la costanza e la perseveranza nella vita

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“L’ordinamento sistematico, secondo il tempo e secondo la forma, delle nostre attività subordinate, ha anche altri vantaggi notevoli che val pure la pena di ricordare. Esso rende infatti possibile un lavoro molto più intenso e fecondo; che l’attività saltuaria e disordinata: le grandi opere sono compiute dal lavoro paziente e perseverante, non dagli sforzi tumultuari e temporanei a cui succedono inevitabilmente periodi di depressione e d’inerzia. In secondo luogo rende possibile l’utilizzazione perfetta del tempo che si perde spesso cosi scioccamente e che non manca mai a chi sa metterlo a profitto: quando ogni giorno ed ogni parte del giorno ha il suo compito assegnato, non vi è più luogo ad esitazioni, a pigre incertezze: tutto è fatto a suo tempo ed è fatto a fondo come esige l’ordine prefisso.
Infine la vita ordinata e sistematica, imponendo ad ogni ora il suo compito, ci salva dal pericolo delle fantasticherie vane in cui si disperdono spesso inutilmente il tempo e l’energia interiore; ci tien lontani dai lavori oziosi, nei quali ci illudiamo di essere attivi, mentre in realtà cerchiamo solo in essi il mezzo di sfuggire ad occupazioni più necessarie, ma più penose; e ci sostiene infine nelle ore di avvilimento e di tristezza, in cui unico rimedio è l’abitudine del lavoro perseverante e regolare.”

Piero Martinetti, “Educare la volontà”.

l’animo libero

Encuentra tu propio camino

“È giusto che voi abbiate dubbi e perplessità, perché sono dubbi relativi ad argomenti controversi. Ora ascoltate, non fatevi guidare dall’autorità dei testi religiosi, né solo dalla logica e dall’inferenza, né dalla considerazione delle apparenze, né dal piacere della speculazione, né dalla verosimiglianza, né dal rispetto per il vostro maestro.
Ma quando capite da soli che certe cose sono non salutari, sbagliate e cattive, allora abbandonatele, e quando capite da soli che certe cose sono salutari e buone, allora accettatele e seguitele.”

Buddha, “Il discorso a Kalama”.

come fare acquistare forza a un buon proposito

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“Naturalmente la ripetizione quotidiana non deve essere una stanca ed affrettata ripetizione meccanica di parole. Le parole sono soltanto dei segni astratti e morti, che non hanno alcuna ripercussione sulla vita interiore; esse debbono servire alla rievocazione delle immagini, che sole hanno reale efficacia; ma se la rievocazione non ha luogo, non giovano a nulla. Non bisogna quindi appagarsi di una ripetizione verbale: bisogna arrestarsi ad ogni massima, commentare mentalmente ogni parola, cercando di richiamare con tutta la vivezza possibile le immagini che essa suggerisce.

È un precetto che ci impone di essere forti dinanzi al dolore? Bisogna rievocare in noi il ricordo dei momenti dolorosi in cui abbiamo trovato la forza di resistere, assaporare la soddisfazione profonda che questa superiorità ci ha procurato, richiamare la visione degli esempi di vigore d’animo che ci hanno riempito il cuore di ammirazione e di invidia: quale forza non acquisterà in noi questo proposito quando venga così costantemente per un lungo tempo esercitato e tenuto presente, come una suggestione efficace, allo spirito!

A questa meditazione dei principi i moralisti antichi consigliano di aggiungere l’esercizio, vale a dire di farne mentalmente l’applicazione ai casi immaginati o reali della vita. Epitteto, specialmente, nei Discorsi, ce ne offre eccellenti esempi. Quando ci siamo proposti una norma di vita, noi dobbiamo considerarne le possibili applicazioni e chiederci: Che cosa farei in questa circostanza? Quale dovrebbe essere la mia condotta, se dovessi cadere in povertà? Se una malattia mi colpisse? Avrei l’energia di dirigere i miei atti secondo le norme che con tanta saggezza ho stabilito? E più efficace ancora sarà l’applicazione ai casi reali, la comparazione tra la nostra condotta e il nostro ideale, l’esame di coscienza fatto giorno per giorno nella quiete della propria stanza, alla sera quando tacciono attorno a noi le agitazioni del mondo e più viva risuona nell’anima la voce del nostro giudice interiore, piena di profondi avvertimenti e di salutari ammonizioni.”

