il proposito non è avere successo, bensì dare un valore all’esistenza

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“L’operosità di chi sa impiegare utilmente anche ogni quarto d’ora è una dote pregevole per sè, ma non è una perfezione assoluta e serve all’uomo attivo a realizzare sulla terra la bontà e gli altri fini superiori:
quindi, se pur da principio sarà necessario proporsi con chiara coscienza di non perdere mai un quarto d’ora di tempo, sarà pur bene poi cercar di fare di questa bella dote un’abitudine per poter dedicare più completamente se stesso a quei fini che soli possono dare un valore all’esistenza.”

Piero Martinetti

il cerchio dell’esistenza

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“Colui nel quale la conoscenza della nullità del principium individuationis ha messo salde radici, cosi che ha riconosciuto totalmente se stesso negli altri uomini e nell’intera natura, e non vi è sofferenza che gli sia più estranea, colui ai cui occhi la vita è come un cerchio di carboni ardenti con singoli spazi freddi su cui deve correre senza sosta, e non potrà consolarlo il fatto che proprio adesso si trova in uno spazio freddo, visto che l’intero cerchio è il luogo della sua corsa incessante – costui ne uscirà fuori: mentre lo stolto vi resta dentro, appunto perché sta in uno spazio freddo.”

Arthur Schopenhauer

il nirvana

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“La dottrina buddhista tratta sempre la vita, nello stadio dell’esistenza umana, come uno stato di sofferenza e sventura, considerandola un susseguirsi di prove dolorose, derivanti dai suoi cambiamenti, ai quali non è possibile sfuggire in altro modo che ottenendo lo stato immutabile del nirvana. Alla vita viene applicata ogni espressione che indichi illusione, inganno e dolore; e gli epiteti contrari di pace imperturbata, riposo e profonda tranquillità sono attribuiti all’ambito premio del nirvana; espressioni che arrivano persino a chiamarlo non-esistenza. Il nirvana è definito come qualcosa di simile al recupero della salute dopo una malattia, in cui, se se ne chiedesse il significato all’essere che ne beneficia, egli potrebbe solo dire che è la cessazione del dolore e l’ottenimento del piacere, ricavato anche dal contrasto. ”

Upham, Doctrine of Buddhism

la prova della nostra immortalità è che siamo in questo momento

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“Il grande mistero del nostro essere e non essere, a chiarimento del quale si sono escogitate l’immortalità dell’anima e la metempsicosi, si fonda sulla contrapposizione fra il tempo e l’eternità, ovvero sull’identità fra ciò che è oggettivamente una serie temporale infinita, e ciò che è soggettivamente un punto, un presente indivisibile sempre presente. Ma chi è in grado di comprenderlo?
Se mai potessimo non essere, non saremmo nemmeno ora; dunque la prova più sicura della nostra immortalità è che siamo in questo momento. Ciò dimostra che nessun tempo può arrecarci danno, essendo già trascorso un tempo infinito. E del tutto impensabile che ciò che un tempo è stato con tutta la forza della realtà, sia pure per un attimo, debba in seguito non essere per l’eternità; la contraddizione è troppo evidente; su questa teoria si basano sia la dottrina cristiana della remissione di tutte le cose, sia quella indù dell’eterna creazione del mondo tramite il Brahman, nonché i dogmi simili di Platone e di altri filosofi.”

Arthur Schopenhauer