colui che ha scritto. L individuo del quale vuole liberarsi attraverso l ascesi è quello che partecipa della sofferenza e del dolore. Ma nel momento che abbandona questo mondo solo rappresentazione si distacca anche dagli altri esseri e allora va a cozzare la sua visione di un altrismo assoluto.

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            1. Ti chiedo scusa, nell’ultima frase non mi sono espresso in modo chiaro. Dicendo “la vera negazione sembra l’impostazione del suo pensiero in queso modo dogmatico.” mi riferivo all’impostazione dogmatica di Schopenhauer e non la tua, particolarmente intendevo ciò che ho scritto nel mio primo commento: “L’unica espressione di fondo del nostro essere è la forza, a cui forse Arthur rinuncia quando accoglie il calore dogmatico del suo pensiero.”
              Comunque sono d’accordo con te, quello che i filosofi intendono veramente, forse, in fondo non lo sanno neanche loro.
              Percepisco in te una grande forza esistenziale e un ottimo occhio critico. Infatti, a luglio pubblicherò un’articolo che sottolinea proprio la contraddizione di qui tu parli.

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              1. Sarò felice di leggerlo. Grazie per le tue affermazioni. Trovo sempre il confronto indispensabile per creare conoscenza. Mi dispiace aver frainteso sulla parte del pensiero dogmatico ma ora tutto è chiarito. Complimenti per la tua profondità di analisi e per la capacità espositiva.

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  1. Ringrazio molto per l’adesione al mio Blog cieloeterra. Mi è piaciuto molto il suo. Mi ritrovo molto con il suo taglio gnostici. È così raro trovere oggi persone che ancora si interrogano sull’esistenza!

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