sancta simplicitas degli sapienti indiani

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“Il bene spirituale appare loro leggero come il vento, e le scritture che possiedono non offrono alcun mezzo per migliorare la loro condizione. A voler riassumere le idee più diffuse, il loro credo sarebbe il seguente: c’è un solo Dio, e nessuno all’infuori di lui; qualunque cosa esista è lui stesso in forma mascherata: quella forma non esiste veramente, sebbene noi la percepiamo. Qualunque cosa sia fatta, è fatta da Dio: egli ci fa peccare al fine di punire peccati compiuti in una nascita precedente. Da dove viene il peccato? Lo ha creato Dio – chi altri potrebbe? Mayà (l’illusione) fa peccare gli uomini: non si può dire che Maya sia Dio, non si può neanche dire che non sia un Dio, ma, secondo i Veda, questo male è Dio stesso… Il loro codice morale … Sentimenti del genere quali stimoli al miglioramento possono mai produrre? Anche la salvezza che essi si aspettano, quando è perfetta, è l’assorbimento nella divinità, o, in altre parole, l’annichilamento dell’esistenza personale: e, se non è perfetta, è il godimento animale in uno dei loro presunti cieli, in cima all’Himalaya, e, dopo quello, di nuovo il ritorno a questa vita.”

Deerr, Journal Asiatique

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l’equilibrio tra gli impulsi e la razionalità

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“La perfezione della volontà esige in primo luogo che la nostra vita impulsiva si svolga in modo normale: la nostra vita animale non è tutta la nostra vita, ma è il fondamento indispensabile sul quale si devono svolgere anche le nostre attività superiori. Quindi la cultura della volontà è anche in primo luogo cultura della vita impulsiva, difesa e protezione della vita organica in cui la vita degli impulsi ha le sue radici.”

Piero Martinetti

tre estremi della vita umana

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“Vi sono tre estremi della vita umana:
il volere più possente, le grandi passioni (rappresentate dall’arte nell’eros, nel dramma e nell’allegro grandioso; l’arte figurativa ne rende solo momenti particolari).
La noia più grande per mancanza di volere o di oggetti della volontà.
Infine il puro conoscere, nato dal sollevarsi al di sopra di ogni volere, la vita del genio.
La vita dell’individuo tocca di rado questi estremi; perlopiù è solo un approssimarsi oscillando a questo o a quel lato, perlopiù è solo un debole volere oggetti meschini, che si ripete in continuazione; che scansa così l’irrigidimento della noia. Ogni volere scaturisce da una mancanza, da una sofferenza quindi; siccome ogni vita è necessariamente volere, è anche, necessariamente, sofferenza. L’unica eccezione è costituita dal conoscere puro di volontà: è quindi l’unica felicità permanente (che non diviene); inoltre non appartiene alla vita, ma è il puro spettatore della tragedia della vita.”

Arthur Schopenhauer

la scienza suprema

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“La scienza suprema è quella attraverso la quale si apprende la natura imperitura, invisibile o impercettibile, come è di questa natura;
inafferrabile, e impossibile da dedurre;
vuota di colore;
priva di occhi e orecchie: senza mani o piedi;
eppure capace di pervadere, in vario modo, tutto;
minuta, inalterabile, e contemplata dal saggio come la fonte degli esseri.”

Asiatic Researches

si possono promettere azioni, ma non sentimenti

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“Si possono promettere azioni, ma non sentimenti, perché questi sono involontari. Chi promette a qualcuno di amarlo sempre o di odiarlo sempre o di essergli sempre fedele, promette qualcosa che non è in suo potere; invece può ben promettere quelle azioni, che sono sì, di solito, effetto dell’amore, dell’odio e della fedeltà, ma che possono anche scaturire da altri motivi: giacché a un’azione conducono più vie e motivi. La promessa di amare sempre qualcuno significa cioè: finché ti amerò, compirò verso di te le azioni dell’amore; se non ti amerò più, continuerai a ricevere da me le stesse azioni, anche se per altri motivi, sicché nella testa del prossimo persiste l’illusione che l’amore sia immutato e sempre il medesimo. Si promette, dunque, di continuare nell’apparenza dell’amore quando, senza accecarsi da se, si giura a qualcuno eterno amore.”

Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano

non parlare troppo di principi filosofici, agisci ispirandoti a questi principi

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“Non parlare troppo di principi filosofici, agisci ispirandoti a questi principi. Per esempio, in un banchetto non dire come si deve mangiare, ma mangia come si deve. E se, trovandoti tra gente comune, il discorso cade su un principio filosofico che hai imparato da poco, perlopiù mantieni il silenzio, perché diversamente vi è il serio pericolo di rigettare subito ciò che non hai digerito. Non mostrare a dei profani principi filosofici, ma le azioni che discendono dalla loro assimilazione. Molti, non appena hanno assunto delle dottrine filosofiche, le vogliono subito restituire, così come malati di stomaco vomitano il cibo appena ingerito. Se riesci a digerirle, sarà visibile anche dei cambiamenti del tuo essere. L’architetto non dice: “ascoltate i miei ragionamenti sull’arte”, ma fa il progetto di una casa, la costruisce e mostra così di essere un architetto.”

Epitteto, Diatribe e Manuale

la vera superiorità umana non è nel peso dei muscoli

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“La cura della vita fisica non deve riuscire a pregiudizio dei fini spirituali e delle attività superiori dell’uomo. Da questo punto di vista per esempio l’apprezzamento eccessivo degli sport, e degli esercizi atletici può riuscire utile a creare una gioventù vigorosa, ma favorisce anche la brutalità e la decadenza mentale; il che non può essere utile, in ultimo, nemmeno alla stessa vitalità della nazione. La vera superiorità umana non è nel peso dei muscoli: ciò che ha conferito al trionfo delle grandi nazioni non sono stati gli esercizi atletici, ma la rigidezza morale, la fierezza, l’energia della volontà. È quindi una stoltezza di spiriti superficiali la mania di fare dei giovani altrettanti atleti, mettendo in prima linea il culto degli esercizi sportivi, con pregiudizio della cultura intellettuale, della finezza dello spirito; essa avrebbe per unico risultato di farci retrocedere rapidamente verso l’animalità. Il fine a cui deve attendere la cura del nostro organismo è quello di renderlo sano e robusto in modo che esso fornisca alla volontà quella riserva di energia che è necessaria perché i suoi sforzi possano essere intensi e durevoli.”

Piero Marinetti