Piero Martinetti, “Educare la volontà”.

5 regole per sviluppare la forza di volontà

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  1. Abbi in primo luogo cura di mantenere il corpo sano e vigoroso: prescrivi a te stesso un piccolo numero di norme di benessere semplici ed essenziali ed astringiti seguirle regolarmente ogni giorno, finchè siano diventate in te altrettante abitudini.
  2. Procura, per mezza di una seria riflessione sulla vita e sui suoi compiti, di tracciare a te medesimo una legge ideale della condotta che si estenda a tutta la tua vita. Esprimila in un piccolo numero di massime, chiare, semplici, pratiche.
  3. Dedica ogni giorno un breve tempo alla meditazione della regola della tua vita; esamina e giudica, col suo aiuto, la tua condotta di ogni giorno; confortala con la lettura di qualche libro dell’anima; all’inizio tieni rigorosamente lontano da te ogni spettacolo, ogni lettura, ogni parola che sia in contrasto con le tue convinzioni morali.
  4. Nel tradurre in pratica la tua norma di vita, assoggetta l’attività tua, e quanto al tempo e quanto al modo, ad una regolarità costante, in maniera di trasformarla, per quanto è possibile, in un sistema di abitudini.
  5. Per rendere più facile e più sicura la subordinazione della tua vita ai tuoi fini supremi, associa i tuoi sforzi a quelli di coloro che percorrono la stessa via, ma ricordando sempre che l’associazione è mezzo, non fine, e che non deve soffocare ciò che vi è in te di più sacro, la libera volontà della tua personalità morale.

riassunto da “Educare la volontà” di Piero Martinetti

dimmi chi sono i tuoi amici e ti dirò chi sei

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“Quando ci si occupa di sviluppare la forza di volontà, va seguito questo precetto negativo: che è di tenersi accuratamente lontani da tutte le compagnie, dagli ambienti, dalle suggestioni che contrastano con i principi adottati. È inutile proporre a se medesimo un codice della condotta e sforzarsi con meditazioni quotidiane di farsene una legge di vita, se apriamo ogni giorno l’adito ad esempi, a conversazioni, a spettacoli che esercitino su di noi un’azione deprimente.
La conversazione di persone mediocri, i pregiudizi correnti del mondo, la lettura dei giornali e delle riviste che rispecchiano le idee banali della moltitudine, servono a tutt’altro che ad elevare l’intelligenza ed il carattere: colui che si disperde nella vita esteriore non può non subirne l’influenza e non aprire involontariamente l’animo alle basse idee di ipocrisia, di servilità al denaro ed alla potenza che guidano il mondo.
Si aggiunga a questo l’influenza sottile e demoralizzante del linguaggio, ispirato ai preconcetti del volgare, lo spettacolo triste delle cose del mondo, che sembra predicare la morale del piacere e del successo: come potrà, chi non è ancora fermamente stabilito nelle sue convinzioni, non perdervi ogni giorno qualche cosa del suo vigore morale? Per questo anche Epitteto consiglia colui che si inizia alla virtù di cercar di vincere fuggendo.
Noi non consigliamo per questo di chiudersi in un isolamento cieco ed intollerante. È bene guardare a fondo tutte le cose ed affrontare tutte le esperienze: ma una volta formato il nostro concetto della vita e formulata la nostra legge, è inutile esporsi ancora alle suggestioni di ciò che abbiamo già una volta con chiara coscienza condannato e che ha sempre ancora nella parte inferiore di noi un pericoloso alleato. Nel mondo delle idee, l’intelligenza deve essere aperta a tutte le correnti, a tutte le verità; nel campo pratico la volontà deve essere gelosa custode della sua purezza e respingere da sè con rigida intransigenza ogni colpevole compiacenza ed ogni pericolosa debolezza.”

