simposiate!

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“Talvolta è opportuno arrivare anche fino all’ebbrezza, non perché ci sommerga, ma perché abbia effetto tranquillante; infatti dissolve gli affanni e muove l’animo dal profondo e come cura alcune malattie così anche la tristezza, e Libero non è detto così per la libertà di parola ma perché libera l’animo dalla schiavitù delle preoccupazioni e gli dà indipendenza e forza e lo rende più audace verso ogni impresa. Ma nella libertà come nel vino è salutare la moderazione. Non bisogna farlo spesso, in modo che l’animo non prenda una cattiva abitudine, e tuttavia talvolta occorre spingerlo all’esultanza e alla libertà, e la triste sobrietà va per un po’ abbandonata.
Infatti sia che diamo retta al poeta greco:”Talvolta è piacevole anche fare follie”, sia a Platone: “Invano chi è padrone di sé bussa alla porta della poesia”, sia ad Aristotele: “Non ci fu nessun grande ingegno senza un pizzico di follia”: non può esprimere qualcosa di grande e superiore agli altri se non una mente eccitata. Una volta che ha disprezzato le cose usuali e comuni e per divina ispirazione si è elevata più in alto, allora infine suole cantare qualcosa di più grande delle capacità umane. Non può attingere qualcosa di sublime e di elevato finché rimane in sé:” è necessario si stacchi dal consueto e scarti verso l’alto e morda i freni e trascini il suo auriga e lo conduca là dove da solo avrebbe avuto paura di salire.”

Seneca

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