la riflessione tende verso una struttura stabile di valori

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“Indubbiamente, gli esercizi della volontà, possiedono un valore; per esempio l’esecuzione sistematica e regolare, per un certo tempo, di lavori penosi, l’esercitarsi a dominare certi impulsi, a sopportare privazioni ecc.; ma tutte queste cose hanno sempre soltanto una funzione secondaria e non raggiungono affatto il fine per cui sono proposte. Senza dubbio esse possono giovare in certi casi a dare a sé la fiducia nella propria capacità di volere, a perfezionare certi lati del carattere, a far acquistare abitudini preziose: ma non bisogna illudersi che esse valgano a creare una volontà genericamente energica. Se manca la struttura razionale interiore, se la riflessione non ha creato in noi una coscienza stabile di valori che domini tutta la volontà tutto questo apparato esteriore non ha alcuna seria efficacia. Perché esso abbia effettivamente un certo valore è necessario che esercizi si ricolleghino come conseguenze particolari ad una volontà fondamentale interiore, che essi hanno solo il compito di perfezionare e di estendere e da cui traggono in fondo l’energia di cui essi hanno essi stessi bisogno.”

Piero Martinetti