non fare mai, né dir nulla invano con il volgo

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“Non fare mai, né dir nulla invano, fu sempre la principale mia massima. E siccome, per mostrarmi io erudito, (se pure stato lo fossi) già non avrei in tutti costoro scemato l’orgoglio, ma di gran lunga bensì accresciuto in essi l’odio e la rabbia della lor dimostrata insufficienza, mi solea perciò tacere, o non parlare, se non richiesto: e ciò brevemente facea, e accompagnando sempre le parole mie col “mi pare”; formula, che tengono essi cotanto cara in altrui, mentre pure non esce mai di lor bocca.
Ma, non crederai tu per ciò, che io avessi concepito il puerile e basso disegno di piacere a tutti, compiacendo ai più, che son di costoro; no; di pochissimi volli, e giovommi, aver l’amore e la stima; degli altri soltanto non volli aver l’odio, il quale, anche non meritato, sempre ad un uomo buono riesce uno spiacevole carico.
A ogni modo viver dovendo fra gli uomini, e non potendo loro giovare offendendoli, se pure d’alcun pensiero si è fatto tesoro, va goduto per sé, o coi pochissimi amici, e interamente dissimulato coi rimanenti.”

Vittorio Alfieri, La virtù sconosciuta

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8 pensieri su “non fare mai, né dir nulla invano con il volgo

  1. Mi sono permesso di ribloggarlo – ma proprio perché siamo nell’epoca di FB mi chiedo: come si concilia il faticoso silenzio dell’Alfieri con il problema delle camere dell’eco (il sistema di autosostegno incrociato dei peggiori idioti)?
    Se nessuno va a rompere queste bolle di autoconferma, come possiamo sperare di far rinsavire sciichimichisti e creazionisti?

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    1. Ottima domanda. Penso che non ci sia una cura vera è propria dal momento che non è un corpo estraneo malato della società, bensì caratteristica intrinseca dei social network, i quali attirano per il loro carattere irresistibile di valorizzazione dell’individuo.
      La risposta più sensata a mio avviso a questa crisi la da Terzani (tra pochi giorni pubblicherò un articolo proprio con quel passaggio):
      Digiunare
      digiunare dal consumo, dal conformismo, dalla marea di informazioni e idee che consumiamo come dei dannati.
      E così, i malati verranno curati nello stesso modo in cui si sono ammalati, seguendo la massa.

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  2. Sono dubbioso: il principio è valido, ma impraticabile: le masse si sono ammalate di visibilità, è impossibile che vedano un esempio in chi esercita l’invisibilità e il silenzio, e sarà quindi ben lontano dal poter influenzare le masse.
    Io sicuramente potrò anche scomparire, tanto non faccio la differenza (le argomentazioni logiche sono inutili per trattare con certi figuri), ma qualcuno deve, o almeno dovrebbe, fare qualcosa di più che scomparire dalle scene.

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      1. Guarda capisco benissimo questa tua preoccupazione, infatti anch’io penso che le malattie della società debbono essere combattute (infatti questo blog ha anche questo proposito). Però contrastare ignoranza non si può ne con i suoi stessi mezzi ne tanto meno con l’inerzia, bensì con la pazienza.
        Mi spiego meglio. Penso che sia sensato applicare il principio utilizzato nella lotta della non-violenza contro la violenza. Quando a Gandhi venne chiesto: ma come si fa a combattere il nazismo se non con la forza?, rispose: con la pazienza e con il dialogo, con il tempo il nazismo distruggera se stesso, meglio morire che sottomettersi.
        L’ignoranza non è un atto libero, tanto meno lo può essere la liberazione da essa. Avere occhi velati è l’espressione della necessità, la storia umana percorrerà l’unica strada ad essa possibile.

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