la nostra irrequietudine e paura, che ci porta al rinchiuderci in noi stessi

770063

“Irrequieti: devono fare qualcosa, intraprendere una qualsiasi cosa, altrimenti sono sopraffatti dalla sensazione di essere morti. E perché?
Perché proprio come se fossero davvero morti, non sapendo cosa fare con sé stessi. Vivono solo nel momento in cui fanno qualcosa e nel momento in cui qualcosa succede, e se non succede nulla, allora è il nulla. Se si toglie loro l’occupazione e il peso della vita quotidiana, se si trovano ad avere a che fare solo con se stessi, ecco che si sentono sprofondare in un buco nero. Si sentono un peso addosso poiché l’unica cosa che rimane da fare è ammazzare in qualche modo il tempo. Eppure, proprio la loro insensata condizione non potrebbe invece essere una buona opportunità per riflettere su se stessi e sulla vita sciupata?
Certo che no, poiché ciò peggiorerebbe ancora la situazione. Come potrebbero, infatti, guardarsi allo specchio senza vergognarsi? Possono immaginare che l’analisi di se stessi e della propria esistenza metterebbe in evidenza un bilancio disastroso e pertanto la evitano. Le loro energie vitali, non trovando nulla su cui potersi sfogare, si rivoltano contro e il campo di battaglia è la propria interiorità. Il risultato è che ci si sente bruciare e si è completamente esauriti, si intralciano da soli, la fiducia è svanita, e l’anima, che un tempo si scatenava per i più piccoli fili di speranza, ora che la speranza è tramontata, è avvilita e scoraggiata. Loro lo odiano e preferirebbero invece l’occupazione più insensata a questo vagabondare a vuoto. Non trovando nulla da fare sono assaliti da una certa amarezza: cominciano a invidiare gli altri, quelli che apparentemente sono felici perché fanno le loro cose. E questo implica che cominciano anche a disprezzare se stessi. È un circolo vizioso: mandando tutto al diavolo, si tormentano per la propria sorte, si lamentano dei periodi sfortunati, si nascondono volentieri a casa loro, dove possono poi covare pensieri negativi, visto che lo spirito, non sopportando più di essere inerte, comincia a rimuginare strane fantasie su come ci si possa mettere da parte. Hanno bisogno del trambusto del fare per sentirsi vivere.
Sono anime in pena: non possono far a meno di ciò che le rovina e pretendono il veleno che le distrugge. Ciò che li alleggerisce è in realtà ciò che li schiaccia, non appena si sentono appesantiti cercano qualcos’altro che prometta loro sollievo.”

Gerd Achenbach.