la condanna dell’autocoscienza

Munch_Melankoli_1892

“La condanna dell’autocoscienza è la condanna all’impossibilità di abbandonare, anche solo per pochi attimi, lo sguardo su se stessi. È un poeta a descriverci questo stato d’animo:

«Il mio peggior male è che non riesco mai a dimenticare la mia presenza metafisica nella vita. Di qui la timidezza trascendentale che mi intimorisce tutti i gesti, che toglie alle mie frasi il sangue della semplicità, dell’emozione diretta.»
Fernando Pessoa, 1966.

L’uomo scopre che essere vivo, avere una traboccante vita interiore non accorcia la distanza con la realtà, al contrario lo mantiene in una costante tensione di fronte al mondo, e comprende che è sempre e solo la capacità di rapportarsi con l’esterno a decretare alla fin fine la sua sconfitta o la sua riuscita come essere umano.”

Aldo Carotenuto, “I Sotterranei dell’anima”.

“Gli uomini che pensano profondamente appaiono a se stessi commedianti nei rapporti con gli altri perché allora, per essere capiti, devono sempre simulare una superficie.”

Friedrich Nietzsche, 1886.

Immagine: “Melankoli” 1892 di Edvard Munch.

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