dove sono le cause prime a cui appoggiarmi, dove sono le fondamenta? 

Schermata 2017-07-12 alle 14.56.53

“Mi sono illuso di vivere per noia, signori, per noia; l’’inerzia mi soffocava. Infatti il frutto diretto, legittimo, naturale della coscienza è l’’inerzia, cioè un cosciente star con le mani in mano. L’’ho già accennato sopra. Ripeto, ripeto con più forza: tutti gli uomini immediati e d’’azione sono attivi proprio perché ottusi e limitati. Come lo si può spiegare? Ecco come: per colpa della loro limitatezza scambiano le cause dirette e secondarie per cause prime, in tal modo si convincono più in fretta e facilmente degli altri di aver trovato un fondamento inconfutabile alla propria opera, e così si tranquillizzano; il che è essenziale. Perché per cominciare ad agire bisogna che si sia preventivamente del tutto tranquilli, e che non resti più alcun dubbio. Ma io, per esempio, come posso tranquillizzarmi? Dove sono per me le cause prime a cui appoggiarmi, dove le fondamenta? Dove andrò a prenderle? Mi esercito nella riflessione, e di conseguenza per me ogni causa prima se ne trascina dietro un’’altra, ancora precedente, e così via all’’infinito. Proprio questa è l’’essenza di ogni coscienza e di ogni riflessione. Quindi siamo daccapo alle leggi di natura. Qual è infine il risultato? Ma sempre lo stesso.

Ricordate: poco sopra ho parlato della vendetta. Ho detto: l’’uomo si vendica perché vede in questo la giustizia. Dunque, ha trovato la causa prima, ha trovato il fondamento, ovverosia la giustizia. Quindi è tranquillo da tutti i lati, e di conseguenza si vendica tranquillamente ed efficacemente, essendo convinto di fare una cosa onesta e giusta. Mentre io qui di giustizia non ne vedo, e anche di virtù non ce ne trovo alcuna, e di conseguenza, se mi metterò a vendicarmi, sarà forse soltanto per cattiveria. La cattiveria, naturalmente, potrebbe vincere tutto, tutti i miei dubbi e, dunque, potrebbe assai efficacemente fungere da causa prima, proprio perché non è una causa. Ma che farci, se non ho neppure cattiveria (prima avevo cominciato proprio da questo)?

Il rancore, in me, di nuovo in conseguenza di quelle maledette leggi della coscienza, è soggetto a decomposizione chimica. Guardi e l’’oggetto si volatilizza, le ragioni evaporano, il colpevole non si trova, l’’offesa diventa non offesa ma fato, qualcosa come il mal di denti, di cui nessuno è colpevole, e di conseguenza ancora una volta non resta che la solita via d’’uscita, cioè picchiare dolorosissimamente contro il muro. E allora lasci perdere, giacché non hai trovato la causa prima. Ma prova un po’’ a lasciarti trascinare ciecamente dal tuo sentimento, senza ragionamenti, senza una causa prima, scacciando la coscienza almeno per il momento; odia oppure ama, pur di non stare con le mani in mano. Dopodomani, al più tardi, comincerai a odiarti perché ti sei consapevolmente preso in giro. Risultato: una bolla di sapone e l’inerzia.

Oh, signori, forse io mi considero un uomo intelligente solo perché per tutta la vita non ho potuto iniziare né concludere nulla. Sia pure, sia pure, sono un chiacchierone, un chiacchierone innocuo e molesto, come tutti noi. Ma che farci mai, se il destino immediato e unico di qualsiasi persona intelligente è la chiacchiera, cioè un deliberato pestare acqua nel mortaio?”

Fëdor Dostojevski, “Memorie dal sottosuolo”.

Annunci

10 Comments

  1. spesso consideri l’uomo nell’aspetto negativo ed in questa epoca hai pienamente ragione.Non vi è spazio per considerare l’uomo nel suo aspetto non di co religioso ,ma sociale, anche di socialità i gruppi umani necessitano altrimenti subentra l’epoca de’imbarbarimento di cui vi è purtroppo un accenno inoltrato.
    cerco in me stesso uno spazio che non mi riduca a rubbish-Mondizia.Questo è il motivo per cui spesso seguo percorsi di logica indiana che portano oltre il quotidiano

    Mi piace

    1. Condivido con te la grande passione del pensiero orientale. Amo la varietà e gli opposti.
      Vorrei solo fare chiarezza su un punto: non ogni articolo che viene pubblicato rappresenta la mia visione del mondo. Alcuni la traducano perfettamente (in un determinato momento, perché è un costante ricercare e un mutarsi delle visioni), altri colgono un’aspetto nuovo, altri ancora sono pensieri che sconvolgono, spezzano e fanno male alle sane sicurezze.
      Insomma, ciò che viene pubblicato sono pensieri su cui meditare e non una relazione di com’è il mondo secondo me.
      Grazie per i commenti, mi piacciono tanto le tue osservazioni ed è sempre un piacevole confronto.

      Mi piace

  2. Avevo letto da qualche parte di un filone della filosofia, la “filosofia dell’azione”. Potrebbe essere un tentativo di risposta? E poi da uno psichiatra sentii dire: il problema dei miei pazienti è che pensano troppo. Si scambia qui l’intelligenza con l’iperattività nervosa? Oppure il caso potrebbe essere questo: l’intelligenza viene resa normativa quando dovrebbe essere solo strumentale, e la naturale conseguenza di ciò è scivolare nell’indolenza? Si cerca il fondamento nella ragione perché si vuole agire nel “giusto”, ma questa è una credenza, e le credenze non le ereditiamo dalla ragione e neanche con la ragione. Questo intreccio di immaginazione, intelligenza e fisiologia è davvero affascinante.

    Piace a 1 persona

    1. Che bel commento!
      Certamente la coscienza ipertrofica e conseguente inerzia è costituita da diverse cause, molte così argutamente evidenziate da te.
      La principale penso che sia proprio “l’uso dell’intelligenza non strumentale”; avviene una esuberante dilatazione della coscienza a scapito della “ragione del corpo”. Cioè di quel sentimento interiore, frutto della nostra psiche, del nostro vissuto e della nostra volontà, che ci fa entrare in contatto con la vita. Invece avviene un’implosione.

      Piace a 1 persona

  3. “Ma che farci mai, se il destino immediato e unico di qualsiasi persona intelligente è la chiacchiera […]?” E non ce ne accorgiamo nemmeno
    Anzi lo pensiamo degli altri e non di noi stessi. Noi pensiamo e gli altri chiacchierano. E non è questo il più pericoloso e “deliberato pestare acqua nel mortaio”?

    Piace a 1 persona

    1. Assolutamente.
      La maggior parte di persone pensa che come la chiacchiera sia un atto esteriore, recitativo, in cui ci si rapporta con l’Altro presentandosi in un certo modo, nascondendo e esasperando qualcosa, cercando di intrattenere il nostro interlocutore… così il pensare è un atto quasi privo di illusioni, di artifici, di recitazione e di pose.

      Invece chi sa guardarsi dentro se ne accorge di quanto poco noi ci svegliamo a noi stessi e quanta “acqua pestiamo nel mortaio” pure nel confessionale della nostra coscienza.

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...