puerile travaglio quotidiano

blog-home_articolo-gioco-giorgio

“A volte percepiva, nella profondità dell’anima, una voce lieve, spirante, che piano lo ammoniva, piano si lamentava, così piano ch’egli appena se ne accorgeva. Allora si rendeva conto per un momento che viveva una strana vita, che faceva cose ch’erano un mero gioco, che certamente era lieto e talvolta provava gioia, ma che tuttavia la vita vera e propria gli scorreva accanto senza toccarlo.

Come un giocoliere coi suoi arnesi, così egli giocava coi propri affari e con gli uomini che lo circondavano, li osservava, si pigliava spasso di loro: ma col cuore, con la fonte dell’essere suo egli non era presente a queste cose.

E qualche volta egli rabbrividì a simili pensieri, e si augurò che anche a lui fosse dato di partecipare con la passione di tutto il suo cuore a questo puerile travaglio quotidiano, di vivere realmente, di agire realmente e di godere ed esistere realmente, e non solo star lì a parte come uno spettatore.”

Herman Hesse, “Siddharta”.

Annunci

noia di vivere

scarabocchiosfumacchio

“Come si chiama: noia di vivere? Intendo, sappiatelo bene, non la noia passeggera, non quella per fatica, o la noia di cui si conosce il genere e di cui si sanno i confini, ma quella noia perfetta, quella noia pura, quella noia che non ha altra sostanza che la vita stessa, e altra causa seconda che la chiaroveggenza del vivente.

Questa noia assoluta non è in sé che la vita nella sua nudità, quando si contempla chiaramente.”

P. Valery, L’ame et la danse.

 

“Siccome gli dei erano accidiosi e si annoiavano crearono gli uomini.
Anche Adamo era accidioso e si annoiava, perciò fu creata Eva.
Da tale istante la noia entrò nel mondo e crebbe di dimensioni esattamente nella misura in cui crebbe la popolazione.
Adamo si annoiava da solo, poi Adamo ed Eva si annoiavano insieme, poi Adamo, Eva, Caino e Abele si annoiavano in famiglia, poi la popolazione del mondo aumentò, e le genti si annoiavano in massa.
Per distrarsi ebbero l’idea di costruire una torre che fosse così alta da toccare il cielo.
Questa idea era noiosa tanto quanto l’altezza della torre, e costituì una terribile prova di come la noia avesse preso il sopravvento.”

S. Kierkegaard, Enten-Eller, Aut-Aut.

 

“Mi sento vecchio, usato, nauseato di tutto. Gli altri mi annoiano come me stesso. Ciò nonostante lavoro, ma senza entusiasmo e come si fa un compito.

Non attendo altro dalla vita che una sequenza di fogli di carta da scarabocchiare in nero.

Mi sembra di attraversare una solitudine senza fine, per andare non so dove. E sono io stesso a essere di volta in volta il deserto, il viaggiatore e il cammello.”

G. Flaubert, Correspondance.

che cos’’è meglio: una felicità a buon mercato o elevate sofferenze?

emocoes-risco-investimentos

“”E non sarà meglio, non sarà meglio””, fantasticavo ormai a casa, soffocando con le fantasie il dolore vivo del cuore, ““non sarà meglio se lei porterà con sé l’’offesa per sempre? L’’offesa è infatti una purificazione; è la più bruciante e dolorosa presa di coscienza! Domani stesso avrei insozzato la sua anima e avrei sfinito il suo cuore. Mentre ora l’’offesa non si estinguerà mai in lei, e per quanto sudicio sia il fango che l’’attende, l’’offesa la eleverà e purificherà… con l’’odio… hmm… forse anche col perdono… E del resto starà forse meglio per questo?””.
In effetti, ecco che pongo una domanda oziosa da parte mia: che cos’’è meglio: una felicità a buon mercato o elevate sofferenze? E allora, che cos’è meglio?”

Fëdor Dostojevski, “Memorie dal sottosuolo”.

