concependo la libertà come moltiplicazione e rapido soddisfacimento dei desideri, gli uomini distorcono la propria natura giacché generano in se stessi molti desideri e abitudini insensati e sciocchi

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“Guardate la gente del mondo e tutto quel mondo che viene glorificato al di sopra del popolo di Dio: in esso l’immagine e la verità di Dio non sono state forse distorte.
Essi hanno la scienza, ma la scienza si occupa solo di ciò che è percepibile dai sensi. Il mondo spirituale, la metà superiore dell’esistenza umana viene del tutto respinta, ricacciata con una certa aria di trionfo, persino con odio.

Il mondo ha proclamato la libertà, soprattutto negli ultimi tempi, ma che cosa vediamo nella loro libertà? Solo schiavitù e autodistruzione! Giacché il mondo dice: “Se hai un’esigenza soddisfala, tu hai gli stessi diritti della gente più nobile e ricca. Non temere di soddisfare le tue esigenze, anzi moltiplicale pure”: ecco l’insegnamento che oggi dà il mondo. In questo essi vedono la libertà.

Ma che cosa ingenera questo diritto di moltiplicare le esigenze? Per i ricchi, l’isolamento e il suicidio spirituale, per i poveri invece l’invidia e l’omicidio, giacché coloro che hanno dato loro i diritti non hanno ancora mostrato i mezzi per soddisfare le loro esigenze. Essi sostengono che il mondo si stia unendo sempre di più, che si stia organizzando in una comunità fraterna, dal momento che accorcia le distanze e trasmette i pensieri nell’aria. Ahimè, non credete a questa unione fra gli uomini!
Concependo la libertà come moltiplicazione e rapido soddisfacimento dei desideri, gli uomini distorcono la propria natura giacché generano in se stessi molti desideri e abitudini insensati e sciocchi, molte sventatissime fantasie.
Vivono solo per invidiarsi l’un l’altro, per lussuria e ostentazione. Fare pranzi, viaggi, possedere carrozze, gradi e servi che li accudiscano – si considerano tutte necessità per le quali vale la pena di sacrificare persino la vita, l’onore, l’amore per il prossimo; e gli uomini sono pronti ad ammazzarsi se non riescono a soddisfare queste necessità.
Assistiamo alla stessa cosa per coloro che non sono ricchi, ma i poveri per ora annegano nell’ubriachezza le esigenze insoddisfatte e l’invidia. Ma presto si ubriacheranno di sangue anziché di vodka, a questo li stanno conducendo. Io vi domando: si può chiamare libero un uomo simile?

Una volta ho conosciuto ‘un guerriero per la causa’: egli stesso mi raccontò che quando gli avevano tolto il tabacco in prigione, aveva sofferto a tal punto per questa privazione che a momenti non aveva tradito la causa, purché gli dessero del tabacco. Eppure diceva: “Vado a combattere per il bene dell’umanità”.
Ma dove può andare un uomo simile e che cosa è capace di fare? Egli sarà forse in grado di compiere un’azione immediata, ma non reggerà a lungo.

E non c’è da meravigliarsi che al posto della libertà siano caduti nella schiavitù, e invece di servire la causa dell’amore fraterno e dell’unione dell’umanità siano precipitati al contrario nella separazione e nell’isolamento, come mi aveva detto il mio misterioso visitatore e maestro, quand’ero giovane.

E quindi le idee di servizio all’umanità, di fratellanza e solidarietà fra gli uomini si stanno estinguendo sempre più e alle volte vengono persino schernite, giacché come può un uomo liberarsi delle proprie abitudini? Che ne sarà di lui se è succube dell’abitudine di soddisfare gli innumerevoli desideri che si è creato da solo? Egli è isolato, e che cosa gliene importa del resto dell’umanità?
Sono riusciti ad accumulare una maggiore quantità di beni materiali, ma la gioia è diminuita.”

Fëdor Michailovič Dostoevskij, “I fratelli Karamazov”.

Immagine: “March of the Avant Garde” di Chester Arnold.

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6 Comments

  1. Hehehe, bella analisi, mi piace soprattutto il fatto che distingue nettamente tra ricchi e poveri, e si impegna a sviscerare il rapporto di entrambi con le cattive abitudini e con l’invidia (e con la cattiva abitudine dell’invidia), ma poi tutto l’ardore filosofico si interrompe sul più bello.
    E questa divisione tra ricchi e poveri? Nemmeno una riga, nemmeno una parola, nemmeno una giustificazione ontologica. C’è, e tanto basti. Concentriamoci ad analizzare questo sentimento inspiegabile: l’invidia!

    Piace a 1 persona

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