nella sua concezione della vita l’anima dell’uomo è semplicemente il «compagno intimo», che egli chiama «il mio amico», o “Mista’peo”

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“Il centro organizzativo, da cui dipende l’effetto regolarizzatore del processo di individuazione, è una specie di «atomo nucleare» del nostro sistema psichico. Si potrebbe definirlo un centro di creazione e di organizzazione, il centro di origine delle immagini oniriche.

Jung chiama tale centro «sé», e lo descrive come costituente la totalità della vita psichica, per distinguerlo dall’«ego», che comprende solo una parte ridotta della psiche totale.
Nel corso delle varie epoche gli uomini hanno avuto una conoscenza intuitiva dell’esistenza di tale centro interiore. I Greci lo chiamavano l’intimo “daimon” dell’uomo; in Egitto, esso trovava espressione nel concetto dell’anima “di Ba”; e i Romani lo veneravano come il “genius” innato in ogni individuo. Nelle società primitive esso assumeva l’aspetto di uno spirito protettore, che si riteneva incorporato in un animale o in un feticcio.

Questo centro interiore è individuato in una forma eccezionalmente pura e disadorna dagli Indiani Naskapi, che vivono tuttora nelle foreste della penisola del Labrador. Questi popoli semplici sono composti da cacciatori che vivono in gruppi familiari isolati, tanto distanti l’uno dall’altro da precludere lo sviluppo di costumi tribali, di credenze e di riti religiosi di carattere collettivo. Nel corso della sua vita solitaria, il cacciatore naskapi deve necessariamente aver fiducia nelle proprie «voci interne», e nelle rivelazioni che provengono dal suo inconscio; non conosce una tradizione religiosa che lo guidi, non riti, solennità o costumi che lo possano sostenere.

Nella sua fondamentale concezione della vita, l’anima dell’uomo è semplicemente il «compagno intimo», che egli chiama «il mio amico», o “Mista’peo”, che significa «il grande uomo». Mista’peo risiede nel cuore umano, ed è immortale; al momento della morte, o poco prima, lascia l’uomo, e si reincarna successivamente in un altro essere.

Il sé può essere definito un principio interiore di guida, distinto dalla personalità conscia, e tale che può essere individuato solo tramite l’interpretazione dei sogni dei vari soggetti.
Fino a che punto, in concreto, esso possa svilupparsi, dipende dalla circostanza che l’ego sia, o meno, disposto a seguire i messaggi che gli giungono dal sé.

Proprio come i naskapi hanno avvertito che chi accoglie i suggerimenti del «grande uomo» fa sogni più ricchi e più utili, così possiamo affermare che il «grande uomo» innato in ciascuno di noi acquista maggiore realtà in coloro che gli danno ricetto, che in coloro che lo trascurano. Quelli sono anche, più compiutamente di questi, esseri umani.

È come se l’ego fosse stato creato dalla natura non per seguire indefinitamente i propri impulsi arbitrari, ma per contribuire a rendere più reale la totalità, il complesso della psiche. È l’ego che vale a illuminare tutto il sistema, facendo sì che questo acquisti coscienza, e in tal modo si realizzi.

Così, per esempio, il talento artistico di cui l’ego non sia consapevole, va interamente perduto; solo se l’ego lo avverte, sarà possibile portarlo a rivelarsi. L’innata, ma recondita totalità della psiche, non è la stessa cosa di una complessità che venga pienamente realizzata e vissuta.”

Marie-Louise von Franz, in Carl Gustav Jung, “L’uomo e i suoi simboli”.

Immagine: “Mista’peo” di ethereal.

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