il nostro pozzo

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“Un giorno, nel piccolo pozzo in cui una rana è vissuta tutta la sua vita, salta una rana che dice di venire dall’oceano.

«L’oceano? E cos’è?» chiede la rana del pozzo.
« Un posto grande, grandissimo », dice la nuova arrivata.
«Grande come?»
«Molto, molto grande.»
La rana del pozzo traccia con la zampa in piccolo cerchio sulla superficie dell’acqua:
«Grande così?»
«No. Molto più grande.»
La rana traccia un cerchio più largo.
«Grande cosi?»
«No. Più grande.»
La rana allora fa un cerchio grande quanto tutto il pozzo che è il mondo da lei conosciuto.
«Così?»
«No. Molto, molto più grande», dice la rana venuta dall’oceano.
«Bugiarda!» urla kup manduk, la rana del pozzo, all’altra. E non le parla più.”

Tiziano Terzani, “Un altro giro di giostra”.

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la primavera della vita

tramonto

“Noi, come le foglie che genera il tempo fiorito di primavera, quando subito crescono ai raggi del sole, simili a esse per il tempo di un cubito i fiori di giovinezza godiamo, dagli dei non sapendo né male né bene: ma ci stanno accanto le nere Chere, l’una reggendo il termine della penosa vecchiaia, l’altra quello di morte; e un attimo durano i frutti di giovinezza, quanto si diffonde sul mondo il sole. Ma quando eventualmente sia trascorso il tempo a ciascuno assegnato, subito allora è meglio morire anziché vivere. Infatti nascono molti mali nel nostro animo: talvolta va in rovina la casa e giungono le strettezze dolorose della povertà, un altro poi è privo di figli che desiderava sopra ogni cosa e vive con questo rimpianto, fino a quando discende sotto terra nell’Ade; un altro ha in cuore un morbo che lo consuma: nessuno c’è fra gli uomini, al quale Zeus non dia mali senza fine.”

Mimnermo