il bisogno umano di certezze

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“La libertà non può essere acquisita in opposizione alla società. Il risultato della ribellione alle regole è una perpetua agonia di indecisione correlata a uno stato di incertezza sulle intenzioni e i movimenti di chi li circonda, qualcosa che rende probabilmente la vita un inferno. Modelli e standard imposti da forti pressioni sociali risparmiano tale agonia: grazie alla monotonia e alla regolarità dei modelli di condotta raccomandati, imposti e inculcati, gli esseri umani sanno quasi sempre come procedere e ben di rado vengono a trovarsi privi di adeguate direttive o finiscono in situazioni in cui occorre prendere decisioni e assumersene la responsabilità senza conoscerne le conseguenze, rendendo così ogni passo irto di rischi e difficile da calcolare.

Nel momento in cui l’individuo si trova nella condizione di «andare avanti e sperare nella fortuna» (come Erich Fromm ha memorabilmente affermato), si vede costretto a «bere o affogare», parte la «compulsiva ricerca di certezze», inizia la disperata ricerca di «soluzioni» in grado di «eliminare la consapevolezza del dubbio» e qualsiasi cosa prometta di «assumersi la responsabilità di garantire ’certezza’» è bene accetta.”

Bauman Zygmunt, “Modernità liquida”.

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si nasce una volta, due volte non è concesso

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«Si nasce una volta, due volte non è concesso, ed è necessario non essere più in eterno; tu, pur non essendo padrone del tuo domani procrastini la gioia, ma la vita trascorre nell’indugiare e ciascuno di noi muore senza aver mai goduto della pace.»

Epicuro, “Gnomologium Vaticanum Epicureum”.

 

“A quanto possiamo discernere, l’unico scopo dell’esistenza umana è di accendere una luce nell’oscurità del mero essere.”

Carl Gustav Jung.

dovremmo stare attenti a non fare dell’intelletto il nostro dio

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“Noi dovremmo stare attenti a non fare dell’intelletto il nostro dio. Esso ha, naturalmente, muscoli possenti, ma non è dotato di alcuna personalità. Non può guidare, può solo servire; e non è esigente nella sua scelta di un capo. Questa caratteristica si riflette nella qualità dei suoi sacerdoti, gli intellettuali. L’intelletto ha la vista lunga in fatto di metodi e strumenti, ma è cieco rispetto ai fini e ai valori.

I nostri antenati ebrei, i profeti e gli antichi saggi cinesi compresero e proclamarono che il fattore più importante nel dare forma alla nostra esistenza umana e individuare e fissare una meta; e la meta è una società di esseri umani liberi e felici che si prodighino con costante sforzo interiore per liberarsi dal retaggio degli istinti antisociali e distruttivi.
È in questo sforzo che l’intelletto può offrire l’aiuto più potente. I frutti dello sforzo intellettivo, insieme allo sforzarsi in sé, in cooperazione con l’attività creativa dell’artista, danno contenuto e senso alla vita.”

Albert Einstein, “Il fine dell’esistenza umana”.

noia di vivere

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“Come si chiama: noia di vivere? Intendo, sappiatelo bene, non la noia passeggera, non quella per fatica, o la noia di cui si conosce il genere e di cui si sanno i confini, ma quella noia perfetta, quella noia pura, quella noia che non ha altra sostanza che la vita stessa, e altra causa seconda che la chiaroveggenza del vivente.

Questa noia assoluta non è in sé che la vita nella sua nudità, quando si contempla chiaramente.”

P. Valery, L’ame et la danse.

 

“Siccome gli dei erano accidiosi e si annoiavano crearono gli uomini.
Anche Adamo era accidioso e si annoiava, perciò fu creata Eva.
Da tale istante la noia entrò nel mondo e crebbe di dimensioni esattamente nella misura in cui crebbe la popolazione.
Adamo si annoiava da solo, poi Adamo ed Eva si annoiavano insieme, poi Adamo, Eva, Caino e Abele si annoiavano in famiglia, poi la popolazione del mondo aumentò, e le genti si annoiavano in massa.
Per distrarsi ebbero l’idea di costruire una torre che fosse così alta da toccare il cielo.
Questa idea era noiosa tanto quanto l’altezza della torre, e costituì una terribile prova di come la noia avesse preso il sopravvento.”

S. Kierkegaard, Enten-Eller, Aut-Aut.

 

“Mi sento vecchio, usato, nauseato di tutto. Gli altri mi annoiano come me stesso. Ciò nonostante lavoro, ma senza entusiasmo e come si fa un compito.

Non attendo altro dalla vita che una sequenza di fogli di carta da scarabocchiare in nero.

Mi sembra di attraversare una solitudine senza fine, per andare non so dove. E sono io stesso a essere di volta in volta il deserto, il viaggiatore e il cammello.”

G. Flaubert, Correspondance.

nessuna risposta

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“Quando pongo le domande fondamentali davanti a Dio, non ricevo nessuna risposta.

Ma è un “nessuna risposta” di tipo speciale. Non è la porta sprangata. Assomiglia piuttosto a un lungo sguardo silenzioso, e tutt’altro che indifferente. Come se Lui scuotesse il capo non in segno di rifiuto, ma per accantonare la domanda. Come a dire: «Zitto, bimbo; tu non capisci».

Può un mortale fare domande che Dio trova senza risposta? Facilissimo, direi. Ogni domanda senza senso non ha risposta. Quante ore ci sono in un metro? Giallo è quadrato o rotondo? È probabile che buona parte dei nostri interrogativi – buona parte delle nostre grandi questioni teologiche e metafisiche – siano domande di questo genere”

Clive Lewis, “Il diario di un dolore”.

l’essere umano: il creatore di immagini

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“Affermare la libertà contro coloro che la negano significa sostenere la centralità dell’essere umano in tutto il mondo naturale: una centralità che non è sempre causa di orgoglio, anzi, sovente è fonte di degrado e di abiezione, talora in modo così intenso da dover collocare gli esseri umani al di sotto del livello degli animali quanto a stupidità e crudeltà.

In ogni caso, nel bene e nel male, la questione della libertà non solo concerne il nucleo più intimo dell’antropologia, ma riguarda anche una delle domande in cui si riassume tutto il senso del pensiero: «Chi è l’uomo?», questione che accompagna l’umanità fin dai primordi, quando l’essere umano, oltre che “faber”, prese a scoprirsi anche “pictor”, creatore di immagini, di cui le idee sono tra le più potenti.

Ha scritto Hansjonas: «L’esistenza di immagini nella sua illimitata promessa è sufficiente evidenza della libertà umana».”

Vito Mancuso, “Il coraggio di essere liberi”.

quel terribile ossimoro che è un “animale spirituale”

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“A volte, Signore, viene la tentazione di dire che se tu ci volevi come i gigli della campagna avresti potuto darci un’organizzazione più simile alla loro. Ma proprio qui, immagino, sta il tuo grande esperimento. Anzi, no: non un esperimento, perché tu non hai bisogno di scoprire nulla.

Meglio dire: la tua grande impresa. Fare un organismo che sia anche uno spirito; fare quel terribile ossimoro che è un “animale spirituale”.

Prendere un povero primate, una bestia coperta di terminazioni nervose, una creatura con uno stomaco che vuole essere riempito, un animale riproduttivo che ha bisogno di un compagno, e dire:
«Avanti, forza! Diventa un dio».”

Clive Lewis, “Il diario di un dolore”.