la supertribù

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“L’uomo è ingabbiato in una supertribù, dove ogni membro non conosce più personalmente tutti gli altri. Il risultato di questa organizzazione sono gli enormi vantaggi pagati in termini di disciplina, ma la legge vieta di fare agli uomini non ciò a cui li porterebbero gli istinti, ma ciò a cui li spingono le condizioni artificiose della civiltà.
Ci si lascia tentare dal mito del buon selvaggio, vagheggiando la vita semplice delle comunità primitive, ma sarebbe inautentico, dal momento che siamo individui che hanno assaporato le emozioni, insieme agli orrori dell’esistenza supertribale. Abbiamo perso l’innocenza e questo è un fatto irreversibile. L’uomo a causa della curiosità insaziabile e l’inventiva, prova piacere di essere scaraventato nel caos. Il tumulto urbano lo stimola, genera idee umane, non ne riesce più fare a meno. Se gli stimoli sono troppo deboli si aumenta alacrità comportamentistica creando problemi superflui, reagendo eccessivamente, inventando attività nuove. Se sono troppo deboli si riduce reattività alle sensazione in arrivo.”

Morris

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