tutto il nostro agire e conoscere è un flusso costante

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“La nostra abituale osservazione inesatta prende come unità un gruppo di fenomeni e lo chiama un fatto: fra questo e un altro fatto essa immagina uno spazio vuoto, essa isola ogni fatto.
Ma in verità tutto il nostro agire e conoscere non è una serie di fatti e di spazi intermedi vuoti, bensì un flusso costante.

Ora precisamente la credenza nella libertà del volere è inconciliabile con l’idea di un fluire costante, omogeneo, indiviso e indivisibile: essa presuppone che ogni singola azione sia isolata e indivisibile; è un atomismo nel campo del volere e del conoscere.
Proprio come comprendiamo inesattamente i caratteri, così facciamo coi fatti: parliamo di caratteri uguali, di fatti uguali: non ci sono né questi né quelli. Ora però noi lodiamo e biasimiamo solo in base a questo falso presupposto che ci siano fatti uguali, che esista un ordinamento graduato di categorie di fatti, a cui corrisponda un ordinamento graduato di valori: cioè noi isoliamo non solo il fatto singolo, ma anche a loro volta i gruppi di fatti che si pretendono uguali (azioni buone, cattive, pietose, invidiose, ecc.) – tutt’e due le volte erroneamente.

La parola e il concetto sono la ragione più visibile per la quale crediamo a questo isolamento di gruppi di azioni: con essi noi non designiamo soltanto le cose, ma crediamo originariamente di afferrare con essi la loro essenza. Da parole e concetti noi veniamo ancor oggi di continuo indotti a immaginare le cose più semplici di come sono, separate fra loro, indivisibili, ognuna esistente in sé e per sé. Nella lingua si cela una mitologia filosofica che in ogni momento sbuca di nuovo fuori, per prudenti che si possa essere.
La credenza nella libertà del volere, cioè in fatti uguali e in fatti isolati, ha nella lingua il suo costante evangelista e avvocato.”

Friedrich Nietzsche, “Umano, troppo umano”

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dovremmo stare attenti a non fare dell’intelletto il nostro dio

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“Noi dovremmo stare attenti a non fare dell’intelletto il nostro dio. Esso ha, naturalmente, muscoli possenti, ma non è dotato di alcuna personalità. Non può guidare, può solo servire; e non è esigente nella sua scelta di un capo. Questa caratteristica si riflette nella qualità dei suoi sacerdoti, gli intellettuali. L’intelletto ha la vista lunga in fatto di metodi e strumenti, ma è cieco rispetto ai fini e ai valori.

I nostri antenati ebrei, i profeti e gli antichi saggi cinesi compresero e proclamarono che il fattore più importante nel dare forma alla nostra esistenza umana e individuare e fissare una meta; e la meta è una società di esseri umani liberi e felici che si prodighino con costante sforzo interiore per liberarsi dal retaggio degli istinti antisociali e distruttivi.
È in questo sforzo che l’intelletto può offrire l’aiuto più potente. I frutti dello sforzo intellettivo, insieme allo sforzarsi in sé, in cooperazione con l’attività creativa dell’artista, danno contenuto e senso alla vita.”

Albert Einstein, “Il fine dell’esistenza umana”.

principio di indeterminazione

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” “Dobbiamo considerare lo stato presente dell’universo come l’effetto del suo stato anteriore e come la causa di quello futuro. Un intelletto che, a un determinato istante, conoscesse tutte le forze di cui la natura è animata e la rispettiva situazione degli esseri che la compongono, abbraccerebbe in un’unica formula i movimenti dei corpi più grandi dell’universo e quelli degli atomi più leggeri; per un tale intelletto nulla sarebbe incerto, e il futuro come il passato sarebbe presente ai suoi occhi.”
Pierre-Simon Laplace

Oggi si ritiene che questa posizione sia superata in forza del «principio di indeterminazione» nel 1927 da Werner Heisenberg, che, stabilendo l’impossibilità di conoscere nello stesso tempo la posizione e la velocità di una particella, rappresenta la fine, come dice lo stesso nome di indeterminazione, del determinismo.

Non penso però sia lecito escludere del tutto che l’avanzare della scienza possa giungere a presentare altri elementi in base a cui coltivare una visione della natura nuovamente all’insegna del determinismo, e di conseguenza non è al livello dell’infinitamente piccolo che si può affrontare adeguatamente la questione della libertà, ma è salendo più in alto, la dove la libertà è effettivamente all’opera, cioè nella coscienza umana.”

Vito Mancuso, “Il coraggio di essere liberi”.

l’essere umano: il creatore di immagini

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“Affermare la libertà contro coloro che la negano significa sostenere la centralità dell’essere umano in tutto il mondo naturale: una centralità che non è sempre causa di orgoglio, anzi, sovente è fonte di degrado e di abiezione, talora in modo così intenso da dover collocare gli esseri umani al di sotto del livello degli animali quanto a stupidità e crudeltà.

In ogni caso, nel bene e nel male, la questione della libertà non solo concerne il nucleo più intimo dell’antropologia, ma riguarda anche una delle domande in cui si riassume tutto il senso del pensiero: «Chi è l’uomo?», questione che accompagna l’umanità fin dai primordi, quando l’essere umano, oltre che “faber”, prese a scoprirsi anche “pictor”, creatore di immagini, di cui le idee sono tra le più potenti.

Ha scritto Hansjonas: «L’esistenza di immagini nella sua illimitata promessa è sufficiente evidenza della libertà umana».”

Vito Mancuso, “Il coraggio di essere liberi”.

la Verità comprende gli opposti

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“Ci sono due tipi di verità: le verità semplici, dove gli opposti sono chiaramente assurdi, e le verità profonde, riconoscibili dal fatto che l’opposto è a sua volta una profonda verità.”

Niels Born, “Niels Bohr: His Life and Work”

 

“Ci troviamo così di fronte non a due vie, di cui una è vera e l‘altra falsa, ma a una condizione strutturale della mente nel suo rapportarsi all’essere. E come la meccanica quantistica e la teoria della relatività, pur non essendo conciliabili tra loro, sono entrambe vere nel senso che entrambe descrivono adeguatamente la realtà, così, allo stesso modo, i concetti di libertà e di necessità, pur non essendo teoreticamente conciliabili tra loro, interpretano entrambi una dimensione della realtà in modo veritiero.”

Vito Mancuso, “Il coraggio di essere liberi”.

l’uomo può si fare ciò che vuole, ma non può volere ciò che vuole

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“Io non credo nella libertà del volere.
La frase di Schopenhauer: «L’uomo può si fare ciò che vuole, ma non può volere ciò che vuole» mi accompagna in tutte le situazioni della vita e mi riconcilia con i comportamenti umani, anche quando essi sono per me veramente dolorosi.
Questa conoscenza dell’assenza della libertà del volere mi protegge dal prendere troppo sul serio me stesso e gli altri in quanto individui che agiscono e che giudicano, e dal perdere il mio buonumore.

Albert Einstein, “Il mio credo”.

libero e sovrano, artefice di te stesso

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“Non ti ho dato, o Adamo, né un posto determinato, né un aspetto proprio, né alcuna prerogativa tua, perché quei posti, quell’aspetto, quelle prerogative che tu desidererai, tutto secondo il tuo voto e il tuo consiglio ottenga e conservi.
La natura limitata degli altri è contenuta entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai da nessuna barriera costretto, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai. Ti posi nel mezzo del mondo perché di la meglio tu scorgessi tutto ciò che è nel mondo.
Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerati nelle cose superiori che sono divine.”

Giovanni Pico della Mirandola, “Oratio de hominis dignitate”.