fare due cose praticamente impossibili: comprendere noi stessi in quanto limitati dalle circostanze, e malgrado questo perseguire il nostro progetto come se avessimo realmente tutto sotto controllo

“La de Beauvoir, peraltro, aveva già esplorato direttamente questo territorio in un breve trattato del 1947, “Per una morale dell’ambiguità”. La scrittrice vi affermava che la relazione tra i nostri vincoli fisici e l’affermazione della nostra libertà non è un “problema” che richieda una soluzione. Si tratta semplicemente del modo di esistere dell’essere umano. La nostra condizione, in realtà, è di essere ambigui fin nel profondo, e il nostro compito è quello di imparare a gestire il movimento e l’incertezza presenti nella nostra esistenza, non di bandirli. […]

Dobbiamo fare contemporaneamente due cose praticamente impossibili: comprendere noi stessi in quanto limitati dalle circostanze, e malgrado questo perseguire il nostro progetto come se avessimo realmente tutto sotto controllo.
Secondo la concezione della de Beauvoir, l’esistenzialismo è la filosofia che permette di farlo meglio, poiché si interessa profondamente tanto alla libertà quanto alle contingenze. Essa riconosce la radicale e terrificante portata della nostra libertà nella vita, ma anche le influenze concrete che le altre filosofie tendono a ignorare: la storia, il corpo, le relazioni sociali e l’ambiente.”

Sarah Bakewell, “Al caffè degli esistenzialisti”.

immagine: “Moon (Lez Go Out N’ Feel Tha Nite)” di Christina Quarles.

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