non c’è mai stato nulla di più insopportabile, per l’uomo e per la società umana, della libertà

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Grande Inquisitore a Gesù 1/10.

“L’azione si svolge in Spagna, a Siviglia, nel periodo più cupo dell’Inquisizione, quando ogni giorno bruciavano in quel paese roghi in nome di Dio. […]

Egli [Gesù Cristo] scese proprio “sulle piazze roventi” della città meridionale, nella quale proprio il giorno prima, alla presenza del re, della corte, dei cavalieri, dei cardinali e delle magnifiche dame di corte, dinanzi all’innumerevole popolazione di tutta Siviglia, il cardinale Grande Inquisitore aveva fatto bruciare quasi un centinaio di eretici ad majorem gloriam Dei. Egli compare senza trambusto, inosservato eppure tutti – e questo è molto strano – lo riconoscono. Potrebbe essere uno dei passi migliori del poema, voglio dire, cercare di capire come mai lo riconoscano tutti. Il popolo è irresistibilmente attratto da lui, lo circonda, s’ingrossa intorno a lui e lo segue. […]

[Assistendo ai miracoli] Fra il popolo prorompono grida, singhiozzi, confusione ed ecco che in quel preciso istante passa accanto alla cattedrale, per la piazza, il cardinale grande inquisitore in persona. È un vecchio di quasi novant’anni, alto e diritto, con il volto avvizzito e gli occhi incavati, dai quali però ancora risplende uno sprazzo di luce, come una scintilla. Egli non indossa i sontuosi paramenti cardinalizi che aveva sfoggiato il giorno prima davanti al popolo, quando aveva appiccato il fuoco ai nemici della fede di Roma, no, in quel momento indossa soltanto la sua vecchia e rozza tonaca monacale. […]

Fa cenno col dito e ordina alle guardie di prenderlo. Ed ecco che, tanto è il suo potere, a tal punto il popolo è ammaestrato, sottomesso e ubbidiente ai suoi ordini, che la folla si apre in un baleno dinanzi alle guardie e quelle, fra il silenzio di tomba calato all’improvviso, pongono le mani su di lui e lo portano via. La folla intera, al pari di un uomo solo, in un baleno inchina la testa fino al suolo davanti al vecchio inquisitore; questi, senza dire una parola, benedice la folla e le passa accanto. Le guardie conducono il prigioniero nell’angusta e cupa prigione a volta del vecchio palazzo del Santo Tribunale e lo chiudono a chiave. Passa il giorno, scende la buia, calda e “irrespirabile” notte sivigliana. L’aria “odora di limoni e alloro”.
Nelle tenebre profonde si apre all’improvviso la porta di ferro della prigione, e il vecchio Grande Inquisitore in persona, con una lampada in mano, entra lentamente nella prigione. Egli è solo, la porta dietro di lui si richiude immediatamente. Egli si ferma accanto all’ingresso e scruta a lungo, un minuto o forse due, il viso di lui. Finalmente, si avvicina piano piano, poggia la lampada sul tavolo e gli dice:

“Sei tu? Sei proprio tu?” Ma, senza aspettare la risposta, aggiunge subito: “Non rispondere, taci. E poi che cosa potresti dirmi? Lo so già quello che mi diresti. E poi non hai nemmeno il diritto di aggiungere nulla a ciò che da te è stato detto in precedenza. Perché sei venuto a disturbarci? Giacché tu sei venuto per disturbarci e lo sai bene. Non sai che cosa accadrà domani? Io non so chi tu sia e non voglio sapere se sei tu o soltanto una parvenza di lui, ma domani stesso ti condannerò e ti farò bruciare al rogo come il peggiore degli eretici, e quello stesso popolo che oggi ha baciato i tuoi piedi, domani a un mio piccolo cenno si precipiterà ad ammucchiare braci al tuo rogo, lo sai questo? Sì, forse lo sai”, soggiunse assorto nei suoi pensieri ma senza staccare per un attimo lo sguardo dal suo prigioniero. […]

“Hai tu il diritto di rivelarci anche uno solo dei misteri di quel mondo dal quale provieni?” gli domanda il vecchio e risponde al posto suo: “No, non ne hai il diritto perché nulla deve essere aggiunto a quello che in precedenza è stato detto, perché in nessun modo venga sottratta agli uomini quella libertà alla quale tanto tenevi quando eri su questa terra. Tutto quello che di nuovo dichiarerai, minerà la libertà di fede degli uomini, giacché apparirà come un miracolo, mentre la loro libertà di fede ti era più cara di tutto già millecinquecento anni fa. Non dicevi spesso: ‘Voglio rendervi liberi?’ Adesso hai visto come sono i tuoi uomini ‘liberi'”, soggiunse il vecchio con un sogghigno pensoso. “Sì, questa faccenda ci è costata cara”, prosegue guardandolo con severità, “ma noi abbiamo portato a termine questa faccenda nel tuo nome. Per quindici secoli siamo stati tormentati da questa libertà, ma adesso è finita per sempre. Non ci credi che è finita per sempre? Mi guardi con dolcezza e non mi degni neanche della tua indignazione? Ma sappi che adesso, anche oggi, quella gente è convinta più che mai di essere completamente libera, e intanto essi stessi ci hanno portato la loro libertà e l’hanno deposta umilmente ai nostri piedi. Ma questo l’abbiamo fatto noi: era questo che volevi, era questa la tua libertà?” […]

