ciascuno ha la sua piccola fissazione personale che gli impedisce di accorgersi che esiste

guttuso

“Non li ascolto più: m’infastidiscono. Finiranno per andare a letto insieme. Lo sanno già. Ciascuno dei due sa che l’altro lo sa. Ma poiché son giovani, casti e decenti, poiché ciascuno dei due vuol conservare la propria stima di sé e quella dell’altro, poiché l’amore è una grande cosa poetica che non bisogna sgomentare, vanno diverse volte la settimana ai balli e nelle trattorie ad offrire lo spettacolo delle loro piccole danze rituali e meccaniche…

Bisogna pur ammazzare il tempo, dopo tutto. Son giovani e ben costruiti, ne avranno ancora per una trentina d’anni. Perciò non s’affrettano, indugiano e non hanno torto. Quando saranno andati a letto insieme dovranno trovare qualche altra cosa per velare l’enorme assurdità della loro esistenza. E tuttavia… è proprio tanto necessario mentire a se stessi?

Percorro la sala con gli occhi. È un giuoco! Tutta questa gente sta a sedere, con aria seria, e mangia. No, non mangia: ritempra le forze per condurre a buon fine il compito che le incombe. Ciascuno ha la sua piccola fissazione personale che gli impedisce di accorgersi che esiste; non ce n’è uno che non si creda indispensabile a qualcuno o a qualche cosa. Non era l’Autodidatta che mi diceva, l’altro giorno: «Non c’era nessuno meglio qualificato di Noucapié per intraprendere questa vasta sintesi»?
Ciascuno di loro fa una piccola cosa e nessuno è meglio qualificato dì lui per farla. Nessuno è meglio qualificato di quel commesso viaggiatore laggiù per piazzare la pasta dentifricia Swan. Nessuno è meglio qualificato di quest’interessante giovanotto per frugare sotto le sottane della sua vicina. Ed io sono in mezzo a loro, e se mi guardano, penseranno che nessuno è meglio qualificato di me per fare quello che faccio.

Ma io so.
Faccio finta di nulla, ma so che esisto e che essi esistono. E se conoscessi l’arte dì persuadere, andrei a sedermi accanto al bel signore dai capelli bianchi e gli spiegherei che cosa è l’esistenza. L’idea della faccia che farebbe mi fa crepar dal ridere. L’Autodidatta mi guarda con sorpresa. Vorrei trattenermi, ma non ci riesco: rido fino alle lacrime.”

Jean-Paul Sartre, “La nausea”.

immagine: “Caffè Greco” di Renato Guttuso.

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