una vita stoica

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“Ogni turbamento, ogni inquietudine, ogni agitazione si dissiperanno se ci sovverremo del fatto che, con ogni ipotesi (che il mondo sia razionale o irrazionale), non ci sia ragione di lamentare la sorte che ci è stata assegnata; che d’altra parte non dobbiamo desiderare ciò che non dipende da noi, il piacere o la gloria; che le cose umane siano ben piccole su questa terra, che a sua volta non è che un punto nel cosmo; che tutte le cose si trasformino perennemente, in un’incessante metamorfosi.

Dunque, per gli stoici, una prima regola si riferisce all’atteggiamento che occorre avere nei confronti degli eventi, che derivano dal corso della natura universale, dall’azione della «causa esteriore», dall’ordine del cosmo. Occorre accogliere con gioia, con devozione e compiacimento, tutto ciò che dipende dalla natura universale, e non desiderare che ciò che dipende da noi, ossia, per gli stoici, la retta azione morale.
Una seconda regola guida i rapporti interumani: bisogna agire con giustizia, al servizio della comunità umana.
Infine una terza regola determina la condotta da tenersi nell’ordine del pensiero: criticare la rappresentazione, per non dare il proprio assenso che a ciò che è oggettivo.

Sono considerate, nel loro senso profondo, come esercizi spirituali: non già fisica o etica o logica teoriche, ma fisica che trasforma lo sguardo volto sul mondo, etica che si esercita nella giustizia nell’azione, logica che produce la vigilanza nel giudizio e la critica delle rappresentazioni.

Per gli stoici indifferenti erano le cose che non erano né buone né cattive. Per loro l’unico bene era la virtù, l’unico male il vizio. Virtù e vizio dipendevano dalla nostra volontà, erano in nostro potere, ma tutto il resto, la vita, la morte, la ricchezza, la povertà, il piacere, il dolore, la sofferenza, la fama, non dipendevano da noi. Queste cose — indipendenti dalla nostra volontà, dunque estranee all’antitesi bene-male — erano indifferenti. Accadevano indifferentemente ai buoni e ai cattivi, in virtù della decisione iniziale della Provvidenza e della concatenazione necessaria delle cause”

Pierre Hadot, “Esercizi spirituali e filosofia antica”.

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