“Lo spirito terribile e acuto, lo spirito dell’autodistruzione e della non-esistenza”, prosegue il vecchio, “il sublime spirito ha parlato con te nel deserto e nelle Scritture ci viene tramandato che egli ti avrebbe ‘tentato’. È vero questo? E ci può essere niente di più vero di quello che ti annunciò in quelle tre domande, quello che tu rifiutasti e che nelle Scritture porta il nome di ‘tentazioni’? Eppure, se sulla terra c’è mai stato un autentico possente miracolo, quello ebbe luogo proprio quel giorno, il giorno delle tre tentazioni. Il fatto stesso che quelle tre domande siano state formulate costituisce il vero miracolo. […] In quelle tre domande tutta la storia successiva dell’umanità viene come predetta e fusa in un unico insieme; in esse sono rivelate le tre forme nelle quali convergeranno tutte le insolubili contraddizioni storiche della natura umana su tutta la terra. A quel tempo ciò non poteva essere molto evidente, giacché il futuro era ignoto, ma ora che sono passati quindici secoli, noi vediamo che in quelle tre domande era stato tutto a tal punto indovinato e predetto, e a tal punto realizzato che ad esse non si può aggiungere né sottrarre nulla.

Giudica da te chi ha ragione: tu oppure colui che ti poneva le domande? Ricorda la prima domanda: anche se non proprio alla lettera il suo senso era questo:
‘Tu vuoi andare nel mondo e ci vai a mani vuote, con una certa promessa di libertà che essi, nella loro semplicità e innata sregolatezza, non possono nemmeno concepire, una libertà che temono e paventano, giacché non c’è mai stato nulla di più insopportabile, per l’uomo e per la società umana, della libertà! Ma le vedi quelle pietre in questo spoglio deserto arroventato? Trasformale in pani e l’umanità correrà dietro di te come un gregge, riconoscente e sottomesso, sebbene eternamente in ansia che tu possa ritirare la mano e negarle il pane.”

Ma tu non volesti privare l’uomo della sua libertà e rifiutasti la proposta pensando: che libertà può essere quella comprata con il pane? Replicasti che l’uomo non vive di solo pane. Ma lo sai che per amore di quel pane terreno lo spirito della terra si solleverà contro di te, combatterà contro di te e ti sconfiggerà e tutti lo seguiranno gridando: ‘Chi può stare alla pari con questa bestia, essa ci ha dato il fuoco tolto dal cielo!’ Non lo sai che le ere passeranno e l’umanità proclamerà, per bocca dei suoi saggi e scienziati, che il delitto non esiste e che dunque non esiste il peccato, ma esistono soltanto gli affamati? ‘Da’ da mangiare agli uomini e poi chiedi loro la virtù!’: […]

ci invocheranno: ‘Sfamateci, giacché coloro che ci hanno promesso il fuoco del cielo, non ce l’hanno dato. […]  e saremo solo noi a sfamarli, nel tuo nome, e mentiremo quando diremo che è nel tuo nome. Oh, senza di noi, non riusciranno mai, mai a sfamarsi! Non c’è scienza che possa dare loro il pane finché essi rimarranno liberi; ma andrà a finire che essi porteranno la loro libertà ai nostri piedi e ci diranno: ‘Fateci pure vostri schiavi, ma sfamateci.’ Finalmente capiranno da soli che la libertà e il pane terreno a sufficienza per tutti sono inconcepibili insieme, giacché mai, dico mai, essi saranno in grado di fare parti uguali! Si convinceranno pure che non potranno mai essere liberi giacché sono deboli, viziosi, inetti e ribelli.

Tu hai promesso loro il pane celeste ma, te lo ripeto ancora una volta, potrà esso mai stare alla pari con il pane terreno agli occhi della debole, razza umana, eternamente viziosa e eternamente ignobile? E se pure, in nome del pane celeste, ti seguiranno a migliaia e decine di migliaia, che ne sarà dei milioni e delle decine di migliaia di milioni di esseri che non avranno la forza di trascurare il pane terreno per quello celeste? Oppure ti sono care soltanto le decine di migliaia di grandi e forti, mentre i rimanenti milioni di deboli, innumerevoli come i granelli della sabbia del mare, ma che pure ti amano, devono servire solo da materiale per quelli grandi e forti? No, a noi sono cari anche i deboli. Essi sono viziosi e ribelli, ma alla fine anche loro diverranno ubbidienti. Essi si meraviglieranno di noi e ci guarderanno come dèi per il fatto che noi, assumendo la loro guida, abbiamo accettato di portare il fardello della loro libertà e di governarli – ecco fino che punto sarà diventato orribile per loro essere liberi! Ma noi diremo di essere i tuoi servi e di governare nel Tuo nome. Noi li inganneremo ancora una volta, giacché non permetteremo più che tu venga da noi. E questo inganno sarà anche la nostra sofferenza, giacché noi saremo costretti a mentire.”

Fëdor Michailovič Dostoevskij, “I fratelli Karamazov”.

Dieci puntate: “Grande Inquisitore”
Questa è la parte 1.
Parte 2.
Parte 3.
Parte 4.
Parte 5.
Parte 6.
Parte 7.
Parte 8.
Parte 9.
Parte 10.

immagine: “Grand Inquisitor” di Ilya Glazunov.

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