che importanza possono avere per noi i lustrini con cui un infermo inorpella la sua debolezza?

“Noi non «conserviamo» nulla, non vogliamo neppure regredire in alcun passato, non siamo assolutamente «liberali», non lavoriamo per il «progresso», non abbiamo bisogno di tapparci le orecchie contro le avveniristiche sirene del mercato – quel che esse cantano, «uguaglianza dei diritti», «libera società», «basta con i padroni e con gli schiavi», non ci attira! – non consideriamo in alcun modo auspicabile che il regno della giustizia e della concordia sia fondato sulla terra (perché in tutti i casi sarebbe il regno dell’estremo livellamento e cineseria), ci rallegriamo di tutti coloro che come noi amano il pericolo, la guerra, l’avventura, che non si lasciano appagare, accalappiare, rappacificare e castrare, ci annoveriamo tra i conquistatori, meditiamo sulla necessità di nuovi ordinamenti, perfino di una nuova schiavitù perché a ogni rafforzamento e innalzamento del tipo «uomo» è strettamente connesso un nuovo genere di schiavismo: non è vero?

Con tutto ciò non possiamo non sentirci a disagio in un’epoca cui piace ambire all’onore d’essere detta l’epoca più umana, più mite, più giusta che il sole abbia mai veduto fino a oggi? È abbastanza grave che proprio in mezzo a queste belle parole si debbano nutrire in segreto ancor più brutte intenzioni! Che si debba qui vedere solo l’espressione – la mascherata anche – del profondo infiacchimento, della stanchezza, della senilità, del progressivo declinare di forza!

Che importanza possono avere per noi i lustrini con cui un infermo inorpella la sua debolezza? La può pure ostentare come la sua virtù – non c’è alcun dubbio che la debolezza rende miti, ah! così miti, così giusti, così inoffensivi, così «umani»! – La «religione della compassione» alla quale ci vorrebbero convincere – oh! se li conosciamo questi ometti e donnicciole isterici, che oggi hanno bisogno proprio di questa religione, come di un velo e di una acconciatura!

Non siamo umanitari; non oseremmo mai permetterci di parlare del nostro «amore per l’umanità» nessuno di noi è abbastanza commediante per questo!”

Friedrich Nietzsche, “La Gaia Scienza”, 377.

immagine: “Atlas and the Hesperides” di John Singer Sargent.

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