il mondo non può che riequilibrarsi

nascita-e-morte

“Indipendentemente da ogni metafisica, il mio buon senso, non fuorviato da alcuna follia o superstizione, deve rendersi conto che se uccidessi un animale – che sia un cane, un uccello, una rana o addirittura un insetto -, sarebbe impensabile che tale creatura, o meglio l’energia interiore in virtù della quale un’apparenza degna di tanta ammirazione si era manifestata ancora un attimo prima, adesso, a causa di un mio atto sconsiderato o malvagio, sia diventata nulla.
D’altra parte, quei milioni di animali che, in un’infinita varietà, e pieni di energia e operosità, nascono in ogni momento, prima dell’atto della loro procreazione non possono essere stati assolutamente nulla, né possono essere giunti a un inizio assoluto provenendo dal nulla.
Mentre ne vedo sparire uno, senza che possa mai sapere dove sia diretto, eccone apparire un altro, senza che possa mai sapere da dove provenga: per giunta, entrambi hanno la stessa forma e la stessa costituzione, anche se non la stessa materia – materia che nel corso della loro esistenza è in continua trasformazione. Stando così le cose, l’ipotesi secondo cui la creatura che scompare e quella che ne prende il posto siano una e medesima, ovvero che tale creatura abbia solo subito una piccola variazione o un rinnovamento della sua esistenza, e che di conseguenza la morte sia per la specie ciò che il sonno è per l’individuo, è talmente verosimile che è impossibile non accettarla, a meno che non la si respinga intenzionalmente, o in gioventù non ci sia stato inculcato (mediante un inganno da preti) il terrore superstizioso della morte.
Eppure l’ipotesi opposta, secondo cui la nascita di un animale sarebbe una genesi dal nulla e la sua morte il suo completo annientamento – sia pure con l’aggiunta che la vita dell’uomo, scaturito anch’egli dal nulla, abbia nondimeno una durata individuale dotata di coscienza, mentre il cane e la scimmia vengono completamente disfatti dalla morte -, rimane comunque un’idea che deve produrre indignazione e sconcerto nel sano buon senso.”

Arthur Schopenhauer

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