pseudo-cose, aggeggi per vivere

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“Per i nostri avi, “una casa”, una “fontana”, una torre loro familiare, un abito posseduto erano ancora qualcosa di infinitamente più intimo; quasi ogni cosa era un recipiente in cui rintracciavano e conservavano l’umano.

Ora ci incalzano dall’America cose nuove e indifferenti, pseudo-cose, aggeggi per vivere. Una casa nel senso americano, una mela americana, o una vite americana non hanno nulla in comune con la casa, il frutto, il grappolo in cui erano riposte le speranze e la ponderazione dei nostri padri.”

1926, Rainer Maria Rilke, “Briefe aus Muzot”.

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l’immagine che l’America ci propone di sé

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“Una delle più straordinarie capacità dell’America è quella di produrre immagini estremamente positive di sé, di crederci e di fare in modo che anche gli altri ci credano. L‘industria cinematografica ha avuto, in questo, un ruolo determinante. Per gli americani è ormai per gran parte dell‘opinione pubblica di mezzo mondo, la storia americana non è quella che uno può leggere nei libri, ma quella che uno vede nei film. Gli americani sono sempre i «nostri» che arrivano al momento giusto a salvare la situazione contro i «selvaggi pellerossa»; sono sempre i «buoni» nella lotta contro i nazisti, i comunisti, i guerriglieri, i terroristi o gli alieni.
Hollywood non rifugge dall‘affrontare i tanti problemi della società americana, ma ha un modo tutto suo di presentarli e di risolverli con quel lieto fine che è ideologicamente – e anche commercialmente – d’obbligo per ogni storia. Democrazia, eguaglianza, giustizia sono valori che vengono platealmente negati nella realtà, ma costantemente riaffermati nella sua rappresentazione. La finzione prende il posto della notizia. La propaganda quello della verità.
In America l‘industria della pubblicità e quella delle pubbliche relazioni sono ormai due sofisticatissimi sistemi di manipolazione della mente e non c’è più nulla, da Dio a un prodotto elettronico a una guerra, che non venga abilmente impacchettato e presentato in una qualche illusionistica formula di parole o un una qualche scatola lucida e colorata da lanciare sul mercato.”

Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra.

la supertribù

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“L’uomo è ingabbiato in una supertribù, dove ogni membro non conosce più personalmente tutti gli altri. Il risultato di questa organizzazione sono gli enormi vantaggi pagati in termini di disciplina, ma la legge vieta di fare agli uomini non ciò a cui li porterebbero gli istinti, ma ciò a cui li spingono le condizioni artificiose della civiltà.
Ci si lascia tentare dal mito del buon selvaggio, vagheggiando la vita semplice delle comunità primitive, ma sarebbe inautentico, dal momento che siamo individui che hanno assaporato le emozioni, insieme agli orrori dell’esistenza supertribale. Abbiamo perso l’innocenza e questo è un fatto irreversibile. L’uomo a causa della curiosità insaziabile e l’inventiva, prova piacere di essere scaraventato nel caos. Il tumulto urbano lo stimola, genera idee umane, non ne riesce più fare a meno. Se gli stimoli sono troppo deboli si aumenta alacrità comportamentistica creando problemi superflui, reagendo eccessivamente, inventando attività nuove. Se sono troppo deboli si riduce reattività alle sensazione in arrivo.”

Morris

la vera saggezza non si distribuisce su scala industriale

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“Una volte per giungere alla saggezza, un discepolo doveva servire per anni il suo maestro, andargli a prendere l’acqua, tagliargli la legna, spazzare la capanna, finché quello gli dava una indicazione, gli insegnava qualcosa, lo faceva parte di una parte del «segreto». Oggi tutto e diventato come il caffè in polvere: istantaneo, e con ciò niente e più veramente particolare o prezioso. A volte mi pare che persino la lingua che parliamo sia stata infettata da un qualche virus che le toglie la sua forza. Certe parole, usate e riusate, specie a sproposito, hanno perso gran parte del loro significato. Parliamo sempre più spesso per cliché, ripetiamo modi banali di dire le cose, parliamo soprattutto distrattamente, tanto per fare conversazione. Amare, ad esempio, è una bella espressione, una parola potente. Ma non si può ogni giorno amare qualcuno o qualcosa, non si può allo stesso modo amare una persona o una cosa. Per questo, chi medita davvero non ne parla.”

Tiziano Terzani

siamo diventati il nostro denaro

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“Ciò che mediante il denaro è a mia disposizione, ciò che io posso pagare, ciò che il denaro può comprare, quello sono io stesso, il possessore del denaro medesimo. Quanto grande è il potere del denaro, tanto grande è il mio potere. Le caratteristiche del denaro sono le mie stesse caratteristiche e le mie forze essenziali, cioè sono le caratteristiche e le forze essenziali del suo possessore.
Ciò che io sono e posso non è quindi affatto determinato dalla mia individualità. Io sono brutto, ma posso comprarmi la più bella tra le donne. E quindi io non sono brutto, perché l’effetto della bruttezza, la sua repulsività, è annullato dal denaro. lo, considerato come individuo, sono storpio, ma il denaro mi procura ventiquattro gambe; quindi non sono storpio. Io sono un uomo malvagio, disonesto, senza scrupoli, stupido; ma il denaro è onorato, e quindi anche il suo possessore. Il denaro è il bene supremo, e quindi il suo possessore è buono. Il denaro, inoltre, mi toglie la pena di essere disonesto, e quindi si presume che io sia onesto. lo sono uno stupido, ma il denaro è la vera intelligenza di tutte le cose; e allora come potrebbe essere stupido chi lo possiede? Inoltre costui potrà sempre comprarsi le persone intelligenti, e chi ha potere sulle persone intelligenti non è più intelligente delle persone intelligenti? Io, che col denaro ho la facoltà di procurarmi tutto quello a cui il cuore umano aspira, non possiedo forse tutte le umane facoltà? Forse che il mio denaro non trasforma tutte le mie deficienze nel loro contrario?
E se il denaro è il vincolo che mi unisce alla vita umana, che mi unisce alla società, che mi collega con la natura e gli uomini, non è il denaro forse il vincolo di tutti i vincoli, il vero cemento, la forza galvano-chimica della società?”

K. Marx

si crede solo nel Dio Denaro

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“Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate: virtù, amore, opinione, scienza, coscienza… tutto divenne commercio. È il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore.”

“Miseria della filosofia”, Karl Marx