ci sono momenti nella vita in cui bisogna anche fare per poter essere

Murali Mohan Shastri, 75,  a resident of the Mumukshu Bhawan in Varanasi.

“Il Vecchio vedeva tutto quel che succedeva sulla scala dell’eternità in cui il mondo è già nato sette volte e sette volte è già stato distrutto.
Nel fondo aveva forse anche ragione – le forze in ballo sono più grandi di noi – ma non potevo accettarlo. Sono sicuro che se mi avesse avuto dinanzi mi avrebbe citato qualche santo o magari anche quel malandrino intelligente e mistico di Gurdjieff, secondo cui sarebbero bastate duecento persone illuminate a cambiare la storia dell’umanità. Meglio quindi cercare di diventare una di quelle. Lo sentivo dire che l’essere e di gran lunga più importante del fare, ma io pensavo che ci sono momenti nella vita in cui bisogna anche fare per poter essere. In quelle circostanze l’inazione era un’azione che mi pareva immorale. In fondo, nel suo elogio dell’inattività c’era qualcosa di profondamente indiano che non mi piaceva, che non era nella mia natura. Se il mio tetto pisciava acqua, dovevo andare a ripararlo. Il Vecchio, lo so, riusciva a essere indifferente.”

Tiziano Terzani, “Un altro giro di giostra”.

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l’individualità è mera apparenza

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“«L’individualità è reale; il pincipium individuationis, la separazione degli individui, è la natura delle cose in sé; ogni individuo è un essere sussistente per sé; solo il mio io, come appare nella coscienza, è il mio vero essere»: questa verità è testimoniata da carne e ossa, ma su di essa si fonda anche ogni malvagità, e ogni azione malvagia ne è l’espressione.
Invece: «L’individualità è mera apparenza; il principium individuationis è una mera forma dell’apparenza; la separazione degli individui avviene soltanto nella rappresentazione; il mio autentico essere in sé esiste in ogni altro essere altrettanto immediatamente di quanto si rivela a me nella mia coscienza».: questa è la conoscenza che si manifesta come compassione, su cui si fonda pertanto ogni virtù autentica e di cui ogni buona azione è l’espressione.
Chi è virtuoso, nobile e amichevole non fa che tradurre la mia metafisica in azioni, non con giri di parole o mezze frasi, bensì in modo del tutto immediato. Chi è vizioso, insensibile ed egoista non fa che negare la mia metafisica tramite l’azione.”

Arthur Schopenhauer

non parlare troppo di principi filosofici, agisci ispirandoti a questi principi

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“Non parlare troppo di principi filosofici, agisci ispirandoti a questi principi. Per esempio, in un banchetto non dire come si deve mangiare, ma mangia come si deve. E se, trovandoti tra gente comune, il discorso cade su un principio filosofico che hai imparato da poco, perlopiù mantieni il silenzio, perché diversamente vi è il serio pericolo di rigettare subito ciò che non hai digerito. Non mostrare a dei profani principi filosofici, ma le azioni che discendono dalla loro assimilazione. Molti, non appena hanno assunto delle dottrine filosofiche, le vogliono subito restituire, così come malati di stomaco vomitano il cibo appena ingerito. Se riesci a digerirle, sarà visibile anche dei cambiamenti del tuo essere. L’architetto non dice: “ascoltate i miei ragionamenti sull’arte”, ma fa il progetto di una casa, la costruisce e mostra così di essere un architetto.”

Epitteto, Diatribe e Manuale

smettiamola di differire i buoni propositi!

