che colpa hanno tutti gli altri, uomini deboli, se non hanno potuto sopportare quello che hanno sopportato i forti?

Filippo_Carcano_Il_gregge_o_L'Umanità_(1906)

Grande Inquisitore a Gesù 7/10.

“Così, oggi, l’inquietudine, la confusione e l’infelicità sono il fardello degli uomini dopo che tu hai tanto patito per la loro libertà!
Il tuo grande profeta dice, in visione e per immagini, di aver visto tutti i partecipanti alla prima resurrezione, dodicimila eletti per ciascuna tribù. Ma sebbene fossero tanti, essi devono essere stati senza dubbio una specie di dèi, e non uomini. Essi hanno portato la tua croce, hanno sopportato decine di anni di deserto sterile e brullo, cibandosi di locuste e radici, e tu puoi davvero additare con orgoglio questi tuoi figli della libertà, del libero amore, del sacrificio spontaneo e sublime in nome tuo.

Ma ricorda che erano solo qualche migliaio e per di più dèi, e tutti gli altri? Che colpa hanno tutti gli altri, uomini deboli, se non hanno potuto sopportare quello che hanno sopportato i forti? Che colpa ha l’anima debole se non ha avuto la forza di accogliere doni così tremendi? Può essere vero che tu sia venuto solo dagli eletti e per gli eletti?
Ma se è così, questo è un mistero e noi non possiamo capirlo. E se di mistero si tratta, allora anche noi abbiamo diritto a professare il mistero e a insegnare loro che non è il libero arbitrio dei loro cuori a contare, non è l’amore, ma il mistero al quale devono sottomettersi ciecamente, quasi a dispetto della loro stessa coscienza.
E così abbiamo fatto.

Noi abbiamo rettificato la tua opera e l’abbiamo fondata sul miracolo, il mistero e l’autorità. E gli uomini si sono rallegrati di essere guidati nuovamente come un gregge, si sono rallegrati che qualcuno avesse finalmente tolto dal loro cuore un dono così terribile che aveva causato loro tanto tormento.

Abbiamo fatto bene ad insegnare questo e a comportarci in questo modo? Rispondi. Non abbiamo forse amato l’umanità, riconoscendo con tanta umiltà la sua debolezza, alleggerendo con tanto amore il suo fardello e permettendo alla sua debole natura persino di peccare, ma sempre con il nostro consenso? Perché sei venuto a disturbarci adesso? E che hai da guardarmi con quei tuoi occhi miti e penetranti, senza dire una parola?
Adirati, io non voglio il tuo amore perché sono io il primo a non amare te. A che servirebbe nascondere a te la verità?”

Fëdor Michailovič Dostoevskij, “I fratelli Karamazov”.

Dieci puntate: “Grande Inquisitore”
Parte 1.

Parte 6.
Questa è la parte 7.
Parte 8.

immagine: “Il Gregge; L’Umanità” di Filippo Carcano.

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