supponi che ogni giorno che brilla sia per te l’ultimo; sarà allora con gratitudine che riceverai ogni ora insperata

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“Platone aveva definito la filosofia come un esercizio della morte intesa come separazione dell’anima e del corpo.
Per Epicuro questo esercizio della morte assume un senso nuovo; diventa la coscienza della finitezza dell’esistenza che conferisce un valore infinito a ogni istante: «Supponi che ogni giorno che brilla sia per te l’ultimo; sarà allora con gratitudine che riceverai ogni ora insperata».
Nella prospettiva dello stoicismo, l’esercizio della morte riveste un interesse differente; invita alla conversione immediata e rende possibile la libertà interna: «Che la morte ti sia davanti agli occhi ogni giorno, e non avrai mai nessun pensiero basso né alcun desiderio eccessivo».
E Marco Aurelio: «Agire, parlare, pensare sempre come qualcuno che possa essere in punto di morte». 

Un mosaico del Museo Nazionale Romano si ispira forse ironicamente a questa meditazione, rappresentando uno scheletro con una falce accompagnato dall’iscrizione «Gnothi seautón», «Conosci te stesso».

Comunque sia, questo argomento di meditazione sarà ampiamente ripreso nel cristianesimo. Vi può essere trattato in una maniera vicina allo stoicismo — ad esempio in questa riflessione di un monaco: «Dall’inizio della nostra conversazione, ci siamo avvicinati alla morte. Vigiliamo, finché ne abbiamo il tempo».”

Pierre Hadot, “Esercizi spirituali e filosofia antica”. 

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