e forse sempre stato così… un mondo di politicanti, di trafficanti, di camerieri e uomini di mondo, senza aria per uomini veri?

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“Oggi ti dirò una cosa, una cosa che so da tempo, e anche tu la sai, ma forse non te la sei mai detta. Ti dirò quel che so di me e di te e della nostra sorte. Tu, Harry, sei stato un artista, un pensatore, un uomo pieno di gioia e di fede, sempre in traccia delle cose grandi e eterne, mai contento di quelle piccole e graziose. Ma quanto più la vita ti ha svegliato e portato verso te stesso, tanto maggiore si è fatta la tua miseria, tanto più sei affondato nel dolore, nell’angoscia, nella disperazione, fino al collo, e tutto ciò che di bello e di sacro avevi conosciuto e amato e venerato un giorno, tutta la tua antica fede negli uomini e nel nostro alto destino non ti è servita a nulla, ha perso ogni valore ed è andata in frantumi. La tua fede non trovò più aria da respirare. E morire di asfissia è una brutta morte. Dico bene, Harry? È questa la tua sorte?”

Io seguitavo ad accennare di sì, di sì.

“Tu avevi in cuore una visione della vita, una fede, un postulato, eri pronto ad agire, a soffrire, a sacrificarti… e poi ti accorgesti a poco a poco che il mondo non chiedeva affatto gesta e sacrifici e cose simili, che la vita non è un poema sublime con personaggi eroici, bensì una buona stanza borghese dove ci si accontenta di mangiare e bere, di prendere il caffè e di far la calza, di giocare a tarocchi e di ascoltare la radio. E chi pretende quelle altre cose, le cose belle ed eroiche, il rispetto dei grandi poeti o la venerazione dei santi è uno sciocco, un Don Chisciotte.

Bene: a me è capitato lo stesso, caro amico. Ero una ragazza di belle doti, destinata a vivere secondo un modello elevato, a pretendere molto da me e ad adempiere degnamente i miei compiti. Potevo assumere una parte importante, essere la moglie di un re, l’amante di un rivoluzionario, la sorella di un genio, la madre di un martire.
La vita invece mi ha concesso soltanto di diventare una cortigiana di discreto buon gusto… e anche questo non mi è stato facile! Così è capitata a me. Per un po’ rimasi sconsolata e a lungo cercai la colpa in me stessa. Infine, pensavo, la vita ha pur sempre ragione, e quando la vita derideva i miei bei sogni, pensavo che i sogni erano stati sciocchi e avevano torto. Ma era inutile. E siccome avevo gli occhi acuti e le orecchie buone ed ero anche un po’ curiosa, osservai attentamente la vita, i vicini, i conoscenti, una cinquantina e più di destini umani, e vidi, Harry, che i miei sogni avevano avuto ragione, mille volte ragione, come i tuoi.

La vita invece, la realtà aveva torto. Che una donna come me non avesse altra scelta che quella d’invecchiare poveramente e stupidamente davanti a una macchina per scrivere, al servizio di uno che faceva quattrini, o di sposare un tale quattrinaio per amor del suo denaro, o di diventare invece una specie di sgualdrina, non era certo giusto: tanto poco giusto quanto che un uomo come te, solitario, pavido e disperato, dovesse ricorrere al rasoio. Per me la miseria era forse più materiale e morale, per te piuttosto spirituale… ma la via era la stessa.

Credi che non capisca il tuo timore del foxtrott, la tua antipatia per i bar e le sale da ballo, la tua opposizione al jazz e a tutta questa roba? Capisco fin troppo, e così pure il tuo orrore della politica, la tua tristezza per le ciarle e i maneggi dei partiti senza responsabilità, della stampa, la tua disperazione per la guerra, quella passata e quelle che verranno, per il modo che si ha oggi di pensare, di leggere, di costruire, di far della musica, di organizzare feste, di diffondere la cultura!
Hai ragione tu, lupo della steppa; mille volte ragione, eppure devi perire. Per questo mondo odierno, semplice, comodo, di facile contentatura, tu hai troppe pretese, troppa fame, ed esso ti rigetta perché hai una dimensione in più. Chi vuol vivere oggi e godere la vita non deve essere come te o come me. Chi pretende musica invece di miagolio, gioia invece di divertimento, anima invece di denaro, lavoro invece di attività, passione invece di trastullo, per lui questo bel mondo non è una patria…

Abbassò lo sguardo a terra e rimase assorta nei suoi pensieri.

