che altro abbiamo oltre a questo miracoloso intervallo benedetto dell’essere e dell’au­tocoscienza?

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“Che altro abbiamo? Che altro, oltre a questo miracoloso intervallo benedetto dell’essere e dell’au­tocoscienza?

Se mai qualcosa merita di essere onorato e bene­detto, dovrebbe semplicemente essere questo, il dono inesti­mabile della pura e semplice esistenza.
Vivere nella dispera­zione perché la vita è finita o perché la vita non ha un fine più elevato o un disegno in essa insito è crassa ingratitudine.

Immaginare un creatore onnisciente e dedicare la nostra vita a una genuflessione senza fine sembra privo di significato. E persino superfluo: perché dilapidare tutto quell’amore per un fantasma, quando sembra essercene così poco su questa terra?
Meglio abbracciare la soluzione di Spinoza e di Einstein: chinare semplicemente la testa, salutare le leggi e i misteri della natura, sollevando appena il cappello, e preoccuparsi della questione del vivere.”

Irvin Yalom, “La cura Schopenhauer.”

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11 Comments

  1. MI fa pensare alle bislacche riflessioni di un fisico, mentre contemplava la libreria di un amico. Poesia, letteratura: incredibile di cosa siano capaci un pugno di atomi di idrogeno, se solo gli concedi 14 miliardi di anni di tempo.

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    1. Una lettura scientifico-razionale della vita, tanto forte quanto sola.
      Capisco quello che intendi e lo condivido.
      Se tentiamo di descrivere tutto con la ragione ne viene fuori un riduzionismo indegno di questo mondo contraddittorio.

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  2. Non necessariamente chi crede in Dio o in un Creatore onnisciente deve per forza genuflettersi tutta la vita senza senza fine (o scopo?). Anzi, per come la vedo io, vivere credendo porta spesso le persone a camminare a testa alta forti del proprio stile di vita. Ovviamente questa è la mia personale opinione. 🙂

    Un saluto

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    1. Un’opinione del tutto condivisibile.
      Presumo, spero, che Yalom avesse usato questo eufemismo (indubbiamente inadeguato se inteso in senso letterale) per descrivere chi si dedica alla vuota ritualità e adorazione, senza essere presente nella vita e senza vivere la propria spiritualità in maniera libera.

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