le tue buone qualità vengono oscurate e rese inservibili solo perché non sai dominare l’an­sia di trovare errori dappertutto tranne che in te stesso

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Gli estratti da 3 lettere di Johanna Schopenhauer ad Arthur.

“Caro Arthur,
il tono serio e calmo della tua lettera del 28 marzo, che sgorga dal tuo sentimento per unirsi al mio, mi ha risvegliata dal mio torpore e rivelato che, sulla via che percorri attualmente, potre­sti tradire del tutto la tua vocazione! Devo dunque fare qualsiasi cosa per salvarti, per quanto possibile. So che cosa significhi vi­vere una vita che ripugna alla propria anima; e se è possibile, fi­glio caro, ti risparmierò questa sventura.
Se davvero non intendi en­trare a far parte per sempre dell’onorato ordine dei filistei, io, mio caro Arthur, non voglio assolutamente frapporre alcun ostacolo alla tua felicità. Tu soltanto devi cercare la tua strada e sceglierla, mentre io ti consiglierò e aiuterò dove e come potrò.

Anzitutto cerca di raggiungere la chiarezza con te stesso.
Se hai fatto la tua scelta, fammelo sapere, ma devi decidere da solo. Se senti la forza e il cuore per farlo, ti porgerò volentieri la mano. Solo non immaginare che la vita dello studioso sia troppo gradevole. Lo vedo bene attorno a me adesso, caro Arthur. È una vita faticosa, difficile e piena di lavo­ro; solo il piacere di svolgerlo le conferisce il suo fascino, ma con esso non ci si arricchisce di certo.

Caro Arthur, pensaci bene, e scegli, ma poi resta saldo nella tua decisione: fa’ che la tua perseveranza non venga meno, e raggiungerai sicuramente il tuo obiettivo. Scegli quello che vuoi. Ma con le lacrime agli occhi ti im­ploro: non ingannare te stesso. Rifletti seriamente e francamen­te sulla faccenda. Sono in gioco il benessere della tua vita e la fe­licità della mia vecchiaia; perché soltanto tu e Adele potete com­pensare la mia perduta gioventù. Non potrei sopportare di sa­perti infelice, specialmente se dovessi rimproverarmi che tale in­felicità fosse dipesa dalla mia eccessiva arrendevolezza.

Tua madre,
Johanna Schopenhauer” 

da “Der Briefwechsel Arthur Schopenhauers”, a cura di Carl Gebhardt. 

“Conosco la tua anima sei insopportabile e impossibile, considero sommamente difficile vivere con te, tutte le tue buone qualità vengono oscurate e rese inservibili per il mondo dalla tua superintelligenza, solo perché non sai dominare l’an­sia di trovare errori dappertutto tranne che in te stesso.

In questo modo esasperi le persone che ti stanno intorno, nes­suno vuole lasciarsi dare lezioni e spiegazioni in modo così autoritario, men che meno da un individuo insignificante quale tu sei ancora; nessuno può sopportare di sentirsi biasi­mare da te che hai ancora tanti punti deboli, e certamente non sopporta il tuo modo di sentenziare in tono oracolare: le cose stanno così e così, senza neppure concepire la possibilità di un’obiezione.

Se tu fossi una persona da meno di quel che sei, saresti semplicemente ridicolo; in questo modo invece sei sommamente irritante. Tu avresti potuto vivere e studia­re tranquillamente a Gotha come mille altre persone ma questo tu non l’hai voluto e così ora vieni espulso.
Una gazzetta letteraria ambulante come vorresti essere tu è un qualcosa di noioso e di odioso, perché la gente non può saltar­ne le pagine o buttarla come ciarpame nel camino così come farebbe con una gazzetta stampata.”

da “Schopenhauer e gli anni selvaggi della filosofia” di Rüdiger Safranski.

“La cosa migliore mi pare sia che io ti dica senza giri di parole quel che desidero e quel che mi sta a cuore, di modo che noi ci intendiamo subito. Certo non dubiterai che io ti voglia davve­ro bene, te l’ho dimostrato e te lo dimostrerò finché avrò vita. È necessario alla mia felicità sapere che anche tu sei felice, ma non mi è necessario essere testimone della tua felicità.

Ti ho sempre detto che sarebbe molto difficile vivere con te, e non ti nascondo che finché tu sarai così come sei preferirò fare qualsiasi sacrificio pur di non decidermi. Io non disconosco quel che di buono c’è in te, e anche ciò che mi allontana da te non è qualcosa che si trovi nel tuo intimo, bensì nel tuo carattere, nella tua esteriorità, nelle tue opinioni, nei tuoi giu­dizi, nelle tue abitudini; insomma io non riesco mai a essere d’accordo con te su tutto ciò che riguarda la vita esteriore.

Vedi, caro Arthur, sei venuto a trovarmi solo pochi giorni, ma ogni volta ci sono state delle scenate provocate da inezie e ogni volta ho ricominciato a respirare liberamente solo nel momen­to in cui te ne sei andato, perché la tua presenza, il tuo lamen­tarti di cose inevitabili, il tuo volto accigliato, i tuoi giudizi biz­zarri mi opprimevano.
Anche il tuo malumore è per me un peso e rovina la mia serenità senza esserti d’aiuto.

Tua madre,
Johanna Schopenhauer.”

“Schopenhauer e gli anni selvaggi della filosofia” di Rüdiger Safranski.

Immagine: “A. Schopenhauer” di Ludwig Sigismund Ruhl.

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4 Comments

  1. “…È necessario alla mia felicità sapere che anche tu sei felice, ma non mi è necessario essere testimone della tua felicità….Anche il tuo malumore è per me un peso e rovina la mia serenità senza esserti d’aiuto…”
    Però Johanna: direi proprio una mamma evoluta e assolutamente amorevole.

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    1. Oh si…
      Le radici del pessimismo di Schopenhauer affondano anche nella sua questione famigliare e non è sorprendente leggendo ciò…

      Un uomo che ha desiderato ugualmente forte l’autonomia totale e il riconoscimento.
      Ancora una volta è chiaro l’aspetto esistenziale di ogni pensatore. Come scrisse Nietzsche:
      “I pensieri sono le ombre dei nostri sentimenti, sempre più oscuri, vuoti e semplici”.

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  2. Interessante, ancora più interessante sarebbe capire cosa né pensava il figlio della madre ed anche gli studiosi successivi, forse gli psicologi…perché non approfondisci? Sarebbe un argomento di estrema attualità in un tempo in cui le madri in genere non sembrano più capaci di alcuna visione critica quando si tratta dei propri figli….grazie e complimenti!

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