E voi cosa dite?

ci è di peso essere uomini – con un corpo e sangue vero, nostro

photo-manipulations-by-silvia-grav13

“Mi sembra di aver commesso un errore, cominciando a scriverle. Per lo meno ho provato vergogna per tutto il tempo, scrivendo questo racconto: dunque non è più letteratura, ma una punizione destinata a emendarmi. Infatti raccontare, per esempio, lunghe storie su come ho mancato la mia vita per la corruzione morale consumata nel mio cantuccio, per la mancanza di un ambiente sociale, la disabitudine alla vita e il vano risentimento covato nel sottosuolo – quanto è vero Dio, non è interessante; in un romanzo ci vuole un eroe, e qui sono raccolte apposta tutte le caratteristiche di un antieroe, e l’’essenziale è che tutto ciò produrrà un’’impressione spiacevole, perché siamo tutti disabituati alla vita, tutti zoppichiamo, chi più chi meno.

Anzi, siamo talmente disabituati che talvolta sentiamo per l’’autentica “”vita vera”” una sorta di ripugnanza, e perciò non possiamo sopportare che ce la rammentino. Infatti siamo arrivati al punto da considerare l’’autentica “”vita vera”” quasi una fatica, poco meno che un lavoro, e siamo tutti d’’accordo, in cuor nostro, che sui libri è meglio. E perché ci arrabattiamo talvolta, perché facciamo stravaganze, che cosa chiediamo? Non sappiamo neppure noi che cosa. E staremmo peggio, se le nostre stravaganti richieste venissero accolte. Ebbene, provate un po’’ a darci, per esempio, più indipendenza, slegate le mani a chiunque di noi, ampliate la nostra sfera di attività, indebolite la tutela, e noi… ma ve l’’assicuro: chiederemo subito di ritornare sotto tutela. So che forse vi arrabbierete con me per questo, griderete, pesterete i piedi: “”Parli per sé, direte, e per le sue miserie del sottosuolo, e non si azzardi a dire: “‘tutti noi”’”.”

Permettete, signori, io non mi giustifico affatto con questa generalizzazione. Per quel che poi riguarda me personalmente, nella mia vita ho solo portato alle estreme conseguenze ciò che voi non avete osato condurre neppure a metà, prendendo oltretutto per buon senso la vostra viltà, e consolandovi così, ingannando voi stessi. Sicché io, forse, ne esco ancor più “vivo” di voi. Ma guardate più attentamente! Se non sappiamo neppure dove abiti, adesso, questa vita, e cosa sia, come si chiami! Lasciateci soli, senza i libri, e subito ci confonderemo, ci smarriremo: non sapremo che partito pigliare, a cosa attenerci; che cosa amare e che cosa odiare, che cosa rispettare e che cosa disprezzare! Ci è di peso perfino essere uomini – uomini con un corpo e sangue vero, nostro; ce ne vergogniamo, lo consideriamo un disonore e ci sforziamo di essere non so che ipotetici uomini universali. Siamo nati morti, e da tempo non nasciamo più da padri vivi, e la cosa ci piace sempre di più. Ci prendiamo gusto. Presto escogiteremo il modo di nascere da un’’idea. Ma basta; non voglio più scrivere ““dal Sottosuolo””… ”

Fëdor Dostojevski, “Memorie dal sottosuolo”.

dove sono le cause prime a cui appoggiarmi, dove sono le fondamenta? 

Schermata 2017-07-12 alle 14.56.53

“Mi sono illuso di vivere per noia, signori, per noia; l’’inerzia mi soffocava. Infatti il frutto diretto, legittimo, naturale della coscienza è l’’inerzia, cioè un cosciente star con le mani in mano. L’’ho già accennato sopra. Ripeto, ripeto con più forza: tutti gli uomini immediati e d’’azione sono attivi proprio perché ottusi e limitati. Come lo si può spiegare? Ecco come: per colpa della loro limitatezza scambiano le cause dirette e secondarie per cause prime, in tal modo si convincono più in fretta e facilmente degli altri di aver trovato un fondamento inconfutabile alla propria opera, e così si tranquillizzano; il che è essenziale. Perché per cominciare ad agire bisogna che si sia preventivamente del tutto tranquilli, e che non resti più alcun dubbio. Ma io, per esempio, come posso tranquillizzarmi? Dove sono per me le cause prime a cui appoggiarmi, dove le fondamenta? Dove andrò a prenderle? Mi esercito nella riflessione, e di conseguenza per me ogni causa prima se ne trascina dietro un’’altra, ancora precedente, e così via all’’infinito. Proprio questa è l’’essenza di ogni coscienza e di ogni riflessione. Quindi siamo daccapo alle leggi di natura. Qual è infine il risultato? Ma sempre lo stesso.

