il sacrificio è l’amore di una parte di sé 

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“La ragazza che ama desidera poter vagliare nell’infedeltà dell’amato la devota fedeltà del suo amore. Il soldato desidera cadere sul campo di battaglia per la sua patria vittoriosa: poiché nella vittoria della sua patria vincono insieme i suoi più alti desideri. La madre dà al figlio ciò che toglie a se stessa, il sonno, il miglior cibo, e in certi casi la salute e gli averi.

Ma sono, tutti questi, stati altruistici? Non è evidente che in tutti questi casi l’uomo ama qualcosa di Sé, un pensiero, un’aspirazione, una creatura, più di qualche altra cosa di sé, che egli, cioè, scinde il suo essere e ne sacrifica una parte all’altra? Avviene forse qualcosa di essenzialmente diverso, quando un caparbio dice: «Preferisco farmi ammazzare che spostarmi d’un passo davanti a quest’uomo»? In tutti i casi detti esiste l’inclinazione verso qualche cosa (desiderio, istinto, aspirazione); assecondarla, con tutte le conseguenze, non è, in ogni caso, «altruistico».
Nella morale l’uomo tratta se stesso non come individuum, ma come dividuum.”

Friedrich Nietzsche, “Umano, troppo umano”.

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l’individualità è mera apparenza

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“«L’individualità è reale; il pincipium individuationis, la separazione degli individui, è la natura delle cose in sé; ogni individuo è un essere sussistente per sé; solo il mio io, come appare nella coscienza, è il mio vero essere»: questa verità è testimoniata da carne e ossa, ma su di essa si fonda anche ogni malvagità, e ogni azione malvagia ne è l’espressione.
Invece: «L’individualità è mera apparenza; il principium individuationis è una mera forma dell’apparenza; la separazione degli individui avviene soltanto nella rappresentazione; il mio autentico essere in sé esiste in ogni altro essere altrettanto immediatamente di quanto si rivela a me nella mia coscienza».: questa è la conoscenza che si manifesta come compassione, su cui si fonda pertanto ogni virtù autentica e di cui ogni buona azione è l’espressione.
Chi è virtuoso, nobile e amichevole non fa che tradurre la mia metafisica in azioni, non con giri di parole o mezze frasi, bensì in modo del tutto immediato. Chi è vizioso, insensibile ed egoista non fa che negare la mia metafisica tramite l’azione.”

Arthur Schopenhauer

l’uomo di oggi: animale sociale-individualista

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“Come dice bene Aristotele: “l’uomo non basta a se stesso ha bisogno degli altri”, donde quella definizione: animale sociale, zoòn politikòn.  Il problema è che la nozione di individuo è una nozione cristiana, perché il primato dell’individuo è stato introdotto dal cristianesimo con la nozione di anima, la cosa più importante è salvare l’anima, ecco qui dove nasce l’individuo. Per il mondo greco l’individuo aveva senso all’interno della città, il primato era della città, della società, e non dell’individuo. Con il cristianesimo si capovolge il rapporto, primato dell’individuo, tant’è che a partire da Agostino, dal momento che la cosa importante è salvare l’anima, l’anima la si salva individualmente, allo Stato viene conferito solamente il compito di togliere gli ostacoli che si dovessero frapporre alla salvezza dell’anima e non la realizzazione del bene comune come invece era per i greci. Questo capovolgimento fa si che oggi la chiesa si lamenti dell’eccessivo individualismo, dell’egoismo, ma la nozione di individuo nasce proprio all’interno del cristianesimo con la nozione di anima e quindi è responsabile delle conseguenze.”

Umberto Galimberti

ogni sofferenza di questo mondo è la tua

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“Chi alla vista delle sofferenze altrui soffre quanto per le proprie, chi ne viene spinto a rimuovere quelle sofferenze sacrificando quei mezzi con cui può soddisfare la propria volontà, conservare la propria esistenza, costui è beato, è virtuoso. Base ultima di ogni virtù, o piuttosto sua vera e propria essenza, è la conoscenza dell’identità dell’unica volontà in tutte le sue apparenze, e dell’inganno del principium individuationis, tramite cui le altre individualità appaiono come diverse dalla propria, e così pure le loro sofferenze. Questa conoscenza nella sua vivezza non è comunicabile in concetti astratti, come non lo è la virtù, che è appunto tutt’uno con essa.
L’amore è lo stato di un uomo mosso dalla sofferenza che vede più che da quella che sente lui stesso. Ogni benvolere verso altri è infatti una specie di compatire, è desiderio di mitigare le loro sofferenze: perché tutti i loro desideri sono solo e sempre sofferenze che possono essere messe a tacere. I piaceri mentono infatti al desiderio facendogli credere di essere qualcosa di positivo, un bene: ma sono solo qualcosa di negativo, la fine di un male.
Se penetri con lo sguardo il principium individuationis, ogni sofferenza di questo mondo è la tua: questa conoscenza si manifesta in ciò, che mitigare le sofferenze altrui ti sta a cuore quanto mitigare le tue, e diventa un quietivo della volontà di vivere, a cui di conseguenza rinunci. Se non vi penetri con lo sguardo, ogni sofferenza del mondo ti è estranea e indifferente, e solo quel che hai esperito tu stesso può infrangere e convertire in te la volontà.”

Arthur Schopenhauer