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“La maggior parte dei mortali, o Paolino, si lagna per la cattiveria della natura, perché siamo messi al mondo per un esiguo periodo di tempo, perché questi periodi di tempo a noi concessi trascorrono così velocemente, così in fretta che, tranne pochissimi, la vita abbandoni gli altri nello stesso sorgere della vita. In verità noi non disponiamo di poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto. La vita è lunga abbastanza e ci è stata data con larghezza per la realizzazione delle più grandi imprese, se fosse impiegata tutta con diligenza; ma quando essa trascorre nello spreco e nell’indifferenza, quando non viene spesa per nulla di buono, spinti alla fine dall’estrema necessità, ci accorgiamo che essa è passata e non ci siamo accorti del suo trascorrere. È così: non riceviamo una vita breve, ma l’abbiamo resa noi, e non siamo poveri di essa, ma prodighi. Come sontuose e regali ricchezze, quando siano giunte ad un cattivo padrone, vengono dissipate in un attimo, ma, benché modeste, se vengono affidate ad un buon custode, si incrementano con l’investimento, così la nostra vita molto si estende per chi sa bene gestirla.
C’è chi è preso da insaziabile avidità, chi dalle vuote occupazioni di una frenetica attività; uno è fradicio di vino, un altro languisce nell’inerzia; uno è stressato da un’ambizione sempre dipendente dai giudizi altrui, un altro è sballottato per tutte le terre da un’avventata bramosia del commercio, per tutti i mari dal miraggio del guadagno; molti sono prigionieri della brama dell’altrui bellezza o della cura della propria; la maggior parte, che non ha riferimenti stabili, viene sospinta a mutar parere da una leggerezza volubile ed instabile e scontenta di sé; a certuni non piace nulla a cui drizzar la rotta, ma vengono sorpresi dal destino intorpiditi.
“Piccola è la porzione di vita che viviamo”. Infatti tutto lo spazio rimanente non è vita, ma tempo. I vizi premono ed assediano da ogni parte e non permettono di risollevarsi o alzare gli occhi a discernere il vero, ma li schiacciano immersi ed inchiodati al piacere.
Giammai ad essi è permesso rifugiarsi in se stessi; se talora gli tocca per caso un attimo di tregua, come in alto mare, dove anche dopo il vento vi è perturbazione, ondeggiano e mai trovano pace alle loro passioni. Pensi che io parli di costoro, i cui mali sono evidenti?
È estremamente irragionevole lo sdegno di taluni: si lamentano dell’alterigia dei potenti, perché questi non hanno il tempo di venire incontro ai loro desideri. Osa lagnarsi della superbia altrui chi non ha tempo per sé?
Mai abbastanza mi meraviglierò di questo appannamento delle menti umane: non si tollera che i propri campi vengano occupati da nessuno e, se sorge una pur minima disputa sulla modalità dei confini, si precipitano alle pietre ed alle armi: permettono che altri invadano la propria vita, anzi essi stessi vi fanno entrare i suoi futuri padroni; non si trova nessuno che sia disposto a dividere il proprio denaro: a quanti ciascuno distribuisce la propria vita! Sono avari nel tenere i beni; appena si giunge alla perdita di tempo, diventano molto prodighi in quell’unica cosa in cui l’avarizia è un pregio.
E così piace citare uno dalla folla degli anziani: “Vediamo che sei arrivato al termine della vita umana, hai su di te cento o più anni: suvvia, fa un bilancio della tua vita. Calcola quanto da questo tempo hanno sottratto i creditori, quanto le donne, quanto i clienti, quanto i litigi con tua madre, quanto le visite di dovere attraverso la città; aggiungi le malattie, che ci siamo procurati con le nostre mani, aggiungi il tempo che giacque inutilizzato: vedrai che hai meno anni di quanti ne conti. Ritorna con la mente a quando sei stato fermo in un proposito, quanti pochi giorni si sono svolti così come li avevi programmati, a quando hai avuto la disponibilità di te stesso, a quando il tuo volto non ha mutato espressione, a quando il tuo animo è stato coraggioso, che cosa di positivo hai realizzato in un periodo tanto lungo, quanti hanno depredato la tua vita mentre non ti accorgevi di cosa stavi perdendo, quanto ne ha sottratto un vano dispiacere, una stupida gioia, un’avida bramosia, una piacevole discussione, quanto poco ti è rimasto del tuo: capirai che muori anzitempo”. Dunque qual è il motivo?
Purtroppo state vivendo come se doveste vivere in eterno e mai vi sovviene della vostra caducità, non ponete mente a quanto tempo è già trascorso; ne perdete come da una rendita ricca ed abbondante, quando forse proprio quel giorno, che si regala ad una certa persona od attività, è l’ultimo. Avete paura di tutto come mortali, desiderate tutto come immortali.”

Seneca