la costanza e la perseveranza nella vita

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“L’ordinamento sistematico, secondo il tempo e secondo la forma, delle nostre attività subordinate, ha anche altri vantaggi notevoli che val pure la pena di ricordare. Esso rende infatti possibile un lavoro molto più intenso e fecondo; che l’attività saltuaria e disordinata: le grandi opere sono compiute dal lavoro paziente e perseverante, non dagli sforzi tumultuari e temporanei a cui succedono inevitabilmente periodi di depressione e d’inerzia. In secondo luogo rende possibile l’utilizzazione perfetta del tempo che si perde spesso cosi scioccamente e che non manca mai a chi sa metterlo a profitto: quando ogni giorno ed ogni parte del giorno ha il suo compito assegnato, non vi è più luogo ad esitazioni, a pigre incertezze: tutto è fatto a suo tempo ed è fatto a fondo come esige l’ordine prefisso.
Infine la vita ordinata e sistematica, imponendo ad ogni ora il suo compito, ci salva dal pericolo delle fantasticherie vane in cui si disperdono spesso inutilmente il tempo e l’energia interiore; ci tien lontani dai lavori oziosi, nei quali ci illudiamo di essere attivi, mentre in realtà cerchiamo solo in essi il mezzo di sfuggire ad occupazioni più necessarie, ma più penose; e ci sostiene infine nelle ore di avvilimento e di tristezza, in cui unico rimedio è l’abitudine del lavoro perseverante e regolare.”

Piero Martinetti, “Educare la volontà”.

il mondo del lavoro

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“Di tutte le stronzate che ho sentito in vita mia, quella che la scuola debba preparare i giovani al mondo del lavoro è sicuramente la peggiore. Non tanto perché, banalmente (ma neanche tanto, oggi tocca tener presente che stai parlando ai gibboni e non ai cristiani) la scuola deve fare la scuola, e un’ora di lezione di letteratura non è uguale a un’ora passata a smontare carburatori da Biancone, quanto perché è così che ti fottono. Perché si pensa che il mondo del lavoro sia una cosa diversa dal mondo in cui vorremmo vivere, e non è vero. Il cosiddetto mondo del lavoro è una figura mitologica, come i mercati, o L’Europa, popolata da bestie feroci. Animali ignoranti e rabbiosi, bestie con la bava alla bocca pronte ad ammazzare la gente di fatica, a patto che sia una fatica di merda.
Finché non si capisce che deve essere il mondo del lavoro ad adeguarsi a quell’inutile, meravigliosa perdita di tempo che è studiare la poesia, la storia, l’algebra, produrremo padroni spietati che pensano sia normale perquisire gli impiegati all’uscita della fatica o contargli i minuti al cesso e servi grati e riconoscenti per le perquisizioni o per il limone nel culo; e sforneremo partiti pieni di gentucola convinta che fare gli interessi dei ricchi e della finanza coincida con gli interessi dell’umanità, e imbecilli plagiati che corrono a votarli.
Che la scuola insegni un sano disprezzo per il lavoro, una puzza al naso nei confronti del denaro in sé: è questo l’unico modo di uscire da quella che i cafoni chiamano crisi, ma solo perché non hanno capito che è, invece, declino. Che continuerà inarrestabile finché la scuola smetterà di fornire gli anticorpi alla vita di merda che questa gente è pronta a farti trovare quando la scuola sarà finita. C’è tempo e modo di abituarsi, a schiaffi e calci in culo, che la vita non è poesia e filosofia, non è arte e letteratura: che almeno quando si è giovani si impari cosa sia importante e cosa invece, per quanto necessaria, renda la vita la merda che è.”

Amleto de Silva