Ricordate: poco sopra ho parlato della vendetta. Ho detto: l’’uomo si vendica perché vede in questo la giustizia. Dunque, ha trovato la causa prima, ha trovato il fondamento, ovverosia la giustizia. Quindi è tranquillo da tutti i lati, e di conseguenza si vendica tranquillamente ed efficacemente, essendo convinto di fare una cosa onesta e giusta. Mentre io qui di giustizia non ne vedo, e anche di virtù non ce ne trovo alcuna, e di conseguenza, se mi metterò a vendicarmi, sarà forse soltanto per cattiveria. La cattiveria, naturalmente, potrebbe vincere tutto, tutti i miei dubbi e, dunque, potrebbe assai efficacemente fungere da causa prima, proprio perché non è una causa. Ma che farci, se non ho neppure cattiveria (prima avevo cominciato proprio da questo)?

Il rancore, in me, di nuovo in conseguenza di quelle maledette leggi della coscienza, è soggetto a decomposizione chimica. Guardi e l’’oggetto si volatilizza, le ragioni evaporano, il colpevole non si trova, l’’offesa diventa non offesa ma fato, qualcosa come il mal di denti, di cui nessuno è colpevole, e di conseguenza ancora una volta non resta che la solita via d’’uscita, cioè picchiare dolorosissimamente contro il muro. E allora lasci perdere, giacché non hai trovato la causa prima. Ma prova un po’’ a lasciarti trascinare ciecamente dal tuo sentimento, senza ragionamenti, senza una causa prima, scacciando la coscienza almeno per il momento; odia oppure ama, pur di non stare con le mani in mano. Dopodomani, al più tardi, comincerai a odiarti perché ti sei consapevolmente preso in giro. Risultato: una bolla di sapone e l’inerzia.

Oh, signori, forse io mi considero un uomo intelligente solo perché per tutta la vita non ho potuto iniziare né concludere nulla. Sia pure, sia pure, sono un chiacchierone, un chiacchierone innocuo e molesto, come tutti noi. Ma che farci mai, se il destino immediato e unico di qualsiasi persona intelligente è la chiacchiera, cioè un deliberato pestare acqua nel mortaio?”

Fëdor Dostojevski, “Memorie dal sottosuolo”.

ci inventiamo una vita

ed5d23c8c722beffcbf498722e48ea97-old-paintings-light-and-shadow

“Capitava che già un minuto dopo mi rendessi conto con rabbia che tutto ciò era menzogna, menzogna, una ripugnante, ipocrita menzogna, cioè tutti quei pentimenti, tutte quelle commozioni, tutte quelle promesse di rinascita. Chiedete perché mi straziavo e torturavo così? Risposta: perché mi annoiavo assai a restar seduto con le mani in mano; e allora mi davo ai contorcimenti. Davvero, è così. Osservatevi meglio, signori, e allora capirete che è così. Mi inventavo da solo delle avventure e mi immaginavo una vita, per vivere almeno in qualche modo. Quante volte mi è capitato – be’’, per esempio, di offendermi così, senza un motivo, di proposito; e pur sapendo da me, magari, che mi ero offeso senza motivo, che avevo recitato, mi esasperavo a un punto tale che finivo con l’’offendermi sul serio.
Chissà come, per tutta la vita sono stato attratto da questi giochini, tanto che alla fine ormai ho perso il controllo su di me.”

Fëdor Dostojevski, “Memorie dal sottosuolo”.

tre estremi della vita umana

vedere_guardare_osservare-02

“Vi sono tre estremi della vita umana:
il volere più possente, le grandi passioni (rappresentate dall’arte nell’eros, nel dramma e nell’allegro grandioso; l’arte figurativa ne rende solo momenti particolari).
La noia più grande per mancanza di volere o di oggetti della volontà.
Infine il puro conoscere, nato dal sollevarsi al di sopra di ogni volere, la vita del genio.
La vita dell’individuo tocca di rado questi estremi; perlopiù è solo un approssimarsi oscillando a questo o a quel lato, perlopiù è solo un debole volere oggetti meschini, che si ripete in continuazione; che scansa così l’irrigidimento della noia. Ogni volere scaturisce da una mancanza, da una sofferenza quindi; siccome ogni vita è necessariamente volere, è anche, necessariamente, sofferenza. L’unica eccezione è costituita dal conoscere puro di volontà: è quindi l’unica felicità permanente (che non diviene); inoltre non appartiene alla vita, ma è il puro spettatore della tragedia della vita.”

Arthur Schopenhauer