il linguaggio appare inadatto a descrivere i fenomeni complessi e contraddittori della nostra vita psichica

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“Quando si sceglie di dar voce al proprio inconscio, di parlare del sottosuolo, ogni punto di riferimento viene a mancare, e il linguaggio appare inadatto a descrivere i fenomeni complessi e contraddittori della nostra vita psichica.
Il mondo reale, infatti, per quante stranezze e difficoltà possa presentare, è pur sempre l’esterno contro cui l’io può puntare il dito e urlare con rabbia la propria ostilità e rivendicare la propria estraneità: niente di simile è possibile fare verso il proprio mondo interiore, dato che la realtà della psiche è la propria realtà, non la si può disconoscere e, d’altra parte, svelarne le ambiguità e le ferite è un’operazione carica di dolore e di angoscia.

Mettere a nudo le realtà conturbanti del proprio sottosuolo significa confrontarsi con fenomeni che sfuggono alla possibilità di una interpretazione razionale, e questo è un elemento che di per sé incute paura. Sui rischi che comporta l’entrare in contatto con le numinose profondità dell’anima, Jung afferma che “le ambiguità dell’anima [messaggera dell’inconscio] possono letteralmente annientare un uomo” (Jung 1961, 24-25).

L’uomo del sottosuolo è cosciente della propria diversità rispetto alla posizione esistenziale dell’uomo cosiddetto normale, e da ciò gli deriva una grande sofferenza. Ciò che soprattutto lo turba è la contraddittorietà del suo stesso pensiero che, se da un lato gli indica tale diversità come il segno certo di una superiorità rispetto agli uomini ’stupidi’ (superiorità che non inerisce a qualità etiche, ma a una sorta di comprensione riflessiva e intellettiva del fenomeno umano, che manca completamente all’individuo d’azione), d’altro lato non può non esprimere anche invidia verso il mondo della normalità.”

Aldo Carotenuto, “I Sotterranei dell’anima”.

immagine: “Chris’s Rubber Soul” di Dana Schutz.

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