tutto l’’umano agire consiste di fatto soltanto in questo: che l’’uomo dimostri incessantemente a se stesso d’’essere un uomo

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“Infatti, be’’, se realmente si troverà un giorno la formula di tutte le nostre voglie e capricci, cioè da cosa dipendano, per quali leggi esattamente si determinino, come esattamente si diffondano, dove tendano nel tal caso e nell’’altro, eccetera, eccetera, cioè la vera formula matematica, allora l’’uomo, forse, smetterà subito di volere, anzi smetterà sicuramente. Ma che gusto c’’è a volere secondo una tabella? E non basta: subito si trasformerà da uomo in puntina d’’organetto o qualcosa del genere; perché cos’’è l’’uomo senza desideri, senza libertà e senza volontà, se non una puntina nel cilindro di un organetto? Che ne pensate? Calcoliamo le probabilità: può succedere oppure no?

Ma ve lo ripeto per la centesima volta, c’’è unicamente un caso, uno solo, in cui l’’uomo può augurarsi di proposito, consapevolmente, anche qualcosa di dannoso, di stupido, perfino stupidissimo, e cioè per avere il diritto di augurarsi anche ciò che è stupidissimo e non essere vincolato all’’obbligo di desiderare soltanto ciò che è intelligente. Infatti questa cosa stupidissima, questo capriccio, signori, in realtà può essere quel che di più vantaggioso c’’è per noi altri sulla terra, soprattutto in certi casi. E in particolare può essere più vantaggioso di tutti i vantaggi perfino nel caso in cui vi porti un danno evidente e contraddica alle più sensate deduzioni della nostra ragione in materia di tornaconto, perché in ogni caso ci salvaguarda la cosa più importante e preziosa, cioè la nostra personalità e la nostra individualità. Alcuni, ecco, affermano che questo è davvero il bene più prezioso per l’’uomo; la volontà, naturalmente, se lo desidera può anche coincidere con la ragione, soprattutto ove non ne abusiamo, ma ce ne serviamo con moderazione; ciò è utile e talvolta perfino lodevole.

Ora vi chiedo: che cosa ci si può aspettare dall’uomo, in quanto essere dotato di così strane qualità? Ma ricopritelo di tutti i beni della terra, annegatelo nella felicità fino ai capelli, tanto che sulla superficie della felicità affiorino soltanto le bollicine, come sull’acqua; dategli una prosperità economica tale, che ormai non gli resti altro da fare che dormire, mangiare panpepati e adoperarsi per il perpetuarsi della storia universale – ebbene, anche allora lui, l’’uomo, anche allora per pura ingratitudine, per pura beffa, vi farà una carognata. Rischierà perfino i panpepati e apposta desidererà la più distruttiva assurdità, la sciocchezza più antieconomica, unicamente per mescolare a tutta quella razionalità positiva il suo distruttivo elemento fantastico. Desidererà rivendicare proprio i suoi sogni fantastici, la sua più volgare stupidità, unicamente per confermare a se stesso (come se questo fosse così necessario) che gli uomini sono sempre uomini, e non tasti di pianoforte: perché se anche a suonarvi saranno le leggi stesse di natura con le loro mani, quella musica minaccia di venire talmente a noia che, calendario a parte, non si avrà più voglia di nulla.

E poi non basta: perfino nel caso in cui egli risultasse effettivamente un tasto di pianoforte, se anche glielo dimostrassero con le scienze naturali e la matematica, neanche allora metterebbe giudizio, ma farebbe qualcosa per puro spirito di contraddizione, unicamente per ingratitudine; appunto per far di testa sua. E nel caso in cui non trovi altri mezzi, inventerà la distruzione e il caos, inventerà svariate sofferenze, e farà comunque di testa sua! Scaglierà una maledizione su tutta la terra, e giacché solo l’’uomo può maledire (questo è un suo privilegio, che lo distingue in maniera essenziale dagli altri animali), forse con la sola maledizione raggiungerà il suo scopo, cioè si convincerà realmente di essere un uomo, e non un tasto di pianoforte! Se poi direte che anche questo si può calcolare secondo una tabella, anche il caos, la tenebra e la maledizione, e che già la sola possibilità di un calcolo preventivo fermerà tutto e la ragione avrà il sopravvento – ebbene, l’’uomo in questo caso diventerà pazzo apposta per non avere la ragione e far di testa sua! Io ci credo, io ne rispondo, perché tutto l’’umano agire mi sembra consistere di fatto soltanto in questo: che l’’uomo dimostri incessantemente a se stesso d’’essere un uomo e non una puntina! Magari con la propria pelle, ma lo dimostri; magari col trogloditismo, ma lo dimostri. E dopo ciò, come resistere alla tentazione di lodare Iddio, perché tutto questo non c’’è ancora e la volontà, per il momento, lo sa il diavolo da cosa dipende…”

Dostojevski, Memorie del sottosuolo

la vita è una strada sbagliata

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“Nel mondo tutto si svolge con un impeto incessante e in una lotta senza tregua: quale operosità, quale mobilitazione di energie fisiche e mentali! Guerre tra popoli, lotte e travagli ovunque! Milioni di uomini, riuniti in popoli da vincoli artificiosi, aspirano al bene comune del proprio o di un altro popolo, per il quale si immolano a migliaia; la politica li incita, e i singoli ubbidiscono sacrificando sudore e sangue. In tempo di pace prosperano l’industria e il commercio, abbondano le invenzioni e si solcano i mari, che inghiottono migliaia di vittime: tutto è in frenetica attività, gli uni pensano, gli altri agiscono. Ma qual è lo scopo ultimo di tutto questo? La conservazione di individui effimeri per un breve lasso di tempo, possibilmente in una sopportabile assenza di dolori, e la riproduzione della specie e della sua attività. E quanto è difficile raggiungere persino questo scopo!
Ogni individuo, considerato per sé, è la concrezione vivente di migliaia di bisogni, i quali sono in genere talmente impellenti che egli non può vivere nemmeno un giorno senza soddisfarli; a tale soddisfazione sono dirette tutte le energie del suo organismo così incredibilmente complicato e della sua mente agile e indefessa; quanto più è evoluto questo organismo, dal polipo all’uomo, tanto maggiori sono i suoi bisogni, tanto più difficile è la loro soddisfazione e tanto più indicibili la fatica e il dolore – ma non così il premio, che consiste nell’esistenza medesima, la quale è priva di ogni scopo ultimo e non conosce il motivo del suo esserci, come testimonia la noia. Bisogna essere ciechi per non vedere che la vita e l’esistenza, nella loro totalità, sono di per sé una strada sbagliata da cui dobbiamo tornare indietro, come insegnano le antiche religioni delllAsia. La sapienza consiste nel rendersi conto che i ricavi non coprono i costi, e nell’abbandonare l’attività. Questa attività non si identifica pero con l’individuo, bensì con la volontà di vita.
D’altra parte, come abbiamo detto, è proprio la volontà di vita che afferma se stessa nella sua apparenza, e che, contrapponendosi ai piaceri della vita, ne sopporta i pesi, sostenendo le spese del grande spettacolo.
Tuttavia, poiché è evidente che tra il lavoro e i ricavi la sproporzione è enorme – ed è questo il vero motivo per cui ogni vita permane nel dolore -, dobbiamo ammettere che la volontà di vita è folle.
Ma come potrebbe essere altrimenti, se la suprema sapienza consiste nell’abbandono e nella negazione di tale volontà?”

Arthur Schopenhauer