il conflitto tra la vita che bisognerebbe vivere e i costumi e convenzioni della vita quotidiana

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“Capiamo meglio l’ἀτοπία, come il filosofo sia strano ed estraneo nel mondo umano. Non si sa dove classificarlo, poiché non è né un saggio, né un uomo come gli altri.
Sa che lo stato normale, lo stato naturale degli uomini, dovrebbe essere la saggezza; poiché essa non è null’altro che la visione delle cose quali sono, la visione del cosmo qual è alla luce della ragione, e non è neanche niente di diverso dal modo di essere e di vivere che dovrebbe corrispondere a tale visione.

Ma il filosofo sa anche che tale saggezza è uno stato ideale e quasi inaccessibile. Per un uomo siffatto la vita quotidiana, così com’è organizzata e vissuta dagli altri uomini, deve necessariamente apparire come anormale, come uno stato di follia, d’incoscienza, d’ignoranza della realtà. E nondimeno deve pur vivere questa vita di tutti i giorni, in cui si sente estraneo, straniero, e in cui gli altri lo percepiscono come un estraneo. Ed è precisamente in questa vita quotidiana che dovrà cercare di tendere verso quel modo di vita che è totalmente estraneo alla vita quotidiana.

Ci sarà così un perenne conflitto fra il tentativo compiuto dal filosofo per vedere le cose quali siano dal punto di vista della natura universale, e la visione convenzionale delle cose su cui poggia la società umana, un conflitto tra la vita che bisognerebbe vivere e i costumi e convenzioni della vita quotidiana.

Questo conflitto non si potrà mai risolvere interamente.
I cinici sceglieranno persino la rottura totale, ricusando il mondo della convenzione sociale.
Al contrario altri, come gli scettici, accetteranno pienamente le convenzioni sociali, tutelando la loro pace interna.
Altri, come gli epicurei, proveranno a ricreare tra loro una vita quotidiana conforme all’ideale della saggezza.
Infine altri, come i platonici e gli stoici, si sforzeranno, a prezzo delle più gravi difficoltà, di vivere «filosoficamente» la vita quotidiana, e persino la vita pubblica.

Per tutti, in ogni caso, la vita filosofica sarà un tentativo per vivere e pensare secondo la norma della saggezza, sarà esattamente una marcia, un progresso, in certo qual modo asintotico, verso questo stato trascendente.”

Pierre Hadot, “Esercizi spirituali e filosofia antica”.

Immagine: “Diogene” di John William Waterhouse.,

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