correndo in questo cerchio insensato egli si stancava, invecchiava, s’ammalava

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“Quell’ansia, quell’ansia terribile e opprimente ch’egli provava durante il lancio dei dadi, durante la sospensione d’attesa per le alte puntate, quell’ansia era ciò che egli amava e cercava sempre di rinnovare, sempre di intensificare, di stimolare sempre più acutamente, poiché solo in questo sentimento egli sentiva ancora qualcosa di simile alla felicità, qual-cosa di simile all’ebbrezza, qualcosa che somigliasse a intensità di vita in mezzo alla sua esistenza sazia, tiepida, grigia.

E ogni volta che si ridestava da questo odioso sortilegio, ogni volta che vedeva nello specchio della camera da letto il proprio volto invecchiato e fatto più antipatico, ogni volta che la vergogna e il disgusto lo coglievano, egli fuggiva lontano, fuggiva di nuovo nel gioco, fuggiva negli stordimenti della voluttà e del vino, poi di là, di nuovo, nella frenesia di guadagnare e di accumulare.

Correndo in questo cerchio insensato egli si stancava, invecchiava, s’ammalava.”

Hermann Hesse, “Siddharta”.

Immagine: “A Troubled Soul” di Ferdinand Hodler.

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