la domanda più importante

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“”La nostra vita finisce con la morte del corpo?” è la domanda più importante che ci sia, tutti se la sono posta almeno una volta nella vita. Scegliamo di credere o meno nella vita eterna e di conseguenza le nostre decisioni sono ragionevoli o insensate. Ogni decisione ragionevole si basa sulla fede nella vita eterna.
Perciò la nostra prima occupazione deve essere trovare e capire cosa nella vita è immortale. Alcune persone dedicano tutte le loro forze a questa ricerca. Essi ammettono che da ciò dipende tutta la loro vita.
Altri, anche se dubitano dell’eternità della vita, non rimangono in disparte e sono sinceramente turbati dal quesito e lo ritengono la loro più grande disgrazia. Nulla li è più caro del potersi avvicinare alla verità, non risparmiano le forze e continuano a cercare, diventa attività primaria della loro vita.
Esiste però anche chi non ci pensa. La loro incuranza, di ciò che li riguarda strettamente, mi sorprende, mi indigna e mi spaventa.”

Pascal

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cerca la sorgente della verità

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“Coloro i quali non conoscono fonti più pure di verità, e che non ne hanno risalito il corso, restano fedeli, e saggiamente, alla Bibbia e alla Costituzione, e vi si abbeverano con riverenza e umiltà; ma coloro che la vedono sgocciolare in questo lago o in quella pozza, si mettono ancora una volta all’opera, e continuano il pellegrinaggio verso la sorgente.”

Henry David Thoreau

qual’è la cosa in assoluto migliore per gli uomini?

“L’antico mito racconta di come il re Mida abbia dato la caccia per molto tempo al saggio Sileno, il seguace di Dioniso, senza prenderlo. Quando infine gli cadde tra le mani, il re chiese quale fosse la cosa in assoluto migliore e maggiormente desiderabile per gli uomini. Rigido e immobile, il demone tace; finché, costretto dal sovrano, con un riso stridulo erompe in queste parole: “Miserabile stirpe d’un giorno, figli del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te sarebbe vantaggiosissimo non sentire? La cosa in assoluto migliore per te è del tutto irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la seconda cosa migliore per te è – morire presto.”
[…] il Greco riconosceva e percepiva l’orrore e lo spavento dell’esistenza: perciò, per poter vivere, egli dovette rappresentarsi davanti ad essa la splendente creazione di sogno degli dei olimpici.
Per poter vivere, i Greci dovettero creare questi dei a causa del più profondo bisogno; questo processo dobbiamo rappresentarcelo così: dall’originario ordinamento divino titanico basato sul terrore si sviluppò, tramite lente evoluzioni, l’ordinamento divino olimpico della gioia, grazie all’impulso apollineo verso la bellezza: come rose sbocciate da cespugli spinosi. Come avrebbe potuto altrimenti sopportare l’esistenza un popolo dalla sensibilità così ricettiva, dai desideri così travolgenti, così unicamente dotato per il dolore, se essa non gli si fosse mostrata, nei suoi dei, circonfusa di una gloria superiore?
[…] Così gli dei giustificano l’esistenza umana, vivendola essi stessi. L’esistenza sotto la chiara luce del sole di questi dei viene considerata come meritevole di essere desiderata, e l’autentico dolore degli uomini omerici si riferisce al doversene congedare, soprattutto al prematuro congedo da essa: così che adesso di loro si potrebbe dire, capovolgendo la saggezza del Sileno, che “la cosa peggiore in assoluto per loro è morire presto, la seconda cosa peggiore è dover comunque morire.””

Nietzsche