rarissimi quelli che, per preparare la rivoluzione, se ne vogliono rendere degni

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“Fare il proprio volo ogni giorno! Almeno un momento che può essere breve, purché sia intenso. Ogni giorno un «esercizio spirituale», da solo o in compagnia di una persona che vuole parimenti migliorare.

Esercizi spirituali. Uscire dalla durata. Sforzarsi di spogliarsi delle proprie passioni, delle vanità, del desiderio di rumore intorno al proprio nome (che di tanto in tanto prude come un male cronico). Fuggire la maldicenza. Deporre la pietà e l’odio. Amare tutti gli uomini liberi. Eternarsi superandosi.

Questo sforzo su di sé è necessario, questa ambizione giusta. Numerosi sono quelli che si immergono interamente nella politica militante, nella preparazione della rivoluzione sociale. Rari, rarissimi quelli che, per preparare la rivoluzione, se ne vogliono rendere degni.”

Georges Friedmann, “La Puissance et la Sagesse”.

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la conoscenza di sé

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“In India tutti sembrano saperlo. La filosofia qui non è una forma di ginnastica, non è il monopolio dei colti, non è riservata alle accademie, alle scuole, ai «filosofi».

La filosofia in India è parte della vita, è il filo di Arianna con cui uscire dal labirinto dell’ignoranza.

La filosofia è la religione grazie alla quale gli indiani contano di raggiungere la salvezza che nel loro caso è conoscenza.

Non la conoscenza «utile», quella per manipolare, possedere, cambiare, dominare il mondo (la scienza non è mai stata il loro punto forte); bensì, come dicono i testi sacri, «quella conoscenza che una volta conosciuta non lascia più niente da conoscere»: la conoscenza di sé.”

Tiziano Terzani, “Un altro giro di giostra”.

la meta del viaggio

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“Il mio viaggio non era più in cerca di una cura per il mio cancro, ma per quella malattia che è di tutti: la mortalità.

Ma anche quella, è davvero una “malattia”? Qualcosa di cui temere, un “male” da cui star lontani? Magari no.

“Immagina come sarebbe affollato il mondo se fossimo tutti immortali e dovessimo restare a giro per sempre, e con noi ci dovessero essere, anche loro immortali, tutti quelli che ci hanno preceduto nei secoli!”, disse un giorno il mio vecchio compagno durante una passeggiata nella foresta. “Si tratta di capire che la vita e la morte sono due aspetti della stessa cosa.”

Arrivare a questo è forse la sola vera meta del viaggio che tutti intraprendiamo nascendo: un viaggio di cui io stesso non so granché, tranne che la sua direzione – ora ne sono convinto – è dal fuori verso il dentro e dal piccolo sempre più verso il grande.”

Tiziano Terzani, “Un altro giro di giostra”.

l’importanza del raccoglimento

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“Quanto più energica ed operosa sarebbe, per esempio, la nostra vita, se ogni sera ci impegnassimo di rendere a noi medesimi stretto conto del modo in cui abbiamo occupato la giornata! Questo esige ogni giorno alcuni istanti di raccoglimento: ciò che diventa sempre più difficile in questa nostra vita odierna così rumorosa ed agitata, travolta in un turbine continuo d’impressioni e di passioni, che non lascia allo spirito nè pace nè riposo.
Bisogna tuttavia saper togliere ogni giorno alcuni minuti alle occupazioni abituali per dedicarli alla meditazione; o quanto meno utilizzare a questo fine quei momenti in cui l’animo nostro è libero, invece di perderli in fantasticherie puerili o in frivoli passatempi. Le ore insonni della notte, le lunghe ore di viaggio e di attesa possono ben venir consacrate, senza alcun pregiudizio, alla meditazione: non sarebbe neanche difficile consacrare a questo fine una breve passeggiata solitaria di mezz’ora.
I moralisti consigliano anche di dedicare tutti gli anni qualche breve periodo di alcuni giorni, che fosse come un ritorno su tutto il passato, una specie di «ritiro spirituale» della coscienza. Non è necessario per questo ritirarsi, come un tempo, nel silenzio di un chiostro; basterebbe chiedere ai giorni che si dedicano al mare o alla montagna, in luogo di rumorose distrazioni, un poco di solitudine e di raccoglimento.”

Piero Martinetti

i libri dell’anima

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“Alla meditazione ed all’esercizio delle norme direttive della vita dovrebbe andar unita sempre la lettura di qualche libro dell’anima; ciascuno dovrebbe scegliere tra i volumi eterni che hanno servito di guida e di conforto alla umanità attraverso i secoli, quello o quelli che più si avvicinano alla sua concezione ideale, e servirsene come d’un viatico quotidiano, onde attingerne materia per le proprie meditazioni, consolazione nelle avversità, forza nelle risoluzioni. Tale è stata per molti secoli la Bibbia; tali possono essere anche oggi per molti, secondo le loro credenze, il Vangelo, l’lmitazione di Cristo, i Discorsi di Epitteto, le Meditazioni di M. Aurelio, i Doveri dell’Uomo di Mazzini, gli Aforismi di Schopenhauer. Anche le Opere letterarie possono servire a questo fine, specialmente quelle che congiungono alla
bellezza la profondità del pensiero; come pure le biografie di uomini grandi, che possono infiammarci col loro esempio.
L’essenziale è che ciascuno scelga, secondo le proprie preferenze, il libro o i libri nei quali ha trovato un contorto ed una guida nella vita, e che rimanga ad essi fedele come ad un amico prezioso ed inseparabile.”

Piero Martinetti

Qual’è invece il libro che vi da forza e vi consola? Quale vi guida verso l’ideale della vostra vita?

bisogna fermarsi per conoscersi, per essere se stessi

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“Un giorno Buddha è in viaggio e vuole attraversare una foresta. Tutti glielo sconsigliano. La foresta è pericolosissima. Ci si nasconde un bandito malvagio che si diverte ad assaltare i viandanti, derubarli e tagliare loro le dita per aggiungerle alla collana che tiene sul petto. Il suo nome è, appunto, Angulimal: anguli, le dita, mala, la collana. Buddha non si fa distogliere dal suo intento e da solo si avvia. Appena il bandito lo vede, si getta al suo inseguimento, ma non riesce a raggiungerlo. Angulimal va da una parte e Buddha e dall’altra, corre dall’altra e Buddha è altrove.
Esausto, Angulimal urla:
«Ma chi sei? Uomo o superuomo? Dio o diavolo? Ti corro dietro e non ti raggiungo mai. Come puoi essere così più svelto di me?»
«Sei tu che corri. Io non mi sono mai mosso» risponde Buddha. «Eccomi qua.»
Angulimal allora si ferma e finalmente «raggiunge» Buddha. Capisce, si getta ai suoi piedi e diventa suo discepolo.

«Il punto della storia», concluse il Vecchio, «è che bisogna fermarsi per conoscersi, per essere se stessi.»”

Tiziano Terzani

il silenzio

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“Un re va da un famoso rishi nella foresta.
«Dimmi, qual è la natura del Sé? » chiede.
Il vecchio lo guarda e non risponde.
Il re ripete la domanda. Il rishi non risponde. Il re chiede di nuovo la stessa cosa, ma il rishi resta muto.
Il re s’arrabbia e urla: «lo chiedo e tu non rispondi!»
«Tre volte ti ho risposto, ma tu non stai a sentire», dice, calmo, il rishi. «La natura del Sé è il silenzio.»”