per l’uomo odierno tutto è relativo

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“Un tipo siffatto passerebbe la sua vita togliendosi soddisfazioni a seconda del desiderio che prevale; talora nell’ebrezza o fra suoni di flauto, tal altra fra digiuni e brindisi d’acqua; talvolta passando il tempo in esercizi ginnici, tal altra nell’ozio più assoluto e qualche volta addirittura avendo l’aria di darsi alla filosofia. Spesso poi si atteggerebbe a uomo politico, e allora lo vedresti saltare su nell’assemblea a dire e fare quel che gli passa per la mente; e quando gli venisse la voglia di emulare i militari, sarebbe tutto dalla loro parte, e lo stesso farebbe a riguardo degli uomini d’affari. E così il suo modo di vivere non ha né un criterio né una legge, ma chiamando la sua bella vita, spensierata e dolce, la consuma tutta in tale maniera. Il discorso veritativo, quello non l’accoglie né lo fa entrare nella sua fortezza; anzi, se qualcuno gli ricordasse che certi piaceri vengono da desideri buoni e leciti, e altri da desideri illeciti, e che i primi vanno coltivati e tenuti in pregio, mentre i secondi vanno repressi e tenuti a freno, egli a ognuna di queste considerazioni risponderebbe con un cenno di diniego, affermando che tutti i desideri sono uguali e degni di uguale considerazione”

Platone, Repubblica

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10 pensieri su “per l’uomo odierno tutto è relativo

  1. dopo Schopenaeur, anche con Platone, se ricordo bene, presi 3 a filosofia. Come avrai compreso, non sono una cima dal punto di vista intellettuale (ma anche nei restanti punti di vista c’è poco da sorridere), ma vorrei dare il mio sostegno al filosofo col quale concordo appieno.

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  2. Dissento educatamente, o almeno dissento per quello che ho capito.
    Ai tempi di Platone forse guardavano a un certo relativismo morale come a un esercizio di fantascienza speculativa in salsa distopica (“Ah!, il degrado della morale!”), ma alla luce di come si sono davvero sviluppati i costumi, per come il relativismo morale si è manifestato (forse Nietzsche ha qualcosa a che vedere con l’argomento), mitigato dall’empatia e da una visione d’insieme della società, direi che questo brano è invecchiato piuttosto male.
    Mettere in discussione i valori delle epoche precedenti e della propria società per eliminare il superfluo, trovare formule nuove e migliori, capire meglio gli altri e riconoscere che non esiste solo una norma: mi paiono tutti aspetti desiderabili.

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    1. Caro Andrea, hai preso il punto in pieno. Il pericolo che ho deciso di correre, consapevolmente, era proprio questo: adattare un testo abbastanza decontestualizzato dalla sua epoca, per descrivere qualcosa di odierno.
      Di fatti, la visione del buon uomo greco conteneva in se una sorta di Morale/Verità immutabile ed eterna, che va scoperta e seguita. Oggi, come giustamente dici, ci stiamo liberando dal vincolo di finalità e determinismo nella nostra vita, grazie ai grandi pensatori: Nietzsche, Schopenhauer e così via.
      Però, io personalmente, tendo a chiamare il concetto che hai descritto tu con “nichilismo attivo” (appunto Nietzsche) e invece denuncio, riportando questo brano, “relativismo”: la tendenza generale del lasciarsi portare qua e là dalle dottrine passeggere, sostenere equipollenza dei valori, che porta non tanto all’apertura, all’inclusione, alla tolleranza, bensì all’arrendevolezza, all’irrequietudine e al declino della crescita spirituale.

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      1. Caro Nosce, grazie per la risposta, che inchioda esattamente anche quel genere di relativismo che non cerca di essere coerente e di ampliare il pensiero, o di costruire nuovi valori, ma solo di giustificare l’edonismo personale e l’opportunismo in maniera superficiale.
        Non so nemmeno più se certi soggetti se si possano più definire ‘relativisti’.

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  3. Hehehe, giusto: la grande malattia dell’uomo odierno, che, per fortuna, forse, è tutto (o quasi) fuorché il relativismo in senso stretto.
    Disattenzione, mancanza di memoria (o forse troppa memoria da dimenticare), ignoranza, pigrizia, incuria, che poi quasi sempre si possono ricondurre alla paura di un mondo che è diventato più grande e più incontrollabile. Questo sì, anche a causa del relativismo.

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    1. Anch’io percepisco la paura e la fragilità in tutto ciò, più che l’arroganza e la forza che si attribuisce questo “uomo moderno”.
      Alla fine, questo illudersi è indotto dalla visione del mondo moderno in cui non c’è spazio per la fragilità o la sensibilità.
      Sulla grande scena del mondo politico regna la Forza, sui social network epicureismo malsano e in tutte le sfere ci si inchina solo di fronte al dio Denaro.

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