“Erminia” la chiamai teneramente “che buoni occhi hai, sorella mia! Eppure sei stata tu a insegnarmi il foxtrott, ma che cosa intendi quando dici che uomini come noi, uomini con una dimensione in più, non possiamo vivere qui? Da che dipende? È così soltanto oggi o è sempre stato così?

“Non so. A onore del mondo voglio ammettere che solo il nostro tempo sia così, che sia un morbo, una disgrazia passeggera. I capi preparano con ardore e con successo la prossima guerra, noialtri intanto balliamo il foxtrott, guadagniamo denaro e mangiamo cioccolatini: in un’epoca simile il mondo dev’essere ben meschino. Speriamo che le altre epoche siano state migliori e altre diventino migliori in avvenire, più ricche, più larghe, più profonde. Ma a noiserve poco. E forse è sempre stato così…”

“Sempre come oggi? Sempre un mondo di politicanti, di trafficanti,di camerieri e uomini di mondo, senza aria per uomini veri?

Perché no? Io non lo so. Non lo sa nessuno. E del resto nonimporta.
Anch’io penso in questo momento al tuo beniamino, del quale mi hai parlato più volte e mi hai fatto leggere anche le lettere, penso a Mozart. Come sarà stato allora? Ai suoi tempi chi governava il mondo? Chi dava il tono e valeva qualcosa, Mozart o gli affaristi? Mozart o gli uomini dozzinali e superficiali? E poi come è morto, come fu sepolto? Perciò credo che sia sempre stato così e sarà sempre così e quella che a scuola chiamano “storia universale” e che si deve imparare a memoria per la cultura, con tutti quegli eroi, quei geni e le grandi gesta e i grandi sentimenti… non è che una turlupinatura inventata dai professori a scopi culturali, affinché i ragazzi nel periodo obbligatorio abbiano qualche cosa da fare.
Sempre è stato così e così sarà sempre: il tempo e il mondo, il denaro e il potere apparterranno ai piccoli e ai superficiali, mentre gli altri, i veri uomini, non avranno niente. Niente all’infuori della morte.”

“Proprio nient’altro?”

“Ma sì, l’eternità.”

“Vuoi dire il nome, la fama presso i posteri?”

“No, caro lupetto, non la gloria. Che valore può avere? E crediforse che tutti gli uomini autentici e completi siano diventati famosi e passati alla posterità?

“Oh no, certo.”

“Dunque non si tratta di gloria. La gloria esiste soltanto per la cultura, è una faccenda che riguarda i maestri. No, non conta la gloria: conta invece ciò che io chiamo eternità. I credenti lo chiamano il regno di Dio.
Io penso così: noi uomini, noi che abbiamo maggiori pretese, che abbiamo le aspirazioni e una dimensione di troppo non potremmo neanche vivere se, oltre all’aria di questo mondo, non ci fosse anche un’altra atmosfera respirabile, se oltre al tempo non esistesse anche l’eternità, il regno dell’autenticità. Di questo fanno parte la musica di Mozart e i poemi dei tuoi grandi poeti, e i santi che hanno fatto miracoli, sofferto il martirio e dato un grande esempio agli uomini. E di questa eternità fa altrettanto parte l’immagine di ogni vera azione, la forza di ogni sentimento genuino, anche se nessuno ne sa nulla, se nessuno ne scrive e ne conserva la notizia ai posteri.
Nell’eternità non esistono posteri, esistono soltanto contemporanei.

Hermann Hesse, “Lupo della steppa”.

Immagine: “Discussing the Divine Comedy with Dante” di Dai Dudu, Li Tiezi, and Zhang.
100 personaggi famosi, l’immagine intera qui: http://dave.shootingstar.nl 

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