l’unico modo per non farsi consumare dal consumismo è quello di digiunare

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“Con la sua pretesa scientificità, l’economia si sta mangiando la nostra civiltà creando attorno a noi un deserto dal quale nessuno sa come uscire. Meno di tutti gli economisti.

Ma il modo c’è, dico io. E tanto per restare nel tema di questi giorni, ripropongo la mia vecchia idea: essendo fallite tutte le rivoluzioni, l’unico modo per non farsi consumare dal consumismo è quello di digiunare, digiunare da qualsiasi cosa che non sia assolutamente indispensabile, digiunare dal comprare il superfluo.

Se venissi ascoltato sarebbe la fine dell’economia. Ma se l’economia continua a imperversare come fa, sarà la fine del mondo. Basta guardare questa piccola isola thailandese dove nel giro di pochi anni le foreste sono state tagliate e le spiagge cementificate in nome del progresso e dello sviluppo economico!

Per l’economia è una «buona notizia» che la gente compri di più, costruisca di più, consumi di più. Ma l’idea degli economisti che solo consumando si progredisce è pura follia. E così che si distrugge il mondo, perché alla fine dei conti consumare vuol dire consumare le risorse della Terra. Già oggi usiamo il 120 per cento di quel che il globo produce. Ci stiamo mangiando il capitale. Che cosa resterà ai nostri nipoti?

Gandhi nel suo mondo semplice, ma preciso e morale, lo aveva capito quando diceva: «La Terra ha abbastanza per il bisogno di tutti, ma non per l’ingordigia di tutti».

Grande sarebbe oggi l’economista che ripensasse l’intero sistema tenendo presente ciò di cui l’umanità ha davvero bisogno. E non solo dal punto di vista materiale. Siccome il sistema non cambierà da sé, ognuno può contribuire a cambiarlo… digiunando.

Basta rinunciare a una cosa oggi, a un’altra domani. Basta ridurre i cosiddetti bisogni di cui presto ci si accorge di non aver affatto bisogno. Questo sarebbe il modo di salvarsi. Questa è la vera libertà: non la libertà di scegliere, ma la libertà di essere. La libertà che conosceva bene Diogene che andava in giro per il mercato di Atene borbottando fra sé e sé: «Guarda, guarda, quante cose di cui non ho bisogno!»

Quello di cui oggi abbiamo tutti bisogno è la fantasia per ripensare la nostra vita, per uscire dagli schemi, per non ripetere ciò che sappiamo essere sbagliato.

Perché continuare a cercare soluzioni sociali o politiche in formule che si sono dimostrate fallimentari? Perché le scuole debbono essere come sono? Perché i malati debbono essere curati solo in luoghi chiamati ospedali? Perché il problema degli anziani deve essere risolto con le case di riposo? E già che quello degli anziani sia visto come un «problema» è il vero problema.

E le carceri? Come è possibile che in ogni parte del mondo, dall’Asia all’Europa, dalla Terra del Fuoco alla Lapponia, la soluzione per i criminali sia quella di chiuderli per un certo numero di anni in gabbie più o meno comode? Possibile che nessuno abbia l’ardire di inventare qualcosa di nuovo che non sia l’aggiunta della TV in cella o la visita della moglie una volta al mese?”

Tiziano Terzani, “Un altro giro di giostra”.

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gli eroi e i conquistatori

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“… i non violenti, quando arrivavano gli altri, mettevano i bastoni per terra e si facevano picchiare. Però, che esempio morale! Ma vedi, non si insegna questo, non se ne parla. Le scuole non fanno che la storia degli eroi e dei conquistatori. Alessandro Magno: “magno” perché ha massacrato migliaia di persone nell’Asia centrale? Forse era anche uno simpatico ai suoi tempi, giovane, conquista il mondo.

Ma conquistare cosa vuol dire? Vuol dire uccidere, prendere la roba degli altri. Tutto questo dovrebbe essere rimesso in discussione. L’educazione dovrebbe cominciare con l’insegnare il valore della nonviolenza, che ha a che fare poi con tutto: con l’essere vegetariani, col rispettare il mondo, col pensare che questa terra non te l’han data a te, che è di tutti e tu non puoi impunemente metterti a tagliare e a fare buchi.

Il guaio è, secondo me, che tutto il sistema è fatto in modo che l’uomo, senza neppure accorgersene, comincia sin da bambino a entrare in una mentalità che gli impedisce di pensare qualsiasi altra cosa. Finisce che non c’è nemmeno più bisogno della dittatura ormai, perché la dittatura è quella della scuola, della televisione, di quello che ti insegnano. Spegni la televisione e guadagni la libertà.

