quel terribile ossimoro che è un “animale spirituale”

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“A volte, Signore, viene la tentazione di dire che se tu ci volevi come i gigli della campagna avresti potuto darci un’organizzazione più simile alla loro. Ma proprio qui, immagino, sta il tuo grande esperimento. Anzi, no: non un esperimento, perché tu non hai bisogno di scoprire nulla.

Meglio dire: la tua grande impresa. Fare un organismo che sia anche uno spirito; fare quel terribile ossimoro che è un “animale spirituale”.

Prendere un povero primate, una bestia coperta di terminazioni nervose, una creatura con uno stomaco che vuole essere riempito, un animale riproduttivo che ha bisogno di un compagno, e dire:
«Avanti, forza! Diventa un dio».”

Clive Lewis, “Il diario di un dolore”.

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essere nel tempo significa mutare

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“Gli esseri umani sono anfibi – mezzo spirito e mezzo animale. Come spiriti essi appartengono al mondo dell’eternità, ma come animali sono abitatori del tempo. Ciò significa che, mentre il loro spirito può essere diretto verso un oggetto eterno, il loro corpo, le passioni e l’immaginazione sono in continuo divenire, poiché essere nel tempo significa mutare.
Perciò la cosa che più li avvicina alla costanza è l’ondulazione – cioè il ripetuto ritorno a un livello dal quale ripetutamente si allontanano, una serie di depressioni e di elevazioni.
Se tu l’osservi attentamente scorgi quest’ondulazione in ogni settore della sua vita – l’interesse per il lavoro, l’affetto verso gli amici, gli appetiti fisici, tutto va su e giù. Finché egli vivrà sulla terra periodi di ricchezza e di vivacità emotiva e corporale si alterneranno a periodi di torpore e di povertà.”

Clive Lewis, “Le lettere di Berlicche”.

tu sei questo – tat tvam asi

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“Dire che tempo e spazio sono solo forme della nostra conoscenza che, in quanto tali, non appartengono alla cosa in sé, equivale esattamente a sostenere la frase: «L’animale che adesso uccidi sei tu stesso, lo sei adesso (tat tvam asi)».
Chi comprende il tat tvam asi ha compreso anche l’idealità dello spazio e del tempo, e viceversa. Il tat tvam asi si identifica totalmente con la conoscenza dell’unità metafisica della volontà, si presenta come una sincera repulsione a ferire o danneggiare chicchessia, quindi anche come misericordia verso gli animali, i quali, benché capaci solo di sofferenze momentanee, non vengono comunque sottoposti a sofferenze inutili o sproporzionate.”

Arthur Schopenhauer