conoscere è ricordare

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“A parlare sono i sacerdoti e le sacerdotesse, ai quali sta a cuore essere in grado di discutere di ciò di cui hanno il ministero; ma parla anche Pindaro e molti altri poeti, tutti quelli che sono divini. Ed ecco cosa dicono: esamina dunque se ti sembra che dicano il vero. Affermano infatti che l’anima dell’uomo è immortale, e che talora finisce – e questo lo chiamano morire – talora invece nasce di nuovo, ma non perisce mai; per questo dunque bisogna vivere il più possibile una vita pia. Dal momento che l’anima è immortale e nasce più volte, ed ha contemplato tutte le cose, sia qua sia nell’Ade, non c’è niente che essa non abbia imparato; sicché non desta meraviglia il fatto che essa sia capace di ricordare, sulla virtù e sul resto, ciò che sapeva anche prima. Infatti poiché la natura tutta è congenere e l’anima ha appreso tutto quanto, nulla impedisce che, ricordando una sola cosa – e questo gli uomini lo chiamano appunto apprendimento – uno trovi da se stesso anche tutto il resto, se è coraggioso e non si stanca di cercare: cercare e apprendere infatti sono in generale reminiscenza. Non bisogna dunque credere a questo ragionamento eristico: esso infatti ci renderebbe pigri ed è dolce da ascoltare per gli uomini privi di nerbo, mentre l’altro rende operosi e atti alla ricerca; poiché io credo che dica il vero, voglio cercare assieme a te cosa sia la virtù.”

Platone, Menone.

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