il Luogo umano, i Profondi dove abitiamo

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“Cane sepolto nella sabbia, si dice, o lottante contro la corrente: l’artista è stato vago, probabilmente non ha voluto finire avendo capito che quella testa sprofondata in una massa d’indefinita amaritudine, con sopra uno spazio enorme, forse vuoto forse popolato di esseri invisibili, forse nudo forse vestito di Dio, uno spazio che il colore strano non permette di chiamare, se non in senso profondamente interiore, cielo, era un’immagine – da non deviare verso nient’altro, da non corrompere con aggiunte e falsi completamenti – dell’infinito.

Sabbia o acqua, cenere di vulcani, onirico Vuoto, in ogni espressione della Voracità cosmica, dell’Abisso senza nome, dove si sia afferrati per i piedi e tirati giù, dove si precipiti senza fine, o che risucchi e ricopra lentamente, o cresca sommergendo, e tragga dalla gola l’invocazione disperata, il grido impressionante del Salmo 130: «Mi-mmamaqqim qeratikhà Adonai…», (“Dal profondo io grido a te, Signore.”) lì Goya ha collocato il suo cane.

Non sono luoghi, sono il Luogo umano, gli acefali visceri, i Profondi dove abitiamo.

Guido Ceronetti, “La lanterna del filosofo”.

Immagine: “El Perro” di Francisco Goya.

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