colui che è passato da qui

impronte

“A un discepolo che lo tempestava di domande intellettuali e che era tornato alla carica chiedendogli se l’anima già esiste prima della nascita, Buddha rispose con la storia del soldato trafitto dalle frecce che viene portato d’urgenza dal cerusico perché gliele tolga e lo salvi, ma lui insiste a voler sapere prima chi lo ha ferito e con quale intenzione l’ha fatto. Con questo aneddoto Buddha vuole spiegare all’allievo che la sua domanda è irrilevante perché, qualunque sia la risposta, quel che conta è capire il significato del nascere, dell’invecchiare, del morire e del soffrire. A Buddha non piacevano le definizioni. Sapeva che potevano essere trappole, come le parole. Una volta i discepoli gli chiesero se, quando fosse morto, lui ci sarebbe stato ancora. E la risposta fu:
«Se dico di si, do adito a una confusione, se dico di no a un’altra. Dopo la morte Tathagata sarà senza confini come l’oceano».
Tathagata era il modo con cui lui parlava di sé e il nome con cui voleva essere chiamato. Significa «Colui che è passato da qui». Con questo voleva sottolineare di non essere nessuno di particolare, di non essere né il primo né l’ultimo Illuminato, di non essere dio, ma solo un uomo come gli altri, uno che è passato da qui, da dove possono passare tutti quelli che lo seguono sulla Via.”

Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra

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