Piero Martinetti

la riflessione tende verso una struttura stabile di valori

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“Indubbiamente, gli esercizi della volontà, possiedono un valore; per esempio l’esecuzione sistematica e regolare, per un certo tempo, di lavori penosi, l’esercitarsi a dominare certi impulsi, a sopportare privazioni ecc.; ma tutte queste cose hanno sempre soltanto una funzione secondaria e non raggiungono affatto il fine per cui sono proposte. Senza dubbio esse possono giovare in certi casi a dare a sé la fiducia nella propria capacità di volere, a perfezionare certi lati del carattere, a far acquistare abitudini preziose: ma non bisogna illudersi che esse valgano a creare una volontà genericamente energica. Se manca la struttura razionale interiore, se la riflessione non ha creato in noi una coscienza stabile di valori che domini tutta la volontà tutto questo apparato esteriore non ha alcuna seria efficacia. Perché esso abbia effettivamente un certo valore è necessario che esercizi si ricolleghino come conseguenze particolari ad una volontà fondamentale interiore, che essi hanno solo il compito di perfezionare e di estendere e da cui traggono in fondo l’energia di cui essi hanno essi stessi bisogno.”

Piero Martinetti

l’educazione della volontà

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“Se noi analizziamo la vita nostra e dei nostri simili, vediamo che non le doti fisiche, né l’intelligenza, né i doni della fortuna hanno l’influenza maggiore sul destino, individuale; ma l’energia, la volontà, il dominio di sé, la costanza dello sforzo. Tutti più o meno chiaramente sentiamo che la forza di volontà è la misura del valore di un uomo e che l’esercizio di una vita attiva, diretta da una volontà energica è la sorgente più ricca e più sicura di serenità e di gioia. Quando ci volgiamo indietro a considerare i nostri anni passati, non possiamo reprimere un senso di tristezza al pensiero della vita che trasvola inesorabile verso la morte: se qualche cosa può consolarci è la coscienza di ciò che abbiamo operato e raggiunto: il tempo perduto nelle frivolezze quotidiane e non riempito da un’attività energica appare veramente qualche cosa di vano e di triste, un sogno che si perde nel nulla. Tutti ugualmente sentiamo che la causa di quasi tutti i nostri mali e dei nostri insuccessi è sempre una sola: la mollezza della nostra volontà, la mancanza di energia. L’inerzia, la passività interiore è anche la sorgente di tutte le debolezze e di tutti i vizi: le passioni possono scatenarsi anche nell’uomo più padrone di sé, ma prendono piede e trionfano soltanto là dove manca l’energia di una volontà vigile e costante.

Tutti riconoscono più o meno chiaramente queste verità; eppure quanto pochi sono quelli che si preoccupano di coltivare in se medesimi una dote cosi preziosa ed essenziale! Pare anzi che la maggior parte degli uomini si preoccupi di passar la vita col minimo necessario di attività e di sforzo: là dove non è spinta innanzi dalla necessità o dalla forza, essa preferisce adagiarsi nella quiete delle abitudini tradizionali, piegarsi passivamente alle circostanze, subire anziché agire. E questa deficienza di una volontà energica e personale si traduce anche nei sistemi tradizionali di educazione: i quali si propongono in generale di coltivare nell’uomo le doti superficiali ed esteriori, di perfezionare la sua cultura tecnica, di svolgere le sue capacità intellettuali ed estetiche, ma abbandonano quasi completamente a sé la sua natura più profonda, la sua volontà e le sue tendenze. A questo difetto è dovuta la scarsa influenza dell’educazione moderna sulla vita: impotenza che tutti riconoscono e tutti lamentano, e che non sarà possibile sanare senza una trasformazione radicale dei metodi educativi presenti.

La stessa deficienza si osserva nei risultati ottenuti dall’educazione popolare al nostro tempo. Con le scuole, con i libri con tutti i mezzi possibili si è cercato di illuminare le moltitudini e di elevarne il livello intellettuale; che cosa si è ottenute in fondo se non di accrescere l’inquietudine e i desideri e di dare nuovi alimenti e nuovi strumenti alla corruzione? La cultura esclusiva dell’intelligenza non solo non ha servito a creare un’umanità migliore, ma anzi ha esercitato sulla volontà e sulla vita, per quanto almeno appare, un’azione dissolvente, alla quale non si è saputo opporre alcun rimedio efficace.”

Piero Martinetti