il bisogno umano di “venerare”

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“La preoccupazione più assillante e tormentosa per l’uomo, fintanto che rimane libero, è quella di trovare al più presto qualcuno da venerare. Ma l’uomo vuole venerare qualcosa di inconfutabile, tanto inconfutabile che tutti gli uomini acconsentano immediatamente a venerarlo insieme. Giacché la preoccupazione di questi poveri esseri consiste non solo nel trovare qualcosa che uno o l’altro possano venerare, ma trovare quel qualcosa in cui tutti credano e che tutti venerino; la condizione essenziale è che si sia assolutamente tutti insieme. Ecco, questa esigenza di comunione nella venerazione è il principale tormento di ogni uomo, preso singolarmente, come dell’intera umanità, dall’inizio dei secoli.
Per questa comune venerazione essi si sono trucidati fra loro a colpi di spada. Essi hanno creato dei e si sono sfidati l’un l’altro: “Gettate via i vostri dei e venite a venerare i nostri, altrimenti sarà la morte per voi e per i vostri dei!”
E così sarà fino alla fine del mondo, persino quando anche gli dei saranno scomparsi dalla faccia della terra: allora cadranno in ginocchio davanti agli idoli.”

Fëdor Dostoevskij, I Fratelli Karamazov. Il Grande Inquisitore.

la fede è uno schema per l’agire

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“Come surrogato provvisorio Kant ha fornito il suo postulato della ragione pratica e la sua teologia morale, che, senza avere alcuna pretesa di validità oggettiva per il sapere o la ragione teoretica, debbono avere validità assoluta per l’agire o la ragione pratica, nonché per la fede priva di sapere che ne deriva. Con ciò egli non voleva certo affermare né sottintendere altro che la supposizione di un Dio giusto e imparziale dopo la morte costituisce uno schema utile e sufficiente a interpretare il significato etico dell’agire da un punto di vista emotivo e a guidare questo agire, come se tale schema fosse un’allegoria della verità; così la rinascita, di cui parlano gli Indiani, nella forma di colui che abbiamo danneggiato, e il fatto che in seguito subiremo esattamente quanto ora gli infliggiamo, rappresenta un altro schema simile, che ha la stessa tendenza, ma un valore certamente superiore.
Inoltre in questa prospettiva tali supposizioni possono sostituire la verità, da cui potrebbero peraltro essere assai lontani in senso sia teoretico sia oggettivo.”

Arthur Schopenhauer

la risposta è semplice: ama

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“Per l’uomo che tende a congiungersi con le altre anime e con Dio attraverso l’amore, non ci può essere questione su cosa sarà dell’anima dopo la morte del corpo. Dell’anima non c’è da parlare nel passato o nel futuro, non era e non sarà, l’anima è. Comunque all’uomo non è dato, ne serve sapere come l’anima si percepirà dopo la morte. Non gli serve saperlo proprio perché non sprechi le proprie forze vitali con il preoccuparsi della situazione della propria anima in un mondo futuro, immaginario, ma che le utilizzi nel presente per il raggiungimento del bene concreto e imperturbabile: il ricongiungimento dell’anima con gli altri essere viventi e con Dio, tramite l’amore.”

Lev Nikolaevich Tolstoj