ero perseguitato da un ridicolo timore: che non si potesse morire senza aver confessato tutte le proprie menzogne

“Per qualche tempo, in apparenza, la mia vita continuò come se nulla fosse mutato. Ero su dei binari, e continuavo ad andare. Come a farlo apposta, intorno a me le lodi crescevano. E fu quello il male. Lei ricorda: «Guai a voi, quando tutti diranno bene di voi!» Parole d’oro! Guai a me! Il motore cominciò a far capricci, ad avere arresti inspiegabili.

In quel momento, il pensiero della morte irruppe nella mia vita di tutti i giorni. Contavo gli anni che mi separavano dalla fine. Cercavo esempi di uomini dell’età mia che fossero già morti. Ero tormentato all’idea che non avrei avuto tempo di portare a termine il mio compito. Quale compito? Lo ignoravo. Per esser franco, quel che facevo, metteva conto di essere continuato? Ma non era questo il punto.

In effetti, ero perseguitato da un ridicolo timore: che non si potesse morire senza aver confessato tutte le proprie menzogne. Non a Dio, o ad uno dei suoi rappresentanti, ero superiore a questo, lei lo capisce. No, si trattava di confessarle agli uomini, ad un amico, o ad una donna amata. Altrimenti, quand’anche non vi fosse stata, in una vita, che una sola menzogna nascosta, la morte l’avrebbe resa definitiva. Nessuno, mai più, avrebbe conosciuto la verità su quel punto, poiché il solo a conoscerla era proprio il morto, addormentato col proprio segreto.

Questo assassinio totale di una verità mi dava le vertigini. Oggi, fra parentesi, mi procurerebbe invece delicati piaceri. Per esempio, l’idea di essere il solo a sapere quello che tutti cercano, e di avere in casa un oggetto che ha fatto correre invano tre polizie, è semplicemente deliziosa. Ma lasciamo stare. Allora non avevo trovato la ricetta e mi tormentavo. Cercavo di scuotermi, certo. Che importanza aveva la menzogna di un uomo nella storia delle generazioni, e che pretesa quella di voler portare alla luce del vero un misero inganno perduto nell’oceano degli anni come il granello di sale nel mare!
Tra me e me dicevo anche che la morte del corpo, a giudicare da quelle che avevo visto, era in sé una punizione sufficiente, assolveva di tutto. Si acquistava la salvezza (cioè il diritto di sparire definitivamente) col sudore dell’agonia. E tuttavia, il malessere aumentava, la morte rimaneva al mio capezzale, mi alzavo in sua compagnia e i complimenti mi diventavano sempre più insopportabili. Mi pareva che la menzogna crescesse di pari passo, così smisurata che mai più avrei potuto mettermi in regola. Venne un giorno in cui non resistetti più.

La prima reazione fu sfrenata.”

Albert Camus, “La Caduta”.

immagine: “Confession” di Vahang Sargsyan.

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