dove sono le cause prime a cui appoggiarmi, dove sono le fondamenta? 

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“Mi sono illuso di vivere per noia, signori, per noia; l’’inerzia mi soffocava. Infatti il frutto diretto, legittimo, naturale della coscienza è l’’inerzia, cioè un cosciente star con le mani in mano. L’’ho già accennato sopra. Ripeto, ripeto con più forza: tutti gli uomini immediati e d’’azione sono attivi proprio perché ottusi e limitati. Come lo si può spiegare? Ecco come: per colpa della loro limitatezza scambiano le cause dirette e secondarie per cause prime, in tal modo si convincono più in fretta e facilmente degli altri di aver trovato un fondamento inconfutabile alla propria opera, e così si tranquillizzano; il che è essenziale. Perché per cominciare ad agire bisogna che si sia preventivamente del tutto tranquilli, e che non resti più alcun dubbio. Ma io, per esempio, come posso tranquillizzarmi? Dove sono per me le cause prime a cui appoggiarmi, dove le fondamenta? Dove andrò a prenderle? Mi esercito nella riflessione, e di conseguenza per me ogni causa prima se ne trascina dietro un’’altra, ancora precedente, e così via all’’infinito. Proprio questa è l’’essenza di ogni coscienza e di ogni riflessione. Quindi siamo daccapo alle leggi di natura. Qual è infine il risultato? Ma sempre lo stesso.

Ricordate: poco sopra ho parlato della vendetta. Ho detto: l’’uomo si vendica perché vede in questo la giustizia. Dunque, ha trovato la causa prima, ha trovato il fondamento, ovverosia la giustizia. Quindi è tranquillo da tutti i lati, e di conseguenza si vendica tranquillamente ed efficacemente, essendo convinto di fare una cosa onesta e giusta. Mentre io qui di giustizia non ne vedo, e anche di virtù non ce ne trovo alcuna, e di conseguenza, se mi metterò a vendicarmi, sarà forse soltanto per cattiveria. La cattiveria, naturalmente, potrebbe vincere tutto, tutti i miei dubbi e, dunque, potrebbe assai efficacemente fungere da causa prima, proprio perché non è una causa. Ma che farci, se non ho neppure cattiveria (prima avevo cominciato proprio da questo)?

Il rancore, in me, di nuovo in conseguenza di quelle maledette leggi della coscienza, è soggetto a decomposizione chimica. Guardi e l’’oggetto si volatilizza, le ragioni evaporano, il colpevole non si trova, l’’offesa diventa non offesa ma fato, qualcosa come il mal di denti, di cui nessuno è colpevole, e di conseguenza ancora una volta non resta che la solita via d’’uscita, cioè picchiare dolorosissimamente contro il muro. E allora lasci perdere, giacché non hai trovato la causa prima. Ma prova un po’’ a lasciarti trascinare ciecamente dal tuo sentimento, senza ragionamenti, senza una causa prima, scacciando la coscienza almeno per il momento; odia oppure ama, pur di non stare con le mani in mano. Dopodomani, al più tardi, comincerai a odiarti perché ti sei consapevolmente preso in giro. Risultato: una bolla di sapone e l’inerzia.

Oh, signori, forse io mi considero un uomo intelligente solo perché per tutta la vita non ho potuto iniziare né concludere nulla. Sia pure, sia pure, sono un chiacchierone, un chiacchierone innocuo e molesto, come tutti noi. Ma che farci mai, se il destino immediato e unico di qualsiasi persona intelligente è la chiacchiera, cioè un deliberato pestare acqua nel mortaio?”

Fëdor Dostojevski, “Memorie dal sottosuolo”.

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7 Comments

  1. spesso consideri l’uomo nell’aspetto negativo ed in questa epoca hai pienamente ragione.Non vi è spazio per considerare l’uomo nel suo aspetto non di co religioso ,ma sociale, anche di socialità i gruppi umani necessitano altrimenti subentra l’epoca de’imbarbarimento di cui vi è purtroppo un accenno inoltrato.
    cerco in me stesso uno spazio che non mi riduca a rubbish-Mondizia.Questo è il motivo per cui spesso seguo percorsi di logica indiana che portano oltre il quotidiano

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    1. Condivido con te la grande passione del pensiero orientale. Amo la varietà e gli opposti.
      Vorrei solo fare chiarezza su un punto: non ogni articolo che viene pubblicato rappresenta la mia visione del mondo. Alcuni la traducano perfettamente (in un determinato momento, perché è un costante ricercare e un mutarsi delle visioni), altri colgono un’aspetto nuovo, altri ancora sono pensieri che sconvolgono, spezzano e fanno male alle sane sicurezze.
      Insomma, ciò che viene pubblicato sono pensieri su cui meditare e non una relazione di com’è il mondo secondo me.
      Grazie per i commenti, mi piacciono tanto le tue osservazioni ed è sempre un piacevole confronto.

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  2. Avevo letto da qualche parte di un filone della filosofia, la “filosofia dell’azione”. Potrebbe essere un tentativo di risposta? E poi da uno psichiatra sentii dire: il problema dei miei pazienti è che pensano troppo. Si scambia qui l’intelligenza con l’iperattività nervosa? Oppure il caso potrebbe essere questo: l’intelligenza viene resa normativa quando dovrebbe essere solo strumentale, e la naturale conseguenza di ciò è scivolare nell’indolenza? Si cerca il fondamento nella ragione perché si vuole agire nel “giusto”, ma questa è una credenza, e le credenze non le ereditiamo dalla ragione e neanche con la ragione. Questo intreccio di immaginazione, intelligenza e fisiologia è davvero affascinante.

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    1. Che bel commento!
      Certamente la coscienza ipertrofica e conseguente inerzia è costituita da diverse cause, molte così argutamente evidenziate da te.
      La principale penso che sia proprio “l’uso dell’intelligenza non strumentale”; avviene una esuberante dilatazione della coscienza a scapito della “ragione del corpo”. Cioè di quel sentimento interiore, frutto della nostra psiche, del nostro vissuto e della nostra volontà, che ci fa entrare in contatto con la vita. Invece avviene un’implosione.

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