Libertà. Non ce n’è più. Io lo continuo a ripetere: non siamo mai stati così poco liberi, pur nella apparente enorme libertà di comprare, di scopare, di scegliere fra i vari dentifrici, fra le quarantamila automobili, fra i telefonini che fanno anche la fotografia. Non c’è più la libertà di essere chi sei. Perché tutto è già previsto, tutto è già incanalato e uscirne non è facile, crea conflitti. Quanta gente viene rigettata dal sistema, viene emarginata perché non rientra nel modello? Facesse invece delle altre cose! Ma non c’è altro, c’è solo una spinta verso il mercato.”

Tiziano Terzani, “La fine è il mio inizio”.

l’immagine che l’America ci propone di sé

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“Una delle più straordinarie capacità dell’America è quella di produrre immagini estremamente positive di sé, di crederci e di fare in modo che anche gli altri ci credano. L‘industria cinematografica ha avuto, in questo, un ruolo determinante. Per gli americani è ormai per gran parte dell‘opinione pubblica di mezzo mondo, la storia americana non è quella che uno può leggere nei libri, ma quella che uno vede nei film. Gli americani sono sempre i «nostri» che arrivano al momento giusto a salvare la situazione contro i «selvaggi pellerossa»; sono sempre i «buoni» nella lotta contro i nazisti, i comunisti, i guerriglieri, i terroristi o gli alieni.
Hollywood non rifugge dall‘affrontare i tanti problemi della società americana, ma ha un modo tutto suo di presentarli e di risolverli con quel lieto fine che è ideologicamente – e anche commercialmente – d’obbligo per ogni storia. Democrazia, eguaglianza, giustizia sono valori che vengono platealmente negati nella realtà, ma costantemente riaffermati nella sua rappresentazione. La finzione prende il posto della notizia. La propaganda quello della verità.
In America l‘industria della pubblicità e quella delle pubbliche relazioni sono ormai due sofisticatissimi sistemi di manipolazione della mente e non c’è più nulla, da Dio a un prodotto elettronico a una guerra, che non venga abilmente impacchettato e presentato in una qualche illusionistica formula di parole o un una qualche scatola lucida e colorata da lanciare sul mercato.”

Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra.

la supertribù

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“L’uomo è ingabbiato in una supertribù, dove ogni membro non conosce più personalmente tutti gli altri. Il risultato di questa organizzazione sono gli enormi vantaggi pagati in termini di disciplina, ma la legge vieta di fare agli uomini non ciò a cui li porterebbero gli istinti, ma ciò a cui li spingono le condizioni artificiose della civiltà.
Ci si lascia tentare dal mito del buon selvaggio, vagheggiando la vita semplice delle comunità primitive, ma sarebbe inautentico, dal momento che siamo individui che hanno assaporato le emozioni, insieme agli orrori dell’esistenza supertribale. Abbiamo perso l’innocenza e questo è un fatto irreversibile. L’uomo a causa della curiosità insaziabile e l’inventiva, prova piacere di essere scaraventato nel caos. Il tumulto urbano lo stimola, genera idee umane, non ne riesce più fare a meno. Se gli stimoli sono troppo deboli si aumenta alacrità comportamentistica creando problemi superflui, reagendo eccessivamente, inventando attività nuove. Se sono troppo deboli si riduce reattività alle sensazione in arrivo.”

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la vera saggezza non si distribuisce su scala industriale

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“Una volte per giungere alla saggezza, un discepolo doveva servire per anni il suo maestro, andargli a prendere l’acqua, tagliargli la legna, spazzare la capanna, finché quello gli dava una indicazione, gli insegnava qualcosa, lo faceva parte di una parte del «segreto». Oggi tutto e diventato come il caffè in polvere: istantaneo, e con ciò niente e più veramente particolare o prezioso. A volte mi pare che persino la lingua che parliamo sia stata infettata da un qualche virus che le toglie la sua forza. Certe parole, usate e riusate, specie a sproposito, hanno perso gran parte del loro significato. Parliamo sempre più spesso per cliché, ripetiamo modi banali di dire le cose, parliamo soprattutto distrattamente, tanto per fare conversazione. Amare, ad esempio, è una bella espressione, una parola potente. Ma non si può ogni giorno amare qualcuno o qualcosa, non si può allo stesso modo amare una persona o una cosa. Per questo, chi medita davvero non ne parla.”

Tiziano Terzani

si crede solo nel Dio Denaro

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“Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate: virtù, amore, opinione, scienza, coscienza… tutto divenne commercio. È il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore.”

“Miseria della filosofia”, Karl Marx