con le lettere e con le parole non si può dir nulla

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“Io credo, — gli disse un giorno, — che un petalo di fiore o un vermiciattolo sul nostro cammino dica e contenga molto più di tutti i libri dell’intera biblioteca. Con le lettere e con le parole non si può dir nulla.
Talvolta scrivo una lettera greca, un theta o un omega, e girando appena un pochino la penna vedo la lettera che guizza e un pesce, mi ricorda in un attimo tutti i ruscelli e i fiumi del mondo, tutto ciò ch’esiste di fresco è di umido l’oceano di Omero e l’acqua su cui camminava Pietro, oppure la lettera diventa un uccello, mette la coda, rizza le penne, si gonfia, ride, vola via.. Ebbene, Narciso, tu non dai molta importanza a lettere di questo genere, vero?
Ma io ti dico: con esse Dio scrisse il mondo.

— Do loro molta importanza, — disse Narciso con tristezza. — Sono lettere magiche: con esse si possono scongiurare tutti i demoni. Certo, per l’uso delle scienze non vanno. Lo spirito ama ciò che è saldo, formato, vuole poter essere sicuro dei suoi segni, ama ciò che è, non ciò che diviene, il reale e non il possibile. Non tollera che un omega diventi un serpente o un uccello. Lo spirito non può vivere nella natura, ma solo di fronte ad essa, come suo contrapposto.”

Hesse Hermann, “Narciso e Boccadoro”.

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dovremmo stare attenti a non fare dell’intelletto il nostro dio

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“Noi dovremmo stare attenti a non fare dell’intelletto il nostro dio. Esso ha, naturalmente, muscoli possenti, ma non è dotato di alcuna personalità. Non può guidare, può solo servire; e non è esigente nella sua scelta di un capo. Questa caratteristica si riflette nella qualità dei suoi sacerdoti, gli intellettuali. L’intelletto ha la vista lunga in fatto di metodi e strumenti, ma è cieco rispetto ai fini e ai valori.

I nostri antenati ebrei, i profeti e gli antichi saggi cinesi compresero e proclamarono che il fattore più importante nel dare forma alla nostra esistenza umana e individuare e fissare una meta; e la meta è una società di esseri umani liberi e felici che si prodighino con costante sforzo interiore per liberarsi dal retaggio degli istinti antisociali e distruttivi.
È in questo sforzo che l’intelletto può offrire l’aiuto più potente. I frutti dello sforzo intellettivo, insieme allo sforzarsi in sé, in cooperazione con l’attività creativa dell’artista, danno contenuto e senso alla vita.”

Albert Einstein, “Il fine dell’esistenza umana”.

effimero stordimento contro il dolore insensato della vita

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“Che è la concentrazione? Che l’abbandono del corpo? Che cos’è il digiuno? la sospensione del respiro?

Tutto questo è fuga di fronte all’Io, breve pausa nel tormento di essere Io, è un effimero stordimento contro il dolore insensato della vita. La stessa evasione, lo stesso effimero stordimento prova il bovaro all’osteria, quando si tracanna alcuni bicchieri di acquavite o di latte di cocco fermentato. Allora egli non sente più il proprio Io, allora non sente più le pene della vita, allora prova un effimero stordimento. E prova lo stesso, sonnecchiando sul suo bicchiere di acqua-vite, che provano Siddharta e Govinda, quando riescono a sfuggire, grazie a lunghi esercizi, dai loro corpi, e a indugiare nel non-Io.

Così è, o Govinda.”

Herman Hesse, “Siddharta”.

il proposito non è avere successo, bensì dare un valore all’esistenza

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“L’operosità di chi sa impiegare utilmente anche ogni quarto d’ora è una dote pregevole per sè, ma non è una perfezione assoluta e serve all’uomo attivo a realizzare sulla terra la bontà e gli altri fini superiori:
quindi, se pur da principio sarà necessario proporsi con chiara coscienza di non perdere mai un quarto d’ora di tempo, sarà pur bene poi cercar di fare di questa bella dote un’abitudine per poter dedicare più completamente se stesso a quei fini che soli possono dare un valore all’esistenza.”

Piero Martinetti

il cerchio dell’esistenza

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“Colui nel quale la conoscenza della nullità del principium individuationis ha messo salde radici, cosi che ha riconosciuto totalmente se stesso negli altri uomini e nell’intera natura, e non vi è sofferenza che gli sia più estranea, colui ai cui occhi la vita è come un cerchio di carboni ardenti con singoli spazi freddi su cui deve correre senza sosta, e non potrà consolarlo il fatto che proprio adesso si trova in uno spazio freddo, visto che l’intero cerchio è il luogo della sua corsa incessante – costui ne uscirà fuori: mentre lo stolto vi resta dentro, appunto perché sta in uno spazio freddo.”

Arthur Schopenhauer

il nirvana

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“La dottrina buddhista tratta sempre la vita, nello stadio dell’esistenza umana, come uno stato di sofferenza e sventura, considerandola un susseguirsi di prove dolorose, derivanti dai suoi cambiamenti, ai quali non è possibile sfuggire in altro modo che ottenendo lo stato immutabile del nirvana. Alla vita viene applicata ogni espressione che indichi illusione, inganno e dolore; e gli epiteti contrari di pace imperturbata, riposo e profonda tranquillità sono attribuiti all’ambito premio del nirvana; espressioni che arrivano persino a chiamarlo non-esistenza. Il nirvana è definito come qualcosa di simile al recupero della salute dopo una malattia, in cui, se se ne chiedesse il significato all’essere che ne beneficia, egli potrebbe solo dire che è la cessazione del dolore e l’ottenimento del piacere, ricavato anche dal contrasto. ”

Upham, Doctrine of Buddhism

la prova della nostra immortalità è che siamo in questo momento

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“Il grande mistero del nostro essere e non essere, a chiarimento del quale si sono escogitate l’immortalità dell’anima e la metempsicosi, si fonda sulla contrapposizione fra il tempo e l’eternità, ovvero sull’identità fra ciò che è oggettivamente una serie temporale infinita, e ciò che è soggettivamente un punto, un presente indivisibile sempre presente. Ma chi è in grado di comprenderlo?
Se mai potessimo non essere, non saremmo nemmeno ora; dunque la prova più sicura della nostra immortalità è che siamo in questo momento. Ciò dimostra che nessun tempo può arrecarci danno, essendo già trascorso un tempo infinito. E del tutto impensabile che ciò che un tempo è stato con tutta la forza della realtà, sia pure per un attimo, debba in seguito non essere per l’eternità; la contraddizione è troppo evidente; su questa teoria si basano sia la dottrina cristiana della remissione di tutte le cose, sia quella indù dell’eterna creazione del mondo tramite il Brahman, nonché i dogmi simili di Platone e di altri filosofi.”

Arthur Schopenhauer