segregato in un angolo di questa vasta distesa

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“Non so chi mi ha messo al mondo, né che cos’è il mondo, né chi sono io; mi trovo in una terribile ignoranza di tutte le cose; ignoro che cosa sia il mio corpo, i miei sensi, la mia anima e questa parte del mio io che pensa quel che dico, riflette su tutto e su se stessa e ignora se stessa tanto quanto tutto il resto.
Vedo quegli spaventevoli spazi dell’universo che mi tengono prigioniero, e mi trovo segregato in un angolo di questa vasta distesa, senza sapere perché sono collocato in questo luogo piuttosto che in un altro, perché il po’ di tempo che m’è dato di vivere m’è stato segnato in questo punto piuttosto che in un altro di tutta l’eternità che mi ha preceduto e che mi seguirà. Non vedo che infinità da tutte le parti, le quali mi rinserrano come un atomo e come un’ombra che dura un istante e non ritorna. Tutto quello che so è che devo presto morire; ma quello che ignoro di più è questa morte stessa che non potrei evitare.”

Pascal

la domanda più importante

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“”La nostra vita finisce con la morte del corpo?” è la domanda più importante che ci sia, tutti se la sono posta almeno una volta nella vita. Scegliamo di credere o meno nella vita eterna e di conseguenza le nostre decisioni sono ragionevoli o insensate. Ogni decisione ragionevole si basa sulla fede nella vita eterna.
Perciò la nostra prima occupazione deve essere trovare e capire cosa nella vita è immortale. Alcune persone dedicano tutte le loro forze a questa ricerca. Essi ammettono che da ciò dipende tutta la loro vita.
Altri, anche se dubitano dell’eternità della vita, non rimangono in disparte e sono sinceramente turbati dal quesito e lo ritengono la loro più grande disgrazia. Nulla li è più caro del potersi avvicinare alla verità, non risparmiano le forze e continuano a cercare, diventa attività primaria della loro vita.
Esiste però anche chi non ci pensa. La loro incuranza, di ciò che li riguarda strettamente, mi sorprende, mi indigna e mi spaventa.”

Pascal

divertimento

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“Quel tale tanto afflitto per la morte della moglie e dell’unico figlio, e angustiato da quella grave lite, perché mai in questo momento non è triste e lo vediamo così libero da tutti quei pensieri affliggenti e inquietanti? Non ve ne stupite: gli hanno gettato una palla e ora deve rimandarla al compagno; è intento a prenderla appena cade dal tetto per guadagnare un punto: come volete che pensi ai suoi guai, se ha per le mani quest’altro affare? Ecco una preoccupazione degna di occupare quella grande anima e di togliergli ogni altro pensiero della mente. Un altro, nato per conoscere l’universo, per giudicare tutte le cose, per governare uno Stato, eccolo occupato e indaffarato a prendere una lepre! E se non si abbassa a questo e volesse avere sempre la mente tesa, sarebbe ancora più sciocco, perché vuole elevarsi al di sopra dell’uomo, mentre in fin dei conti è un uomo, vale a dire capace di poco e di molto, di tutto e di niente: non è né angelo né bestia, ma un uomo.”

Pascal

la dignità dell’uomo risiede nel pensiero

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“L’uomo è evidentemente fatto per pensare: sta qui tutta la sua dignità e il suo mestiere; e tutto il suo dovere consiste nel pensare come si deve. Orbene, l’ordine del pensiero sta nel cominciare dal proprio io, dal proprio autore e del proprio fine. Ma a che cosa pensa il mondo? Non pensa mai a questo, ma a danzare, a suonare il liuto, a cantare, a scrivere versi, a far tornei, a duellare, a diventare re senza pensare che cosa è un re e che cos’è un uomo.”

Pascal