le nostre nozioni utilitaristiche devono cedere alle esigenze della psiche inconscia

9659815_128-il-gigante-18-10-2016

“Un falegname girovago, che si chiamava Pietra, vide, nel corso di uno dei suoi viaggi, una quercia gigantesca che si ergeva in un campo, vicino a un altare agreste. Il falegname disse al suo garzone, che si era fermato a guardare a bocca aperta la quercia:
«È un albero inutile; se volessi trarne fuori una barca, marcirebbe; se volessi farne degli arnesi, si spezzerebbero. Non puoi farne niente di buono, ed è questa la ragione per cui è potuto invecchiare tanto».

Ma quella stessa notte, all’osteria, quando il falegname andò a dormire, la quercia gli apparve in sogno, e gli disse:
«Perché mi paragoni agli alberi di campo, come biancospini, peri, aranci e meli, e a tutti gli altri che producono frutti? Ancor prima che possano maturare i loro frutti, gli uomini li aggrediscono e li violentano. I loro rami vengono spezzati, le loro fronde strappate. I loro doni procurano il loro danno, ed essi non possono condurre a termine la loro naturale esistenza. È un fatto che si verifica dovunque, ed è per questo che da tempo ho imparato a essere completamente inutile.
Povero mortale! Credi che, se fossi stata utile a modo tuo, avrei potuto raggiungere questa altezza? Senza dire che, io e tu, siamo entrambi creature: come può credere una cosa creata di essere in grado di giudicarne un’altra?
Tu, inutile mortale, cosa sai tu degli alberi inutili?»

Il falegname si svegliò, e meditò sul sogno; e in seguito, quando il garzone gli chiese perché mai proprio quell’albero servisse a proteggere l’altare agreste, rispose:
«Taci! Non ne parlare più! L’albero è cresciuto qui, perché, in qualsiasi altro luogo, gli uomini lo avrebbero maltrattato. Se non fosse stato l’albero dell’altare, avrebbe potuto venire abbattuto»”.

La storia raccontata da Chuang-Tzu.

Il falegname, evidentemente, aveva compreso il sogno. Egli comprese che adempiere fino in fondo il proprio destino è il più grande risultato che l’uomo possa conseguire, e che le nostre nozioni utilitaristiche devono cedere alle esigenze della psiche inconscia.
Traducendo questa metafora in linguaggio psicologico, diremo che l’albero simbolizza lo sviluppo interiore, ed ammaestra il nostro sprovveduto ego.”

Marie-Louise von Franz, in Carl Gustav Jung, “L’uomo e i suoi simboli”.

Immagine: “Il gigante” di Tito Fornasiero.

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2 Comments

  1. la simpatica quercia è apparsa in sogno all’uomo per dirgli qualcosa che l’uomo sapeva già.

    la povera quercia aveva probabilmente solo bisogno di compagnia: evidentemente l’altare ne faceva poca (e anche quest’ultima è una cosa che parecchi di noi sanno già).

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